Mio Figlio

Mio_Figlio_1000x1425

Mon garçon – Francia/Belgio 2017 – di Christian Carion

Drammatico/Thriller – 84′

Scritto da Fiona Di Santo (fonte immagine: klub99.it)

Le Alpi. Un rapimento. La nascita di un padre. Christian Carion propone un thriller ad alta tensione di stampo francese e sceglie come attore protagonista l’ormai prediletto Guillaume Canet (già presente nel cast di Joyeux Noël – Una verità dimenticata dalla storia).

Julien è un geologo che viaggia molto per lavoro e questa scelta lo costringe ad essere poco presente nella vita della moglie e del figlio. Il suo immediato rientro in Francia è tuttavia motivato dal fatto che ha ricevuto una chiamata dalla ormai ex moglie in preda al panico: Mathys, il loro bambino di soli sette anni, è scomparso mentre si trovava in un campus insieme a dei suoi coetanei.

L’atmosfera gelida e innevata delle Alpi fa da cornice a Mio Figlio (titolo originale Mon Garçon), il thriller che mette in scena l’incubo peggiore di ogni genitore: il rapimento dei propri figli. 

Sebbene si tratti di un tema toccato diverse volte nella storia del cinema, il film presenta delle potenzialità che tengono lo spettatore attaccato allo schermo fino all’ultimo minuto. Merito di ciò va alla ottima interpretazione di Mélanie Laurent (Shosanna in Bastardi Senza Gloria di Quentin Tarantino) e soprattutto a Guillaume Canet nei panni del protagonista Julien. 

L’attore rivela che recitare questa parte è stata l’esperienza più interessante e folle della sua carriera attoriale: all’oscuro del copione (a differenza del resto del cast), gli è stato detto di improvvisare seguendo solo un semplice canovaccio ed essendo a conoscenza esclusivamente di poche informazioni fondamentali riguardo al background del suo personaggio. Obiettivo del regista è stato infatti quello di far emergere le emozioni più viscerali ed impulsive in un padre che subisce il rapimento del proprio figlio. Con la propria recitazione fisica ed emotiva, Canet è riuscito ad entrare completamente nella parte (in modo eccellente) e le riprese si sono concluse in tempi molto brevi: dopo sei giorni il girato era pronto per il montaggio. 

Insieme al direttore della fotografia, Eric Dumont, il regista francese ha optato per una ripresa con camera a mano. La tecnica della mosca-sul-muro, di retaggio documentaristico, permette al pubblico di entrare nel vivo dell’azione e di dimenticarsi della videocamera. Sono state inoltre scelte delle riprese Scope in stile anni ’70 soprattutto per le immagini degli innevati paesaggi alpini, che fanno da ambientazione al nostro film. 

Nonostante le premesse siano buone e il cast sia eccellente, la pellicola tuttavia non riesce a decollare. Troppo numerosi sono i buchi di trama. Molti punti rimangono in sospeso e non trovano una spiegazione e il finale può essere fastidiosamente inconcludente per molti spettatori. 

D’altronde non era scopo del regista attenersi alle regole del plot: il fine è quello di mostrare la metamorfosi di un uomo assente nella vita della propria famiglia che diventa un vero padre. Un uomo che fa emergere il proprio istinto genitoriale nel momento in cui suo figlio è in pericolo e lo fa in maniera impulsiva e violenta. 

Si tratta in sostanza di un progetto sperimentale, di un thriller delle emozioni, che guarda non tanto ai fatti quanto alle sensazioni e alle reazioni dei personaggi nel momento in cui si trovano faccia a faccia con i fatti stessi.  

Voto: 6

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Creato su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: