Saving Mr. Banks

2013, Stati Uniti, Regno Unito, Australia, di John Lee Hancock, Biografico/Commedia/Drammatico, 125′. Scritto da Alberto Longo (Fonte immagine: Spietati)

La scrittrice per bambini Pamela L. Travers si rifiuta da oltre vent’anni di cedere i diritti al produttore Walt Disney per fare di Mary Poppins la protagonista di un musical. Convinta dal proprio editore, la creatrice della famosa bambinaia parte per la California, ma ostacola in ogni modo i negoziati con Disney e il lavoro del team. Dietro alle pagine del libro si nasconde infatti una storia di affetto e dolore che l’autrice non vuole che Disney trasformi in un prodotto animato. Ma anch’egli ha i suoi buoni motivi per insistere così a lungo.
Esattamente 50 anni fa, un musical nato dalla penna di una scrittrice australiana e dalla fantasia di un famoso produttore californiano veniva distribuito nelle sale per poi coronare il suo strepitoso successo con la conquista di 5 Oscar nel 1965. Il successo della tata inglese è vivo ancora oggi, ma il podio non è solo per Disney: è soprattutto per la sua creatrice.

Sconosciuta ai più, Pamela L. Travers riprende il proprio posto in quello che sembra un omaggio e un lascito ad una delle punte di diamante della potente casa di produzione americana. Ma dietro al meritato successo, si nasconde una storia decisamente più travagliata e spetta a John Lee Hancock il compito di tirarne le fila, tra le vicissitudini durante la produzione del film, i battibecchi e i (dolorosi) segreti tra le due menti creative. Il risultato è frizzante, leggero: Emma Thompson e Tom Hanks duellano nel vestire i panni di due incredibili personalità, scivolando con riuscita leggerezza e tanta ironia per buona parte del film, senza mai eccedere e donando un ottimo spessore ai personaggi. Tirando le somme, sembra quasi che il film voglia chiedere allo spettatore per chi tiferà, riuscendo a catturarlo per due ore.
La sceneggiatura ha un buon ritmo sulla vicenda principale, le battute dell’incontentabile scrittrice sono state tratte da vere registrazioni delle sedute capaci di regalare risate.

E’ interessante, poi, la costruzione parallela dei ricordi di Pamela L. Travers, cuore sentimentale e drammatico del film. Se la vicenda di una signora Travers funziona molto bene, il flashback “a episodi” rallenta il ritmo, dilungandosi più del dovuto e risultando un po’ forzato in alcuni momenti. Il film raggiunge il culmine del pathos in due determinati punti: il dialogo tra Disney e Travers sull’importanza del loro Mr.Banks e la prima al TCL Chinese Theater di Los Angeles. Se il “primo picco” colpisce per la delicatezza con cui i due “avversari” comprendono il “Mr.Banks” l’uno dell’altro per creare infine quello del film, la seconda calca un po’ la mano, promettendo qualche lacrima. Inutile dire che il ritratto della personalità di Disney sia buonista (con buona pace delle critiche mosse da Meryl Streep durante il National Board of Review del 10 gennaio 2014). Ma è notevole che, per la prima volta, le radici del “mito” (creativo) vengano alla luce, rendendolo ancora più umano.

In breve… A 50 anni dal musical campione d’incassi disneyano, John Lee Hancock dirige i suoi retroscena, scavando nelle personalità del magnate americano e della scrittrice australiana. Emma Thompson e Tom Hanks rivaleggiano in bravura, battibeccando tra i botta e risposta di una sceneggiatura ben costruita. Frena un poco nei ricordi di Pamela L. Travers, raggiunge il culmine di un sentimentalismo sincero nell’ultimo confronto tra le due menti: le colpe dei padri, l’amore incrollabile dei figli. Finale strappalacrime. Ma la sensazione è quella di una carezza.

Voto:7

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