Chernobyl Diaries- La mutazione

 

Chernobyl Diaries, Stati Uniti, 2012, di Brad Parker. Horror, 86′. Scritto da Alberto Longo (Fonte immagine: HMV Store)

Mentre sono in viaggio tra le capitali europee, sei ragazzi decidono di visitare Pripyat, città dove tempo vivevano i dipendenti della centrale nucleare di Chernobyl ed ora ridotta a città fantasma. Dopo una breve esplorazione, il gruppo, impossibilitato a partire, scopre di non essere solo. Tra crisi e disastri naturali, come non rispolverare la paura del nucleare con una disgrazia ben nota? E’ la ghiotta occasione per l’esordiente Brad Parker di creare un blockbuster di paura, con lo zampino di Oren Peli alla sceneggiatura (qui in collaborazione con i fratelli Carey e Shane Van Dyke) che di presenze e luoghi infestati già aveva sorpreso con Paranormal Activity, film horror rivelazione fatto in casa dello stesso Peli e con budget limitatissimo. L’idea di base è interessante: la drammatica storia di Chernobyl e delle zone limitrofe è un ottimo sfondo per una storia paranormale. Grande merito va dunque alla scenografia di Aleksandar Denic, che ricostruisce in modo eccellente il degrado e l’abbandono di Pripyat, usufruendo di una fabbrica di trattori serba e un base aerea ungherese in disuso. Lo scenografo ricrea un mondo congelato nel tempo dove la natura, i suoi colori e il silenzio assordante tra le macerie di palazzi popolari, ruote panoramiche e autoscontri non può che intimorire, se non terrorizzare.

Nota positiva anche per l’interpretazione dei protagonisti, attori semi sconosciuti (eccezion fatta per Jesse McCartney) provenienti chi dal piccolo schermo, chi dal cinema indipendente o dal teatro, capaci di dare sufficiente credibilità ai propri personaggi.
L’elogio di Chernobyl Diaries-La mutazione può fermarsi qui, per dare invece spettacolo di una fiera di luoghi comuni del cinema dell’orrore. Se lo sfondo di questa storia funziona bene, la regia non è capace di creare nè alcunchè di nuovo nè di dare totale compiacenza alla paura vera e propria, sacrificandola invece per lo spavento sciatto e banale. Certo, la fotografia mantiene la tensione che il luogo suscita (soprattutto in notturna…) e l’attesa che qualcosa accada veramente; crea suspance con il classico clichè della figura misteriosa che scivola alle spalle dei protagonisti in profondità di campo, non mostra mai i mostri in modo chiaro e netto. Ma per il resto non ha vera inventiva. Tasti dolenti per la sceneggiatura e il montaggio: il primo per aver buttato letteralmente alle ortiche una buona idea con una storia banale, già vista, con enormi buchi di narrazione e imprecisioni spacciati per elementi indispensabili ed inspiegabili del mistero che avvolge la storia.

I dialoghi lasciati all’improvvisazione degli attori, costretti ad interpretare perfetti imbecilli da film horror destinati al macello, rasentano il comico. Il secondo invece non ha nulla di nuovo: riprende la scia degli horror di nuova generazione con un finto stile documentaristico con telecamera digitale a mano e l’uso di iPhones e smartphones. La ricerca dell’autenticità cinematografica è qui determinata da quanto più la ripresa risulti instabile per buona parte del film? Evidentemente sì. La colonna sonora viene sacrificata al silenzio di Pripyat, ma senza togliersi il vizio di concitare le scene più drammatiche con toni cupi e i titoli di coda con musica rockeggiante. In breve… Chernobyl Diaries- La mutazione è il primo tentativo di Brad Parker e di Oren Peli di portare l’orrore da una casa infestata ad un’intera città fantasma radioattiva. Se la ricostruzione di Pripyat funziona nel dare la giusta tensione e credibilità, non sono dello stesso avviso sceneggiatura e montaggio, incapaci di regalare un storia veramente paurosa e innovativa, con personaggi e dialoghi decisamente idioti e al limite del ridicolo.
Cosa fa più paura: una vecchia città radioattiva o un film di nuova generazione che arranca come i mostri che la infestano?

Voto: 4

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