The Town

the townUSA 2010 – di Ben Affleck – gangster – 125′Scritto da Alessandro Naboni (fonte immagine: imdb.com)

Radersi, desquamarsi, strofinare con forza i tessuti per eliminare peli, capelli, cellule di epidermide morta. Non è l’intro dello splendido Gattaca di Andrew Niccol, futuristica società dove il codice genetico predetermina la vita di ogni individuo, ma la scrupolosa preparazione della banda di Doug MacRay prima di ogni rapina: una sorta di ‘profilassi’ professionale per una vita borderline per scelta e per origine. Due mondi che non hanno nulla in comune se non la necessità di eliminare qualsiasi traccia di DNA per sopravvivere. In GattacaEthan Hawke si toglieva ogni ciglia, ogni residuo di pelle e capelli per poter vivere quella vita ‘normale’ che, senza colpe, gli era stata negata da una nascita non in provetta. Doug/Ben Affleck lo fa perché è condizione necessaria per restare in bilico su una vita sempre al massimo/limite.

Siamo a Charlestown, Boston, città che in un anno produce più rapine in banca e a furgoni portavalori di ogni altro miglio quadrato del mondo. Sarebbe scellerato pensare che il posto dove si nasce non influenzi la vita, perchè non sempre è possibile correggere il tiro, non sempre si ha la forza necessaria per uscire da un destino segnato. Doug e suo fratello di sangue James “Jem” sono compromessi alla nascita, impantanati nel fango nero-più-nero del crimine, quello da cui non puoi uscire senza cadere ancora più in basso. Poi l’amore, la voglia di voltare pagina e un ultimo sciagurato colpo, quello per sistemare tutto prima di ritirarsi, proposito che al cinema è sempre foriero di conseguenze più-o-meno tragiche.

‘Ripulire la cattedrale (lo stadio di baseball dei Red Sox, squadra simbolo di Boston) non ha prezzo’. Invece si. Il rischio è perdere anche quel poco che si è riuscito a costruire; Doug sa che non può essere facile come sembra, per quanto si possa cambiare bisogna sempre pagare per quello che si è fatto.

The Town è cinema classico, Hakws puro. Ricorda il miglior Clint Eastwood nel saper raccontare con grande coerenza una storia potente e lineare, senza la necessità di scardinare le regole narrative, concreto e senza sbavature alla maniera di Sam Peckinpah. Paragoni alti(ssimi), ma meritati. È vero, ti fa ‘innamorare’ del lato scuro a spese di una polizia (con la faccia del bravissimo Jon Hamm, Don Draper nella serie iper-cult) che si fa ingiusto antagonista. Però Affleck non generalizza, ci fa appassionare al protagonista raccontandone il suo diventare umano dove aver conosciuto (forse) l’unica persona che può metterlo sulla lunghissima strada della redenzione: non è detto che basti una vita per arrivare alla meta, a volte ce ne vogliono 5 o 6. Toccato il fondo, le alternative sono due..o muori (perché sai che non ci vuoi ritornare dietro le sbarre) o provi a ricominciare, in prigione o fuori, ma comunque lontano da dove vorresti stare.

Inseguimenti da manuale, dove auto distrutte, fucili d’assalto, esplosioni et similia non sono pretesti fracassoni, ma necessari strumenti e danni collaterali per uomini in caduta libera che sbandano ovunque, che stanno già affondando quando pensano di essere i più fighi in circolazione. Lasciano (non) tracce quando credono di essere al di sopra della legge o di qualsiasi altra forza, un po’ come gli Oasis dell’album Be Here Now e con le sue lunghissime canzoni, l’anti-commerciale che funziona finchè ti credi una divinità e gli altri (i fan, la polizia) ti aiutano a pensarlo.

Mi tolgo il cappello. Gone baby gone era un ottimo film, ma pur sempre l’opera prima di un attore mono-espressione con carriera non sempre apprezzabile, nonostante l’Oscar per la sceneggiatura di Will Hunting in coppia con l’amico Matt Damon. Con The Town Ben Affleck si conferma e raddoppia, alza la taglia e le aspettative sulla sua testa di regista. Touchè.

E comunque, io è dall’asilo che credo che le suore siano cattive.

Voto: 8

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