Il figlio di Babbo Natale

Arthur Christmas, 2011, Stati Uniti, di Sarah Smith, Animazione, 97′. Scritto da Alberto Longo (Fonte immagine: Film TV)

Il Babbo Natale di oggi è l’ultimo di una lunga serie, è capo di una base al Polo Nord e porta i regali con un’enorme slitta supersonica, aiutato da milioni di elfi attrezzati con equipaggiamento da veri agenti speciali. Ma anche la più avanzata tecnologia può fallire: quando un regalo su milioni non viene consegnato, Babbo Natale e suo figlio Steve lo ritengono un margine di errore accettabile per un Natale perfetto. Non è lo stesso per Arthur, lo strambo figlio più piccolo, che tenta il tutto per tutto con una sgangherata combriccola per consegnare l’ultimo regalo in lista prima che sorga l’alba.

Ci avevano dato risposta a cosa mai facessero per tutta la vita le galline di un pollaio con Galline in fuga nel 2000; ci hanno fatto sognare con la serie Wallace & Gromit e il lungometraggio de La maledizione del coniglio mannaro nel 2006. Dopo lo sfortunato Giù per il tubo (2006), Aardman Animation ritorna sullo schermo in collaborazione con Sony Pictures con questa favola natalizia che nasce dalla domanda di ogni bambino: come può Babbo Natale portare tanti doni in una sola notte? Lo spiegano i registi Sarah Smith, al suo primo lungometraggio, e Barry Cook, già “di casa” per la regia del 36° lungometraggio Disney, Mulan(1998) che preferiscono il digitale alla tecnica dello stop motion. Peccato, perchè i predecessori avevano saputo farne tesoro, creando dei veri e propri gioielli dell’animazione; con i passi avanti di oggi ( e lo confermano gli ultimi lungometraggi animati di Burton e Selick, ad esempio), la tecnica sarebbe risultata non solo gradevole, ma anche azzeccata
come da tradizione Aardman.

A bituati a meravigliosi risultati visivi firmati Dreamworks Pictures, Disney (come dimenticare l’inquietante A Christmas Carol di Zemeckis?) e Pixar, Il figlio di Babbo Natale non soddisfa appieno l’occhio dello spettatore con paesaggi mozzafiato o effetti speciali da lasciare a bocca aperta; il design utilizzato su certi personaggi potrebbe risultare non eccelso per i più esigenti, nonostante l’ottimo studio sulle espressioni facciali e corporali. Eppure la magia c’è e funziona, grazie ad un sapiente utilizzo di elementi tradizionali e moderni arricchiti da un ottimo senso dell’umorismo spesso graffiante che sanno divertire sia bambini che adulti. La sceneggiatura di Sarah Smith sa dosare gags, azione e sottile ironia con giusto equilibrio, regalando al pubblico più adulto personaggi politicamente scorretti come Nonno Natale, vera star del film, personaggi più vicini alla nostra routine quotidiana come Steve, il figlio maggiorenne tecnologico, efficiente e vestito in rosso Versace ed una visione dissacratoria di Babbo Natale.

Per i più piccoli è rivolto il protagonista Arthur e l’aiutante elfo Bryony, capaci di strappare un sorriso anche ai più grandi una volta superato il loro ruolo da “deficienti patentati”. Certe scene potrebbero cadere in un ridicolo davvero imbarazzante per il pubblico adulto, ma la benevole consapevolezza di non prendersi sul serio rende anche la scena più stupida sopportabile e in grado di tenere vivo l’interesse per la vicenda. Il messaggio del film è chiaro, così classico e tradizionale da far male, ma viene lasciato affiorare con sano divertimento e si può chiudere occhio; un po’ meno, forse, sull’ happy end, che risulta eccessivo, smorzando l’ ottima vena scorretta del film. Le voci inglesi appartengono a star benomale note, come James McAvoy nel ruolo di Arthur (Le cronache di Narnia Il leone, la strega, l’armadio; L’ultimo re di Scozia; Becoming Jane-Il ritratto di una donna contro; Espiazione; Wanted -Scegli il tuo destino-; The Conspirator; X-Men: l’inizio), Hugh Laurie (celeberrimo per aver impersonato Dr. Gregory House) ed Eva Longoria (Lo spaccacuori); il doppiaggio italiano non è sempre azzeccato, specie per Arthur con la voce di Oreste Baldini, noto per aver prestato la voce a Re Julien di Madagascar.

Harry Gregory Williams sa il fatto suo in fatto di colonne sonore e come ravvivare o incrementare il pathos di una scena: in questo caso scandisce bene il susseguirsi delle vicende con composizioni originali o tratte dai temi natalizi, creando un’adeguata atmosfera, ma senza darle appieno quell’aura magica che Alan Silvestri era riuscito a trasmettere in A Christmas Carol. La versione di “Santa Claus is coming to town” stavolta è quella hip-hop di Justin Bieber.Pessima la traduzione in italiano del titolo, vero danno per il film. 3D inutile. In breve… S.Smith e  regalano un film in digitale sull’unica notte di lavoro dell’ometto rosso carico di gags e umorismo che ben coronano il classico messaggio natalizio con personaggi principali e di contorno ben caratterizzati, vicende sostenute da un buon ritmo. Viziati dagli effetti speciali di ultima generazione, ci si potrebbe non accontentare del design utilizzato e preferito allo stop motion, caro alla Aardman Animaton. Il 3D è inutile, il titolo in italiano assolutamente idiota. Il film più indicato per questo Natale. Nomination al Golden Globe per Miglior Film d’Animazione 2012.

Voto: 7

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