Coco

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Coco – Stati Uniti 2017 – di  Lee Unkrich, Adrian Molina

Animazione/Avventura/Commedia – 105′

Scritto da Fiona Di Santo (fonte immagine: imdb.com)

Disney Pixar incontra le tradizioni messicane e le dipinge nel film Coco, proiettato nel 2017 nelle sale cinematografiche. Il Dìa de los Muertos è l’occasione in cui i defunti visitano la terra dei vivi per salutare i loro cari: una festa messicana gioiosa, coloratissima e piena di musica.

Proprio come il nostro film.

Siamo in Messico. Il piccolo Miguel ha la musica nel sangue, ma non può coltivare la propria passione per via della famiglia che lo vuole costringere a seguire la via che tutti i Rivera hanno percorso: quella di essere calzolai. Ogni forma di espressione musicale in casa è stata bandita in seguito al dolore provato dalla trisnonna Imelda, abbandonata insieme alla piccola Coco dal marito, un misterioso musicista di cui ormai non si conserva più alcuna fotografia e alcun ricordo. Solo Mamà Coco, ormai anziana e affetta da demenza senile, sembra non provare astio nei confronti di quella che fu la passione del padre.

Deciso a seguire le orme del famoso musicista Ernesto de la Cruz (deceduto diversi anni prima), Miguel non vuole farsi sfuggire l’opportunità di esibirsi in occasione del Dìa de los Muertos. Ma non possedendo uno strumento si vede costretto a rubare la chitarra del proprio idolo dal suo mausoleo. Inizia così la sua avventura, catapultato nel mondo dei morti dove ritrova tutti i suoi parenti defunti. Qui conosce anche Hector, un bizzarro scheletro con cui stringe un patto: aiuterà Miguel a incontrare Ernesto de la Cruz (che nel frattempo si scopre essere un presunto parente del ragazzo) in modo da poter ottenere la benedizione per tornare a casa senza vincoli, ma in cambio il giovane chitarrista dovrà riportare sulla terra dei vivi una fotografia di Hector per far sì che possa tornare a trovare i suoi cari e per evitare di essere dimenticato, scomparendo così per sempre.

Sulla scia di capolavori come Up e Inside Out, Disney Pixar torna a far emozionare con Coco, vincitore nel 2018 di due premi Oscar come miglior film d’animazione e come miglior canzone.

La colonna sonora e la scenografia sono senza dubbio due suoi punti forti.

Pur essendo un film musicale, la distribuzione delle canzoni è equilibrata e non stanca, come forse è successo in altre animazioni Pixar recenti: questo grazie all’alternanza di brani cantati e di diverso carattere (si va dalla fresca ed esuberante Loco, alla delicata e malinconica Remember me) a pezzi strumentali eseguiti alla chitarra classica, che sin dall’inizio immergono lo spettatore nel modo del Messico.

Coco è inoltre un’esplosione di colori e di dettagli grafici che da sempre caratterizzano lo stile Pixar (basti ricordare la tipica fossetta del nostro piccolo protagonista).

La rappresentazione del mondo dei morti e l’aspetto dei personaggi che vi vivono avranno senza dubbio ricordato qualcosa ai videogiocatori degli anni Novanta e Duemila: curiose e ammiccanti sono le somiglianze con Grim Fandango, l’avventura grafica del 1998 firmata LucasArts.

Curato nel dettaglio è anche il doppiaggio originale: sono stati infatti scelti attori perlopiù messicani, per conferire ai personaggi un accento realistico. Anche il doppiaggio italiano è riuscito bene. Una curiosità che forse non tutti gli spettatori italiani conoscono: Mamà Coco è stata doppiata da Mara Maionchi (fortunatamente ha lasciato il posto a Giò Giò Rapattoni per il canto!).

Nel complesso il film risulta possedere davvero pochi punti deboli. Uno di questi potrebbe essere il personaggio di Frida Kahlo, pittrice messicana la cui personalità è stata totalmente stravolta: nella realtà femminista convinta, donna combattiva e controcorrente che toccò temi profondi e macabri nelle sue opere, è passata ad essere dipinta come lo stereotipo dell’artista esaltato. Purtroppo lo splendido film autobiografico diretto da Julie Taymor (Frida, 2002) non ha solo sancito la fama della pittrice, che fino ad allora era conosciuta solo in Messico, ma l’ha anche resa troppo mainstream e commercializzabile.

Tuttavia si tratta pur sempre di un personaggio secondario inserito in un film d’animazione: non è necessario che sia del tutto realistico ed è comunque divertente ritrovare la pittrice tanto amata dal mondo in versione cartoon.

Disney Pixar è riuscita ancora una volta a creare la magia, sebbene in maniera differente rispetto ai suoi classici: nel corso del film lo spettatore è portato a immedesimarsi con i personaggi, ad essere coinvolto nella loro storia. Diversi sono i momenti di riflessione, che portano il pubblico alla commozione più sentita, ma bilanciata da episodi d’azione, da gag comiche (come dimenticare il simpatico cagnolino Dante, inseparabile amico di Miguel) e da colpi di scena inaspettati.

Il pubblico infantile rimarrà indubbiamente affascinato dai colori sgargianti, dalla musica orecchiabile e dai personaggi: non ci si può non affezionare ai due protagonisti Miguel e Hector o alla tenera Mamà Coco. Tuttavia il film è potenzialmente godibile anche (e forse soprattutto) da parte di spettatori più adulti, in grado di comprendere quelli che sono i temi più profondi di CocoLa musica e la famiglia sono certo i più eclatanti, ma la pellicola tocca tematiche di un certo spessore come la morte, la questione dell’aldilà, la forza distruttiva del tempo che cancella la memoria del passato. Ma anche questioni più concrete come l’alzheimer e la frustrante condizione dei parenti stretti di persone anziane, perse nel loro mondo e incapaci di riconoscere i loro cari.

La grandezza di Lee Unkrich e Adrian Molina è stata proprio quella di trattare i suddetti temi in modo candido, tenero e delicato.

Il consiglio diretto a chiunque, adulti e bambini, è dunque quello di prendere visione di Coco: una produzione mai scontata e sorprendente, che fa pensare, emozionare e sorridere allo stesso momento.

Voto: 9

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