The Amazing Spider-Man

2012, Stati Uniti, di Marc Webb, Fantascienza, Azione,  Drammatico, Avventura, 136′. Scritto da Alberto Longo (Fonte immagine: MyMovies)

Peter Parker è uno studente liceale disadattato, abbandonato dai genitori durante l’infanzia e cresciuto dagli zii Ben e May Parker. Venuto a conoscenza di un progetto cui suo padre stava lavorando, Peter inizia a indagare sulla scomparsa dei suo genitori. Ciò lo porta alla Oscorp, ove lavora il Dr. Curt Connors, collega del padre e Gwen Stacy, la compagna di liceo di cui è innamorato. In seguito ad un incidente, Peter acquisisce straordinari poteri, che lo porteranno a scontrarsi con l’alter ego di Connors, Lizard, e a scelte che determineranno la nascita di un eroe. Dopo ben tre film su uno dei supereroi più famosi dell’universo Marvel firmati da Sam Raimi, la Sony propone un riavvio della saga con un nuovo regista, nuovi interpreti e buona parte del cast tecnico per narrare ancora le prime gesta dell'”arrampicamuri” in calzamaglia.

Marc Webb, reduce dalla commedia “(500) giorni insieme“, propone un film interamente concentrato su Peter Parker più che sull’Uomo Ragno: prima dell’eroe, vuole che il pubblico conosca, apprezzi e ami il personaggio qui interpretato da Andrew Garfield (“Parnassus, l’uomo che voleva ingannare il diavolo” di Terry Gilliam, “The Social Network” di David Fincher). Rispetto alla saga di Raimi, il film mescola toni da commedia romantica e film d’azione che permettono di vedere un Peter Parker più “a nudo” e molto più fragile di quello interpretato da Tobey McGuire. Andrew Garfield riesce nell’intento, dando giusto spessore al suo personaggio, facendolo apprezzare più per la sua goffaggine da quindicenne che per l’eroismo cui siamo stati abituati. Tra gli altri interpreti non stona Emma Stone nel ruolo di Gwen Stacy, la prima fiamma di Peter Parker prima di Mary Jane, con un ruolo più importante e dettagliato rispetto a quella più frivola del terzo episodio “raimiano” interpretata da Bryce Dallas Howard. Non riesce però a prevaricare sull’interpretazione di Kirsten Dunst.

Ma se l’eroe diviene tale per crescita interiore e grandi imprese, è necessario un antagonista per confermarlo appieno: Rhys Ifans (impossibile non ricordarlo in Notting Hill di Roger Michell) padroneggia con abilità, ironia e drammaticità il personaggio del Dr.Connors e del suo alter-ego Lizard, che ben gareggia col Goblin interpretato da Willem Dafoe nel primo episodio. Montaggio e fotografia eccellono nelle scene di combattimento, creando momenti di pura epicità che intrattengono e deliziano gli occhi del pubblico medio e non. Eppure a Webb qualcosa sfugge di mano: il film diverte, piacevole, ma lo spettatore non riesce a non rimanere ingannato appieno. Perchè lo stile del regista non riesce a trovare un vero e proprio stile, il livello di comicità nella regia e nella sceneggiatura (scritto a 6 mani) non eccelsa e non briosa come quella di 500 giorni insieme, anzi, spesso cade nel ridicolo imbarazzante. Il film, frutto di un operazione solamente commerciale, non gode di una storia inedita nè originale, anzi, spesso fin troppo piatta e con momenti fin troppo ingenui o banali; risulta “spudorata” nel far intendere che la vicenda non è conclusa, ma che il seguito ci sarà senz’altro.

Montaggio e fotografia, se non fosse per le scene d’azione sopracitate, sarebbero assolutamente ordinarie e inerti. La colonna sonora invece è un altro punto a favore: la bacchetta d’orchestra viene lasciata a James Horner dopo l’ottima prestazione di Danny Elfman (intramontabile collaboratore di Tim Burton  in molti suoi film come “Edward mani di forbice“, “Nightmare Before Christmas“, “Big Fish“, “La sposa cadavere“) per i primi episodi con Raimi e quella di Christopher Young ( tra cui”Hellraiser: non ci sono limiti“; “Drag Me To Hell”) per il terzo. Il compositore premio Oscar di “Titanic” (James Cameron, 1997), “Bravehearth” (Mel Gibson, 1995), Avatar (James Cameron, 2009) e più sconosciuti come i cartoni animati “Fievel sbarca in America” (Don Bluth, 1986), “Balto” (Simon Wells,1995) della “fu” Amblimation sa spaziare tra momenti drammatici, romantici ed epici con brani patetici di buona fattura, capaci di coinvolgere ancora di più lo spettatore.

In breve… La Sony Pictures affida a Marc Webb un reboot difficile e di puro intento commerciale cui il regista sa giostrare con competenza toni comici, romantici ed epici. Il nuovo cast convince, su tutti Garfield e Ifans; montaggio e fotografia sono lo scheletro di ottime scene d’azione, la colonna sonora di Horner promette un ulteriore riuscita del prodotto.
Ma Sam Raimi non c’è e si sente.

Voto:6

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