La truffa del secolo

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Carbone – Francia/Belgio 2017 – di Olivier Marchal

Thriller – 104′

Scritto da Elena Rimondo (fonte immagine: ivid.it)

Antoine Roca è un imprenditore in difficoltà economiche. Per non veder fallire la ditta ereditata dal padre, decide di mettere in piedi una truffa ai danni dello stato francese e dell’Unione Europea sfruttando una falla nel sistema delle quote carbone. In poco tempo si ritroverà invischiato nel mondo della malavita e della criminalità organizzata.

A leggere la trama de La truffa del secolo, si stenta a credere che il film è ispirato ad un fatto realmente accaduto (ma il titolo originale, Carbone, è meno pomposo e più realistico). Eppure tra il 2008 e il 2009 una banda di truffatori riuscì a sottrarre diversi milioni di euro di IVA alla Francia e all’Unione Europea grazie a un giro di società fittizie e di conti offshore. La novità, per così dire, stava nella categoria merceologica nella quale la banda aveva intuito notevoli potenzialità di guadagno, ovvero le quote di anidride carbonica assegnate ad ogni industria. In parole povere, a chi inquina poco è consentito vendere la propria quota di CO2ad industrie che hanno superato il limite stabilito. Come si dice ad un certo punto del film, si tratta di un vero e proprio “diritto di inquinare”. Già di per sé un sistema del genere è una sorta di truffa, se non altro all’ambiente e a chi ci vive, figuriamoci quando qualcuno sottrae l’IVA allo Stato con maneggi vari. Ed è esattamente quello che fa il protagonista del film, titolare di una ditta di autotrasporti in crisi e piena di debiti.

Più che la trama, a tratti complicata e difficile da seguire per chi non è avvezzo a ragionare come un criminale o un commercialista, è la caratterizzazione del protagonista il punto forte del film. Fin dall’inizio, non si sa se provare più disgusto o pietà per questo individuo che, come mette subito in chiaro la prima scena, non farà una bella fine. Antoine Roca è, a ben vedere, una figura tragica per eccellenza, alla cui fulminea ascesa corrisponde un’inarrestabile caduta altrettanto repentina e, per questo, capace di suscitare una certa compassione nello spettatore. Come ogni eroe tragico che si rispetti, la sua rovina è causata da un misto di colpe individuali e di condizioni avverse, incarnate da una serie di personaggi poco raccomandabili con cui il Nostro entra in contatto, volente o nolente. Forse l’unico personaggio innocente di tutto il film è il figlio di Roca. Il padre, invece, è circondato da una ciurma di individui uno più abominevole dell’altro, anche se ognuno è specializzato in un tipo diverso di comportamento criminale, a seconda delle origini etniche. C’è la famiglia (mamma compresa) di malviventi alla quale Antoine si affida completamente per mettere in piedi la truffa; c’è una pericolosissima banda di criminali arabi che non mantengono la parola data; c’è il ricco suocero ebreo di una perfidia e di una spietatezza più uniche che rare e, infine, c’è una moglie pronta a usare le unghie e i denti (e non solo) per vendicarsi del marito fedifrago. Insomma, se confrontato con tutte queste personcine non propriamente immacolate, il protagonista non appare nemmeno poi così cattivo o spregevole. In fin dei conti, è per salvare la ditta che mette in piedi la truffa. E quando il suocero gli offre i soldi di cui avrebbe bisogno in cambio dell’affido esclusivo del nipote, rifiuta categoricamente l’allettante proposta.

Infine, ci sono vari motivi per cui il film di Olivier Marchal potrebbe incontrare il favore del pubblico italiano. Anche tra i nostri cugini francesi, si avverte una certa euforia alla prospettiva di truffare lo Stato e l’Unione Europea, colpevoli di imporre fardelli fiscali al solito “Pantalone”. Chissà in quanti Bar Sport d’Italia si sente ogni giorno pronunciare una battuta come “Sono gli onesti che pagano di più in questo Paese”. A riprova che, appunto, tutto il mondo è paese.

Voto: 8

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