Mission Impossible – Protocollo Fantasma

 

 

 

Mission: Impossible – Ghost Protocol, 2011, Stati Uniti, di Brad Bird, Azione/Spionaggio/Thriller, 128′. Scritto da Alberto Longo (Fonte immagine: MyMovies)

Il Cremlino di Mosca viene distrutto da una bomba terroristica durante una missione sottocopertura dell’IMF nel tentativo di recuperare dei codici di un lancio nucleare; i rapporti tra Russia e Stati Uniti sono appesi a un filo. La squadra speciale è esautorata in seguito all’emanazione del “proto-collo fantasma”: Ethan Hunt e i suoi compagni sono ora considerati terroristi. Per dimostrare la loro innocenza ed impedire un’apocalisse nucleare, la squadra sarà costretta ad agire nel buio e senza alcun aiuto esterno. Grande ritorno annunciato per l’agente Ethan Hunt e la celeberrima squadra dell’Impossible Mission Force in questo quarto capitolo diretto da Brad Bird, noto per le sue prodezze Pixar de Gli Incredibili (2004, vincitore di due Premi Oscar) e Ratatouille (2007, vincitore di un Premio Oscar e di un Golden Globe come Miglior Film d’Animazione) e qui al suo primo lungometraggio live-action. Un cambio di regia inaspettato e sbalorditivo per i fan più sfegatati (e nostalgici di De Palma), forse visto come un tentativo di portare una ventata d’aria fresca ad una serie amata che ultimamente non è riuscita a convincere appieno critica e pubblico.

Bird dirige bene dai primi minuti le scene d’azione, dosando al massimo la spettacolarità delle peripezie della squadra tra esplosioni, scalate, salti nel vuoto e gadgets da far invidia a James Bond: non si potrà rimanere che a bocca aperta nella sequenza del Cremlino di Mosca e nella scalata del Burj Khalifa di Dubai. Il regista sa impiegare anche una certa ironia ai suoi personaggi nelle situazioni più pericolose ed improbabili (o impossibili?) che ricorda vagamente lo stile de Gli Incredibili: lo dimostrano i siparietti comici di Simon Pegg nel ruolo di Benji Dunn, già presente nel precedente episodio, che ben smorza la serietà del leader del MIF. Fondamentale anche la costante presenza sulla scena di una squadra che accompagna e collabora con Ethan/Cruise che finalmente spartisce i riflettori, specialmente con Jeremy Renner (28 settimane dopo, The Hurt Locker, The Town, Thor) nel ruolo della new entry (e “discepolo”) William Brandt.

E’ dunque una squadra che tra vecchie amicizie (da ricordare il cameo di Ving Rhames nel ruolo di Luther Stickell, presente in tutti gli episodi precedenti) e nuovi elementi cresce e il suo capitano con lei. L’umanità dell’agente Ethan Hunt introdotta da J.J. Abrams nel terzo capitolo è qui ripresa ed accentuata perchè anche gli eroi, come Bird ha insegnato sempre nel suo capolavoro Gli Incredibili, hanno bisogno di altri personaggi straordinari per essere davvero ”incredibili” in situazioni disperate, che sia un attacco terroristico, la minaccia di una guerra nucleare o una crisi finanziaria. Lo confermano i soliti discorsetti morali nei momenti di difficoltà e alla fine del film che molto sembrano richiamarsi al tanto amato (ora più che mai) “Yes, we can” statunitense. Possiamo dire di trovarci di fronte al miglior episodio della serie?

Non proprio, purtroppo, perchè nonostante tutte le mirabolanti peripezie di Cruise, M:I – Protocollo Fantasma sembra nient’altro che un collage di quanto sia già stato visto in precedenza, guastata da una vicenda superficiale e da personaggi non adeguatamente approfonditi, sia i protagonisti (eccezion fatta per Ethan Hunt e l’agente Brandt) che gli antagonisti. Il perfetto rivale dell’eroe dovrebbe essere in grado di far scattare quella miccia che provochi il fascino o il totale disprezzo da parte del pubblico: nonostante la presenza di Michael Niqvist (noto per la sua performance nell’adattamento cinematografico  della
trilogia Millennium di Stieg Larsson diretto da Niels Arden Oplev, 2009) nel ruolo del professore pazzo Kurt Hendricks e della bella Léa Seydoux (Le belle personne, Bastardi senza gloria, Robin Hood, Midnight in Paris) nel ruolo del killer Sabine Moreau, i loro personaggi sono privi di una personalità intrigante o che sappia fare rabbrividire; sono invece ridotti a fredde ed indifferenti macchiette del “cattivo ordinario” con funzioni che passano in secondo piano al servizio di una storia piatta.

Se il soggetto presenta una certa novità, la sceneggiatura non brilla certo per originalità e colpi di scena, lasciando invece ampio spazio alle scene di azione strabilianti, che attingono spesso a piene mani ai capitoli precedenti che non nascondono un certo narcisismo da parte dell’attore principale, qui anche soggettista e produttore. Ed è questo il principale danno: sacrificare la trama globale per concentrarsi con maniacale cura in alcune scene d’azione disparate in varie parti del mondo. D’altro avviso l’utilizzo astuto della fotografia nelle scene più adrenaliniche, che accresce la meraviglia degli effetti speciali per la gioia del pubblico. La roboante colonna sonora di Micheal Giacchino scandisce bene le azioni più calde, ma i brividi sono tutti per il leggendario tema di Lalo Schifrin. Insomma, Bird è riuscito a farci sognare con i suoi cartoni animati (alzi la mano chi non ha visto Il gigante di ferro) e digitali (Gli Incredibili, per chi non avesse capito…), riesce a dirigere con eleganza le scene di azione e i momenti di suspense da spy-story, ma sbaglia con la mancanza di quella creatività che aveva reso davvero unici i suoi personaggi fantastici.

Un vero peccato: il potenziale c’è, il divertimento nel vedere ancora Tom Cruise correre, saltare e precipitare senza mai farsi male sul serio è assicurato, ma tutto si esaurisce troppo in fretta, scorren-do liscio senza che nulla rimanga davvero memorabile. In breve… Alla sua prima regia con attori in carne ed ossa, Bird regala al pubblico e ai fan del collega rivale di James Bond un film spettacolare per alto livello d’adrenalina, effetti speciali strabilianti e una buona dose d’ironia. Esplosioni e scazzottate non riescono però a nascondere la crisi creativa della saga ridotta quasi ad un collage dei precedenti episodi in un inno autocelebrativo “cruisiano”, con personaggi di contorno non all’altezza di ordinaria cattiveria. Certo, un film d’azione godibile e senza impegno, ma non da esclamare “mission accomplished!”.

Voto:5

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