Il dittatore

The Dictator, 2012, Stati Uniti, di Larry Charles, Comico/Satirico, 83′. Scritto da Alberto Longo (Fonte immagine: MyMovies)

 

L’ammiraglio generale Hafez Aladeen è un dittatore infantile, perfido, antisemita e antioccidentale che ha tenuto soggiogato lo stato di Wadiya per anni. In seguito al suo rifiuto di far effettuare al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ispezioni per verificare l’assenza di armi nucleari, viene convocato a New York presso l’ONU. Vittima di un complotto, il dittatore farà di tutto per riprendere il potere. Si dice che con una risata si possa dire quasi ogni cosa, anche se risultasse un po’ sguaiata. Tra molti, ce lo insegna Aristofane, originario di Citadene, che con le sue undici commedie pervenuteci ha raccontato con vivacità e senza peli sulla lingua la situazione del suo tempo. Non è un caso che Platone avesse consigliato al tiranno Dionigi di Siracusa la lettura degli spassosi testi del commediografo per comprendere la società ateniese. Per carità, Sacha Baron Cohen e Larry Charles hanno poco o nulla di che spartire con uno dei più grandi esponenti della Commedia Antica, eppure anche loro raccontano tramite satira feroce e spesso demenziale certe realtà a noi note, esorcizzandole con un ghigno o una risata.

Larry Charles, autore del mefistofelico “Religiolous” (2008), e con Sacha Baron Cohen di “Bo-rat- Studio culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan-” (2006) e “Bruno” (2009), propongono un nuovo personaggio a immagine e somiglianza dei peggiori dittatori contemporanei (Gheddafi e Kim Yong II in primis), ferocemente antioccidentale e summa di tutte le fobie verso il mondo medio-orientale. Il film scorre rapido e liscio con una trama incredibilmente banale: è il personaggio di Aladeen e certi memorabili momenti di pura cattiveria o cattivo gusto a farci rimanere seduti alla poltrona a ridere di gusto. Inutile dire, quindi, che nonostante la presenza di star come Ben Kingsley o John C. Reilly, a farla da padrona è proprio Sacha Baron Cohen e il suo Aladeen, unico personaggio veramente approfondito e per cui lo spettatore, a suo modo, simpatizza.

La sceneggiatura alterna momenti decisamente kitsch ad altri di graffiante satira in cui, per mezzo del nostro antieroe, riconosciamo che in fin dei conti i fanatici religiosi e quelli del politicamente corretto non sono così differenti: Wadija ha molto a che vedere con noi più di quanto potessimo immaginare; il breve monologo finale è vera politica. C’è spazio anche per divertenti camei di famose star quali Megan Fox (il doppiaggio italiano silenzia una battuta su Berlusconi) ed Edward Norton. Eppure Alladeen non raggiunge i picchi di Borat per trovate e costruzione del personaggio: la spudorata ingenuità del kazako supera la perfidia del dittatore.
Se fotografia e montaggio sono ordinari e al servizio di questa sgangherata vicenda, la musica alterna pezzi pop e dance dallo stile medio orientale che enfatizzano il clima burlesco del film, rendendolo ancora più assurdo.

In breve… Larry Charles e Sacha Baron Cohen promettono tantissimo cattivo gusto e trasgressione con “Il dittatore“, ma anche tante risate per esorcizzare senza tanti moralismi e fini i deliri di piccoli uomini di potere, tabù inconfessabili del “politicamente corretto” e di società malate. Risate sguaiate e ghigni per chi ama un demenziale scorretto. Per chi ha odiato Borat, giri al largo. Grazie Aristofane per il disturbo: prossimamente toccherà a Shakespeare o Chaplin fare da paragone.

Voto. 6

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