BlacKkKlansman

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BlacKkKlansman – Stati Uniti 2018 – di Spike Lee

Biografico/Commedia – 135′

Scritto da Michele Pintaudi (fonte immagine: movieplayer.it)

Spike Lee ce l’ha fatta, un’altra volta: il suo ritorno con BlacKkKlansman è la testimonianza di quanto il regista di Atlanta abbia ancora tanta, tantissima voglia di lasciare il segno. La pellicola, uscita da poco anche nelle sale italiane e distribuita con un trailer che peraltro ne smorza i toni in maniera troppo eccessiva, è la coronazione di una carriera che nonostante gli alti e bassi non ha mai rinunciato ad una cosa: colpire forte e duramente lo spettatore.

Ispirato a fatti realmente accaduti, il film racconta la storia di Ron Stallworth: il primo poliziotto afroamericano della cittadina americana di Colorado Springs. Siamo nei primi anni Settanta, un periodo come risaputo non particolarmente agevole per l’integrazione delle persone di colore, spesso e volentieri ostracizzate se non relegate a ruoli di infima importanza. La missione di Stallworth è tanto ambiziosa quanto folle: infiltrarsi nella divisione cittadina del Ku Klux Klan per “combattere l’odio dall’interno”. Un compito per nulla facile anche e soprattutto alla luce del colore della pelle del nostro protagonista (con tutta una serie di prevedibili situazioni esilaranti a far da contorno) che dovrà dunque affidarsi ad un collega, il detective ebreo Flip Zimmerman. Dopo un primo contatto con l’organizzazione, Stallworth stabilisce che sarà lui a rapportarsi con il Klan telefonicamente, mentre Zimmerman sarà il volto che si mosterà in pubblico: una doppia operazione di infiltrazione insomma, con tutto quel che ne consegue.

Senza dilungarci ulteriormente sulla trama per non rischiare di anticipare troppo a chi legge, passiamo ad un’analisi più tecnica della pellicola la quale, durante tutta la sua durata, sarà caratterizzata da due tipi di registro: uno più scanzonato e leggero, con notevoli punte di amara ironia, che andrà a legarsi ad uno crudo e, tristemente più realistico. Già perché la tematica del razzismo è trattata con un pragmatismo che si farà sempre più evidente man mano che il film andrà avanti, fino ad un exploit finale che è a tutti gli effetti uno spiazzante pugno nello stomaco dello spettatore. Vedere per credere.

Ottimo lavoro per quanto riguarda la regia, tecnicamente impeccabile e capace di mantenere alta l’attenzione nel corso di tutta la durata della pellicola, e menzione d’onore anche alla colonna sonora che vanta al suo interno artisti del calibro di Prince, The Temptations e Emerson, Lake & Palmer. Da premiare anche le performance di John David Washington nel ruolo del detective Stallworth e di Adam Driver nei panni del co-protagonista: un’accoppiata che funziona e anche bene, denotando una forte alchimia tra due attori dall’indubbio valore.

Concludendo possiamo dunque affermare quanto BlacKkKlansman sia un prodotto eccezionale: capace di intrattenere ma senza rinunciare ad una forte vena politica che, non senza spiccati riferimenti all’attualità, porta chi guarda a riflettere. La visione dunque è fortemente consigliata, soprattutto a chi pensa che situazioni come quella raccontata nel film siano ormai superate. Cosa che, purtroppo, sappiamo non essere vera.

Voto: 8

 

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