Hell

Germania/Svizzera, 2011, di Tim Fehlbaum, Fantascienza/Horror, 89′. Scritto da Alberto Longo (Fonte immagine:MyMovies)

 

Anno 2016. A causa del sole la Terra è ridotta ad una distesa arida e brulla e la popolazione è stata decimata dai potenti raggi solari. Marie, con il fidanzato Philip e la sorellina Leonie, sono in viaggio su una macchina dai vetri oscurati verso le montagne, ove sperano di trovare fonti d’acqua accessibili. Lungo il tragitto si unisce a loro Tom, eccellente meccanico che si rivelerà indispensabile; possono fidarsi di lui? La situazione peggiorerà quando la comitiva cadrà in un’imboscata; sarà l’inizio di una disperata lotta per la sopravvivenza.
Al suo primo lungometraggio, Tim Fehlbaum dirige un horror on the road dallo scenario post apocalittico strizzando l’occhio ad opere recenti, come 28 giorni dopo (Danny Boyle, 2002), Codice Genesi (Albert & Allen Huges, 2010), Non aprite quella porta (Tobe Hooper, 1974 e il remake di Markus Nispel, con Michael Bay alla sceneggiatura, 2003).

Il film parte subito in quarta con un ritmo frenetico, complici una discreta fotografia che abbaglia con la visione della Terra ridotta ad un enorme deserto, di Ayers Rock (degno delle visioni allucinate di Myke Eslin nel racconto breve  1408 di Stephen King) e il montaggio, efficace nella scena introduttiva e finale, che alterna immagini mosse e al ralenty della fuga delle vittime. Lo stile presenta uno stampo classico del genere, caratterizzato da un clima spesso teso che dà l’idea che prima o poi accadrà qualcosa che ribalterà la storia. Sì, effettivamente qualcosa avviene, ma non è abbastanza: la trama, caratterizzata da dialoghi scarni e banali, non brilla per originalità né per colpi di scena che facciano davvero saltare lo spettatore sulla sedia, col rischio di causare noia per qualcosa che si è già visto e si sa come andrà a finire.

L’interpretazione da parte di attori sconosciuti non è convincente né memorabile, complice anche per il poco spessore con cui vengono descritti i personaggi.
Fotografia e montaggio potrebbero fare la differenza con l’uso abbagliante della luce (sempre presente per ricordare allo spettatore il disastro avvenuto e la sua pericolosità) e il mantenimento di un ritmo narrativo nevrotico (che mano a mano sembra perdere il suo smalto a favore di una narrazione più lenta), ma cadono nell’anonimato senza lasciare tracce evidenti. La scenografia riprende molto dai filoni fantascientifico e horror senza trovare novità, ma funziona a dovere. La musica viene giustamente sacrificata all’uso del silenzio dei luoghi e dai loro rumori; i pochi brani non caratterizzano la scena, cadono nel clichè dei toni cupi e dissonanti e non hanno acunchè di memorabile.

In breve…Hell è un’opera prima che strizza l’occhio a più film del genere fantascientifico-horror, creando suspance spicciola su una storia già vista, scontata, in cui fotografia (uso della luce) e montaggio risultano ottime in partenza, ma non incidono a dovere nel resto; il rischio di annoiare lo spettatore è dietro l’angolo. Mediocre l’interpretazione degli interpreti, superficiali dialoghi e personaggi, senza rilievo la colonna sonora, sacrificata a silenzi e rumori dell’ambiente circostante.Anche stavolta il mondo volge al termine. La creatività segue l’esempio.

Voto: 4

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