ParaNorman

2012, Stati Uniti, di Sam Fell e Chris Butler, Animazione, 92′. Scritto da Alberto Longo (Fonte immagine: Blog Screenweek)

Norman Babcock è un ragazzino che vive nella cittadina di Blithe Hollow, trascorrendo le sue giornate tra scuola, film horror e chiacchierate con i morti, dono ricevuto in eredità dalla sua amata (e defunta) nonna. Incompreso da tutti, l’insolito undicenne viene a conoscenza che una terribile maledizione sta per abbattersi sulla città . Con l’aiuto dell’amico fifone Neil e di suo fratello Mitch, la superficiale sorella Courtney e il bullo Alvin, Norman tenterà il tutto per tutto per impedirlo. Tremate, tremate tutti, donna, uomo o bambino che siate: la strega sta tornando e i suoi rauchi respiri resusciteranno i morti! Ce lo promette la casa di produzione Laika di Hillsboro (Oregon, USA) che ancora una volta propone un cartoon in stop-motion dalle tinte orrorifiche per i bambini più coraggiosi e gli adulti dai sogni più tinti di nero, senza rinunciare ad una buona dose di umorismo.

Alla regia e alla sceneggiatura ci sono l’esordiente Chris Butler e Sam Fell, già battezzato nell’animazione con la realizzazione de Le avventure del topino Despereaux (2003) e per Giù per il tubo (2006), precedentemente supervisore allo storyboard per il film Coraline – La porta magica diretto da Henry Selick e prodotto dalla stessa casa di produzione. Il neo-regista coordina con perizia e passione questi pupazzi animati dalle situazioni più ordinarie fino alle più concitate scene d’avventura e dell’orrore, lasciando lo spettatore piacevolmente coinvolto. ParaNorman è infatti un vero e proprio gioiello tecnico per la fluidità della tecnica del passo uno utilizzato per muovere ogni personaggio presente sullo schermo (e considerando che parliamo di un’intera cittadina, non sono pochi!), per non parlare della bellezza visiva nella costruzione delle scenografie, visioni inquietanti (quella nei bagni della scuola è una perla dell’animazione moderna), inseguimenti e disperate fughe in macchina, l’utilizzo delle dissolvenze ed assolvenze nelle scene clou finali.

Il merito quindi non solo al regista, ma anche al capo dell’animazione Travis Knight, al direttore della fotografia Tristan Oliver, allo scenografo Nelson Lowry e al montatore Cristopher Murrie. Alla tecnica dovrebbe accostarsi anche la sensibilità , l’emozione. La sceneggiatura di ParaNorman scritta da Chris Butler presenta personaggi ben definiti in pochi tratti, portatori dei temi-chiave che il film offre: tolleranza, accettazione di ciò che è diverso, perdono e comprensione. Insomma, una fiera dei buoni sentimenti sicuramente condivisibili e sempre coinvolgenti, ma trattati senza una vera innovazione, risultando per la maggior parte un po’ zuccherosi e scontati. Stesso discorso vale per le tematiche orrorifiche: il pastiche del cinema di Carpenter, Romero, italiano con Mario Bava e persino nipponico (e chi più ne ha, ne metta!) sembra referenziale, nonostante la garbata vena umoristica che più di una volta regala una risata sincera. Ne risulta un bellissimo gioco stilistico nello sfatare i clichè di questo genere, con l’errore di crearne altrettanti.

Per il resto, la narrazione scivola liscia come l’olio; s’inceppa con qualche momento fiacco a metà pellicola. Inutile negare il confronto con la “sorellina maggiore” Coraline: le vicende di Norman narrate da Butler e Fell piaceranno, ma dimenticatevi l’onnipresente disagio creato dalla mente di Gaiman e dall’occhio di Selick, così come le trovate narrative eccezionali. La colonna sonora di Jon Brion sa evocare adeguatamente le atmosfere da cinema horror di serie B miscelandolo con sinfonie che spaziano anche sul genere elettronico. Non c’è molto di memorabile, ma esegue il suo compito in maniera sufficiente.In breve… Chris Butler e Sam Fell promettono brividi e risate per tutti nel loro ParaNorman, gioiello animato dalla tecnica sopraffina e dall’anima sensibile. La Laika si riconferma così una casa di produzione di tutto rispetto capace di regalarci ottimi risultati. Peccato, purtroppo, che il film non brilli per originalità e il confronto con Coraline – La porta magica firmato da Selick e tratto dal romanzo di Neil Gaiman sia perenne quanto fastidioso. “Maledizione!”: non quella che grava sulla cittadina di Blithe Hollow, ma un’esclamazione di sincero risentimento per un film di ottima fattura a livello visivo che non sa esserlo appieno a livello narrativo.

Voto: 6

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