The Bourne Legacy

 

2012, Stati Uniti, di Tony Gilroy, Azione, Avventura, Thriller, 135′. Scritto da Alberto Longo (Fonte immagine: MyMovies).

Aaron Cross è un agente del programma Outcome, creato ad appannaggio del Dipartimento della Difesa americano. In seguito alle gesta di Jason Bourne e agli intrighi di Treadstone, il nuovo programma viene cancellato, ogni testimone collegato deve essere eliminato. Sopravvissuto per miracolo, Cross tenterà una disperata fuga con l’aiuto della scienziata Martha Shearing, l’unica che possa disintossicarlo da una serie di medicinali (utilizzati per migliorarne le prestazioni fisiche e intellettive) che lo legano al governo.
Non ci sono state soltanto le (magnifiche) staffette Olimpiche quest’anno, ma anche quelle di alcune saghe cinematografiche. Così, come i grandi atleti che ci hanno accompagnato quest’estate, il celeberrimo personaggio interpretato da Matt Damon (e l’anti-Bond numero uno) lascia il testimone a Jeremy Renner, alias Aaron Cross, per poter far gioire ancora il pubblico con adrenaliniche corse in giungle asfaltate a suon di pallottole fischianti, cazzotti e intricati intrighi di Stato.

Chi l’avrebbe mai detto che si sarebbe potuto fare un nuovo capitolo di Bourne senza Damon? Una persona: Tony Gilroy, sceneggiatore fisso della trilogia ed ora anche dietro la cinepresa al posto di Paul Greengrass, regista degli ultimi due episodi della serie. La mente delle avventure cinematografiche di Bourne (il personaggio nasce infatti dalla penna di Robert Ludlum) prova a dare un respiro più ampio alla saga, mostrando che quanto accaduto precedentemente era una grossa, ingombrante “bazzecola” rispetto alla folta rete spionistica che viene a delinearsi. Seppur sembrasse che fosse stato detto tutto e che ormai i casi Bourne, Treadstone fossero stati chiusi con le ricerche dell’investigatrice della CIA Pamela Landy, Gilroy estrae una nuova pallottola da sparare. L’obbiettivo è ardito, la sfida assai ardua, ma il fucile non s’inceppa grazie ad un soggetto di per sè ancora capace d’intrigare. Sa richiamarsi a quello stile già coadiuvato che ormai è diventato un genere: c’è chi lo chiama “Spy-thriller”, chi semplicemente “Action Movie”, chi “Bourne Style”.

Quest’ultimo epiteto non è malvagio: Gilroy e Greengrass hanno saputo trarre il meglio da questo superagente ideato da Ludlum con un’ottima miscela di “spy-story” e tanta, tantissima azione, qui ripresa dall’abilissimo cast tecnico fotografico e del montaggio, Robert Elswitt e John Gilroy. Il regista allarga la visuale stavolta non sula memoria e l’identità , ma l’aspetto medico, causa della dipendenza governativa del personaggio, più vulnerabile di Bourne. Già , Aaron Cross: potrebbe funzionare? A parer mio si sia per la costruzione del personaggio che per l’interpretazione di Jeremy Renner (Dahmer, 2002, David Jacobson; The Hurt Locker, 2008, di Kathryn Bigelow; The Town, 2010, di Ben Affleck; The Avengers, 2012, di Joss Whedon) capace di dargli un’emotività sino ad ora poco conosciuta nei super-agenti governativi e altrettanto spessore nelle scene d’azione. Buona la scelta di coinvolgere Rachel Weisz (Io ballo da sola di Bernardo Bertolucci, 1996; La mummia, 1999, e La Mummia-Il Ritorno, 2001, di Stephen Sommers; The Constant Gardner, 2005, di Fernardo Meirelles) nel ruolo di Martha Shearing, ritagliandosi un buono spazio nella storia con la sua buonissima interpretazione.

Edward Norton (American History X, 1998, di Tony Kaye; Fight Club, 1999, di David Fincher; La 25a ora, 2002, di Spike Lee) è il cattivone di turno, di quelli senza scrupoli e piace. Ritroviamo anche volti noti, come Albert Finney (The Bourne Ultimatum, 2007; Tom Jones, 1963, di Tony Richardson; Big Fish- Le storie di una vita incredibile, 2004, di Tim Burton) , David Stratharin (The Bourne Ultimatum, 2007) ), Joan Allen (The Bourne Supremacy, 2004; The Bourne Ultimatum, 2007) ). La cosa non potrà che fare piacere. Il cinema ha ritrovato un eroe che tutti pensavamo finito? Ni. Se il soggetto, l’interpretazione, la fotografia e il montaggio funzionano, regia e sceneggiatura non calibrano al meglio le componenti della miscela che ha reso famosa la serie. Per carità , i momenti di azione non mancano: stavolta l’agente governativo avrà persino a che fare con un branco di lupi, sarà sperduto in mezzo alle montagne, costretto a scappare seppur non al massimo della sua condizione fisica.

Sono ben architettate, capaci di avvincere anche lo spettatore più restio al cinema d’azione, ma qualcosa manca. Nonostante le principali novità, sembra davvero mancare quel guizzo cui ci avevano abituato gli scorsi episodi, capace di far davvero stringere i denti nelle scene più movimentate e creare vera suspense con gli intrighi governativi. Troppo dell’uno, un po’ dell’altro a manciate. Con l’immancabile corsa al cardiopalma finale. Lasciando lo spettatore in sospeso, abbacchiato e non abbastanza sazio. D’accordo, si potrebbe dire che anche la saga con Damon, in fin dei conti, si riducesse a questo, soprattutto nel primo episodio. Ma non era un sequel e non doveva rispettarne i crismi dettati da Hollywood e dal botteghino. Consideriamolo così, dunque: un film di presentazione di un nuovo superagente le cui vicissitudini potranno davvero crescere solo nel corso di una nuova saga. A noi la scelta se dar corda o meno.

La colonna sonora di James Newton Howard si coniuga sufficientemente alla vicenda, senza però lasciare alcunchè, differentemente altre sue composizioni (The Village, 2004, di M. Night Shyamalan; Collateral, 2004, di Michael Mann; Michael Clayton, 2007, di Tony Gilroy); anche in collaborazione con Hans Zimmer per Batman Begins (2005) di Christopher Nolan e Il Cavaliere Oscuro (2008) di Christopher Nolan. In breve… Tony Gilroy prova un colpaccio: oltre alla sceneggiatura prende il posto di Greengrass dietro la cinepresa per riavviare una serie arrivata al culmine. Nuovo regista, nuovo cast: Renner, Weisz e Norton convincono e piacciono; il nuovo superagente ha le capacità per non far soffrire dell’assenza di Damon. Il soggetto garba, la sceneggiatura calibra non efficacemente momenti d’azione e “spiegoni” politici, lasciando insipida un’opera d’avvio per quella che sarà una nuova saga. Cross sta a Bourne come Gilroy a Greengrass. Ma alla formula, per ora, manca ancora qualcosa per essere totalmente efficace. Consigliata la visione dei precedenti capitoli per i neofiti.

Voto:6

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