Turbo

2013, Stati Uniti, di David Soren, Animazione,  96′. Scritto da Alberto Longo (Fonte immagine: Movieplayer)

Turbo è una lumaca da giardino e sogna di diventare un pilota. In seguito ad un incidente e l’incontro con uno stravagante venditore di tacos, il sogno di correre alla 500 Miglia di Indianapolis non sembra poi così impossibile. Il mito della bandiera a scacchi non è nuovo nel mondo del cinema e della nona arte: da Michel Vaillant, la saga di Fast and Furious, le corse di Wacky Races di Hanna e Barbera, Cars di casa Pixar. Come prima opera da regista, David Soren non si discosta dal genere, arricchendolo del genere supereroistico e basandosi sul clichè dei contrari: la velocità delle quattro ruote contro la lentezza di una lumaca. L’idea è semplice, non originale, ma ha del potenziale per divertire ed intrattenere il pubblico. Il tema di rincorrere il proprio sogno è ritrito, ma non fa male ed è sempre piacevole. Tra i personaggi vincono sicuramente le lumache (con le voci di Ryan Reynolds; Samuel L. Jackson; Paul Giamatti; Snoop Dog) e l’immedesimazione alla vocazione di un sogno da parte di Turbo sarà forte per qualsiasi spettatore.

A livello visivo nulla da eccepire: la caratterizzazione grafica di personaggi ed ambiente è sempre ben curata; le scene più movimentate, come quelle di corsa, sono ben studiate e capaci di creare la giusta dose di tensione. Purtroppo, però, il film non innesta la terza marcia e procede blando e senza sbalzi, compiendo un compitino semplice e senza guizzi, peccando non tanto per mancanza di originalità, quanto di una vera e propria personalità. A livello narrativo risulta davvero debole, tra gags non sempre all’altezza e personaggi umani ridotti prevalentemente a macchiette e spesso risultano fastidiosi. Unica eccezione per il pilota Guy Gagné, con la voce di Bill Harder. Inutile, tra l’altro, negare chiari rimandi ad opere Pixar come Ratatouille per la vocazione a qualcosa cui il protagonista sembra essere negato e a Cars per la volontà di raggiungere il traguardo e dell’autoaffermazione. E la poesia con cui la Pixar ha (bene o male) trattato le sue storie e i suoi personaggi, qui risulta troppo superficiale per rimanere veramente memorabile.

Turbo è un film prevalentemente per bambini: è tutto incredibilmente immediato, esplicito, semplice. Non è un male, ma manca quella leggerezza e quella complicità che alcune opere Dreamworks avevano saputo regalare agli adulti. Serpeggiava la notizia che la Dreamworks fosse in crisi finanziaria: che Turbo sia la conferma del sintomo? Se pensiamo a Dumbo (1941) di Walt Disney, non credo proprio. In breve… Turbo di David Soren è un film piacevole, lineare e dannatamente semplice. Indirizzato ad un pubblico infantile, lascerà amareggiati gli adulti dopo le buone prove Dreaworks nonostante un’idea di fondo garbata (non originale) e personaggi (non umani) divertenti. La mancanza di personalità rende Turbo un film innocuo; la strizzata d’occhio troppo forte (inconsapevole?) alle opere Pixar è una clamorosa zappata sui piedi.

Voto:5

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