Sulla Mia Pelle

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Sulla Mia Pelle – Italia 2018 – di Alessio Cremonini

Drammatico – 100′

Scritto da Francesca Totaro (fonte immagine: mymovies.it)

“Io mi dichiaro innocente per quanto riguarda lo spaccio e colpevole per quanto riguarda la detenzione” pronunciava Stefano Cucchi in tribunale prima dell’arresto. Queste furono le sue ultime dichiarazioni pubbliche che precedettero la sua misteriosa morte avvenuta una settimana dopo.

Ancora oggi il ‘caso Cucchi’ rimane un interrogativo irrisolto al quale nessuno è riuscito a dare delle risposte certe, nemmeno le numerose denunce da parte della famiglia sono bastate a fare chiarezza sul decesso dell’appena trentunenne Cucchi. Ma tutti coloro che hanno visto Stefano nella sua ultima settimana di vita, dai medici agli uomini in divisa, sono stati scagionati dall’accusa pochi giorni dopo il tragico accaduto.

Sulla mia pelle – Gli ultimi sette giorni di Stefano Cucchi‘ ripercorre fedelmente tutti gli avvenimenti della settimana successiva all’arresto del presunto spacciatore romano. Il regista, Alessio Cremonini, ha ricostruito la delicata vicenda facendo affidamento a tutte le documentazioni e le carte giudiziarie esistenti. Pagine di sofferenze, ingiustizie e paura sono state tramutate in immagini, e le immagini a loro volta sono diventate pura emozione e commozione.

Il film si apre con la morte di Stefano Cucchi, interpretato magistralmente da Alessandro Borghi, e prosegue con un lungo flashback che accompagna con linearità lo spettatore fino all’ultima scena, quella anticipata nel prologo. La struttura circolare ed infinita fa sì che, una volta terminata la visione,  si ha voglia di ricominciare a guardare tutto da capo, con la speranza che qualcosa possa cambiare e che il finale non sia così decisivo.

Inquadrature serrate, dettagli e primi piani ravvicinati scandiscono visivamente gli stati d’animo di Stefano. Angoscia, tristezza, rabbia, sottomissione e terrore sono tutte sensazioni che vengono percepite guardando solamente i suoi occhi. Occhi con i quali Alessandro Borghi è riuscito a chiamare in causa ogni singolo spettatore. Con la sua naturalezza, l’attore regala un’esperienza che si allontana da quella di esprimere un giudizio, non plasma gli eventi per favorire un pensiero rispetto ad un altro, ma semplicemente mostra la realtà senza alcuna riserva.

Tutti gli italiani conoscono la storia di Stefano Cucchi, o meglio credono di conoscerla, ma mai nessuno ha avuto la possibilità di rivivere con lui i suoi ultimi giorni di vita. Il film, che ha tutte le caratteristiche per essere considerato un documentario, si distacca completamente dalla macchina da presa per prendere vita nella mente e nel cuore dello spettatore, che a sua volta non ha la sensazione di assistere ad un prodotto cinematografico ma piuttosto ad uno stralcio di realtà sul grande schermo.

La perdita di peso e la sceneggiatura non sono gli unici elementi che Alessandro Borghi ha utilizzato per interpretare Stefano. Borghi ha dichiarato di essersi annullato, di aver lasciato indietro se stesso e la sua rabbia. Sul set si è lasciato trasportare solamente dall’istinto e dalle sensazioni percepite. Ha consolidato il rapporto con gli altri interpreti e ha riposto tutta la sua fiducia nella componente emotiva, che è sempre rimasta la parte caratteristica di questo duro lavoro. Non c’è stata immedesimazione perché, come sostiene lo stesso Alessandro, nessuno può mettersi nei panni di Stefano Cucchi e nessuno potrà mai sapere e capire come lui si sia sentito. Quello di Borghi è stato senz’altro un lavoro di sottrazioni. Stefano è l’unico protagonista del film eppure non è mai del tutto presente, non parla molto e non stringe legami significativi. Ma, nonostante questo suo comportamento all’apparenza estraniante, lo spettatore non riesce a staccare lo sguardo dal suo corpo minuto e dalla sua sofferenza fisica e psicologica, che aumenta in un crescendo emotivo minuto dopo minuto.

Essendosi basato sulle carte legali Cremonini non conosce tutti i dettagli di ciò che è accaduto quella notte e sceglie volutamente di non mostrare la violenza subìta da Stefano. Ma è proprio per via di questa assenza, che la violenza assume il ruolo di protagonista in tutta la pellicola. Il non manifestarla scaturisce ancora di più immaginazione ed amplifica il terrore dell’ignoto e del negato, lasciando aperte numerose possibilità sulla verità dei fatti.

Sulla mia pelle‘ è un film che lascia il segno, uno di quei pochi prodotti talmente coinvolgenti che fanno perdere il sonno e la fame. Un’esperienza e un viaggio introspettivo che evolve insieme alla storia di Stefano. Un viaggio che si prolunga anche dopo i titoli di coda e l’uscita in sala, e si sviluppa come un’idea impiantata nel cervello. Cremonini riscrive i canoni del cinema italiano tirando in ballo drammaticità e paura, emozione difficile da manifestare sul grande schermo. L’Italia aveva bisogno di conoscere questa storia e la possibilità che ci è stata offerta, di scoprirla attraverso il racconto cinematografico, è stato il più grande regalo che potessero farci. Dopo la visione di ‘Sulla mia pelle‘ sarà difficile rivivere determinate emozioni in sala, perché oltre che sulla pelle di Stefano Cucchi questa storia ha toccato profondamente anche la nostra.

Voto: 10

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