Happy Feet 2

Happy Feet Two, 2011, Stati Uniti/Australia, di George Miller, Animazione, 105′. Scritto da Alberto Longo (Fonte immagine: Antonio Genna)

 

Mambo, provetto ballerino di tip tap, ha conquistato l’amore di Gloria e la comunità dei pinguini imperatori, ma ha dei problemi con suo figlio Erik: non ama ballare e il loro rapporto non è idilliaco. Durante una sua breve fuga, Erik conosce Sven, un pinguino che sa volare: la stima del piccolo è tutta per lui. La situazione peggiora quando il mondo dei pinguini viene sconvolto dalle forze della natura; spetterà a Mambo raccogliere tutto il suo coraggio e radunare forze tra le varie creature per salvare la sua comunità e il rapporto col figlio.
Cinque anni dopo il successo di pubblico di Happy Feet (Oscar per Miglior Film d’Animazione), George Miller riprova a portare musica, tip tap e neve sullo schermo con un sequel, puntando anco-ra sui paladini pennuti e non in un inno all’amore, all’unione e all’ecologia.
Abbiamo amato la storia di Mambo che muoveva i suoi primi passi da ballerino, protagonista di una trama politicamente corretta e funzionante che ben si legava all’ottimo comparto tecnico.

Qui si punta più in alto con effetti digitali e fotografia strabilianti: ghiacciai, aurore boreali e il mondo marino del freddo antartico sono una vera gioia per gli occhi, capaci di stupire ed emoziona-re spettatori di qualsiasi età. Non è da meno la colonna sonora di Powell, che interpreta con sinfonie originali e pezzi conosciuti rock, dance, hip-hop e classici reinterpretati per il film da artisti contemporanei (Alecia Moore in arte Pink in primis) che scandiscono adeguatamente le meravigliose coreografie di ballo e i momenti più patetici.
Rivedere i vecchi personaggi è piacevole, ma la novità è rivolta alle nuove entrate: lo schermo se lo contendono il pinguino Erik (Ava Acres nella voce originale, doppiato da Lorenzo d’Agata) e i krill Will e Bill (con le voci di Brad Pitt e Matt Damon, doppiati in italiano da Nicola Savino e Linus), le cui folli aspirazioni (volare e divenire predatori) suscitano tenerezza per il primo e spassosa ilarità per i secondi, complice anche la sottile ironia sul matrimonio gay.

Purtroppo il confronto col primo è doveroso e il sequel ne risente. Se nel 2007 Happy Feet aveva entusiasmato sia per tecnica che per narrativa, il suo successore pecca proprio nella sceneggiatura, con una trama scontata che fatica a procedere con scioltezza: è privo di colpi di scena che possano rendere più intrigante la vicenda, i dialoghi spesso non brillano per originalità nonostante le belle frasi d’effetto ormai arcinote, per non parlare di certi “tempi morti” che potrebbero annoiare anche gli spettatori più giovani.
I personaggi sono simpatici e non suscitano mai sentimenti negativi, ma molti non sono approfonditi a dovere e ridotti a semplici strumenti al servizio della storia o di un ideale: il “rivale” Sven; gli umani (che finalmente hanno un volto) come inconsapevoli carnefici e deludenti salvatori; il deus ex-machina Brian, un elefante marino, il cui scopo nella storia è comprensibile dalla sua prima ap-parizione.

Il doppiaggio italiano dei personaggi è discreto, ma i brani non valgono quanto quelli in lingua originale, nonostante la buona prova della vincitrice di X-Factor, Nathalie.
George Miller cerca di donare più comicità (riuscita) e più azione alla sua seconda opera sui pinguini cantanti e ballerini, ma il risultato è quello di un’ film più “pensato” con maggiori riflessioni sui vari temi benpensanti (rapporto padre-figlio, singolo-comunità, singolo con sé stesso, ecologia ecc…) che nulla dicono in più rispetto a quanto già sia stato detto, sacrificando quella dinamicità che era piaciuta nel primo film.In breve… Miller rilancia i suoi pinguini con un’opera tecnicamente strabiliante fatta di luci, suoni e colori, con personaggi nuovi ed interessanti, capaci di catturare pubblico adolescenziale e adulto più che infantile. Un’opera più di pensiero che d’azione, purtroppo priva di adeguato brio. Il peso del confronto col predecessore c’è e schiaccia i piedi al sequel e il rammarico è tutto nostro.

Voto: 5

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