Girl

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Girl – Paesi Bassi/Belgio 2018 – di Lukas Dhont

Drammatico – 109′

Scritto da Francesca Totaro (fonte immagine: ivid.it)

La quindicenne Lara sogna di diventare una grande ballerina ma il suo fisico non glielo permette e, con la complicità del padre, inizia un cammino verso il cambio di sesso. Il percorso richiede tempo e pazienza ma Lara, sempre più frenata dal suo aspetto ancora mascolino, è determinata ad utilizzare metodi alternativi per velocizzare il processo di transito.

Girl‘ è il primo lungometraggio per il giovanissimo regista Lukas Dhont che, a soli 27 anni, riceve il Queer Palm, premio assegnato al Festival di Cannes a film con tematiche LGBT, e il Caméra d’or, premio per la migliore opera prima. Il film ha partecipato alla scorsa edizione del Festival francese nella sezione Un Certain Regard ed è stato selezionato per rappresentare il Belgio agli Oscar 2019 nella categoria Miglior film in lingua straniera.

L’adolescenza è forse la fase più difficile della vita eppure Lukas Dhont sembra essere perfettamente a suo agio nell’analisi di questo periodo e delle sue tematiche scabrose. Nei suoi precedenti lavori, i due cortometraggi ‘Headlong‘ e ‘L’infini‘, mette in scena personaggi estremamente giovani e cerca di far riemergere sullo schermo tutte le loro sfumature. Infatti con ‘Girl‘, Dhont, amplifica un concetto già accennato nel più datato ‘Headlong‘, la storia di un giovane ballerino che decide di andare via di casa per partecipare ad un concorso di danza.

Ad una prima chiave di lettura di ‘Girl‘ sembrerebbe che Dhont si concentri sull’essenza dell’essere umano, sulla sua interiorità, tralasciando interamente la parte visiva ed estetica. Lo spettatore crede di  avvicinarsi sempre di più alle emozioni di Lara ma è solamente un illusione. Se la sensazione iniziale è quella di analisi della psicologia della ragazza, essa viene subito smentita perché l’unico disagio messo in scena è dovuto ad un fattore estetico.

Più che un film drammatico potrebbe essere definito un film visivo, ovvero che entra a far parte di quelle narrazioni che hanno come unico scopo quello di mostrare un qualcosa, senza necessariamente dire o lanciare un messaggio al pubblico. È un film basato sul non detto. La protagonista rimane fedele ai suoi ideali e non fa trasparire niente dei suoi dubbi ed incertezze. Anche il modo in cui viene raffigurata in scena, ripresa sempre con distacco e freddezza, risulta essere una nota negativa, che non permette un completo coinvolgimento e tanto meno empatia da parte di chi guarda.

La non accettazione di se stessi è una tematica troppo importante nella nostra società, in cui l’apparenza supera l’essenza. Ed è proprio per questo che sarebbe stato forse meglio prendere questa storia da un altro punto di vista, richiamando i sentimenti e creando un legame tra lo spettatore e i personaggi sullo schermo, che invece risultano essere solo delle figure a cui non possiamo che offrire uno sguardo passivo.

Inoltre, la scelta del finale potrebbe essere considerata una valida causa di dibattiti tra pareri contrastanti, a mio avviso troppo estraniante e soprattutto pericolosa in quanto potrebbe far nascere casi di emulazione. Un elemento positivo in ‘Girl‘ è la recitazione di Victor Polster, appena sedicenne, che sicuramente è riuscito a farsi notare dopo questa esperienza sul grande schermo.

Voto: 4

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