A Star is born

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A Star is born – Stati Uniti 2018 – di Bradley Cooper

Drammatico/Musicale/Romantico – 135′

Scritto da Gabriella Massimi (fonte immagine: mymovies.it)

Jackson Maine, una star della musica country, aiuta Ally, un’aspirante cantante e attrice a trovare la fama, ed i due si innamorano. Tuttavia, mentre la carriera di una spicca il volo, l’età e l’alcolismo dell’altro inviano la sua vita in una spirale discendente.

Nel 1937 erano Janet Gaynor e Fredrich March; nel 1954 invece toccò a Judy Garland e James Mason; nel 1976 fu la volta di Barbra Streisand e Kris Kristofferson; infine nel 2018 troviamo Bradley Cooper e Lady Gaga.

E’ da più di 80 anni che la storia di A Star is Born gira tra i set cinematografici e sono certa che abbia sempre emozionato gli spettatori delle passate epoche, in tutte le sue versioni, come ha brillantemente fatto ai nostri giorni.

Era il Gennaio del 2011 quando la Warner Brothers decise che era arrivato il momento di una nuova versione di A Star Is Born. Dopo ben 35 anni ci si poteva sbizzarrire ad ambientare ai tempi moderni la storia d’amore tra il famoso cantante e la giovane sfortunata promessa.

Venne scelto inizialmente Clint Eastwood come regista, Beyonce come protagonista femminile e Tom Cruise come attore protagonista (il quale si rifiutò quasi subito). Il tutto venne però posticipato di un anno per permettere a Beyonce di portare a termine la gravidanza, alla fine della quale abbandonò definitivamente il progetto per i troppi impegni canori. Clint Eastwood seguì la cantante a ruota.

Passarono 4 anni prima che qualcun altro si proponesse per dare vita al remake. Nel marzo del 2015 Bradley Cooper si fece avanti come regista e attore protagonista e scelse come sua controparte femminile Lady Gaga.

Dopo più di tre anni di duro lavoro il film è stato presentato in anteprima mondiale il 31 Agosto 2018 alla 75esima Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, mentre il mese seguente al Toronto International Film festival.

Uscirà nelle sale italiane l’11 ottobre del 2018, e se devo essere onesta…io non vedo l’ora perché altri 135 minuti di Cooper e Gaga che cantano me li passo più che volentieri.

Ammetto che sono partita molto prevenuta, sia per Cooper come regista (non sempre l’attore che decide di esser anche regista fa la mossa giusta), sia per la Gaga, un mostro a stare sul palcoscenico, ma prettamente quello musicale.

Bhe ritiro tutto! L’attore e la cantante ce l’hanno fatta, ci hanno messo 3 anni, ma ce l’hanno fatta, e alla grande direi!

La trama è sempre quella, si ripete dal 1937, prevedibile a tratti, ma mai scontata: la classica storia d’amore che ogni donna vorrebbe con il belloccio famoso, trasandato e decisamente complicato, amato da tutte ma mai appartenuto a nessuna. Il tutto ovviamente accompagnato dalla scalata verso il successo e dal tentativo di dare una decisiva svolta alla propria vita.

L’ambientazione invece è decisamente cambiata e ci sta a pennello. Forti sono le emozioni che si provano nelle scene dei concerti. Non solo perché in quelle scene gli attori stanno cantando dal vivo e quello che sentiamo è quello che è stato effettivamente registrato in diretta e mai in playback; ma anche perché noi non siamo mai il pubblico, ma sempre il cantante, sul palco, dietro le quinte dove scorre la vera energia.

Inutile parlare delle capacità canore di Lady Gaga, preferisco lodare quelle di Cooper, che dopo mesi e mesi di lavoro ha tirato fuori un suo lato canoro/musicale mai immaginato.

Se Cooper ha saputo destreggiarsi bene nei panni del cantante, altrettanto bene ha saputo fare la Gaga nei panni dell’attrice. Naturale, espressiva, emozionante e convincente, complimenti. Ha portato molto di sé all’interno del set musicalmente, ma non solo.

Anche se non c’è scritto da nessuna parte che Ally sia in realtà Lady Gaga, molte caratteristiche del personaggio ci ricordano le vicissitudini che dovette passare Stefani Germanotta prima di diventare la star che tutto il mondo conosce (un certo locale per Drag Queen ad esempio).

Insomma non voglio farla troppo lunga, il lavoro di Cooper è stato valido e la sua carriera da regista parte molto bene.

Venezia gli ha regalato 8 minuti di standing ovation e sono sicura che anche nei cinema scorreranno lacrime, spunteranno sorrisi e verranno a tutte gli occhi a cuoricino.

 

Voto: 8

 

 

 

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