Sicario

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Sicario – Stati Uniti/Messico 2015 – di Denis Villeneuve

Azione/Crimine/Drammatico – 121′

Scritto da Lorenzo Ceotto (fonte immagine: imdb.com)

Arizona, zona di confine con il Messico, la situazione è sempre più critica, pericolosa, tesa. I cartelli del narcotraffico messicani stanno creando lo scompiglio totale anche con infiltrazioni in America, morti ammazzati, cadaveri murati vivi, la faida fra bande e i continui regolamenti di conti stanno oramai minacciando l’ordine delle terre di confine statunitensi.

Diversi agenti hanno perso la vita nella lotta al narcotraffico. La situazione è insostenibile. Gli equilibri della legge oramai sono destabilizzati irreparabilmente. Necessario un intervento immediato. Kate (Emily Blunt) una delle migliori agenti dell’FBI dell’Arizona, viene ingaggiata per prendere parte ad una missione speciale per debellare il cancro prima che sia troppo tardi. Nella task force d’elite convocata dal governo alla quale prenderà parte, dovrà sottostare agli ordini di Matt Graver (Josh Brolin), capo intrepido e inossidabile ai limiti dell’incoscienza, con al fianco un consulente colombiano di nome Alejandro (Benicio Del Toro), uomo ambiguo e dal passato piuttosto oscuro. La loro missione sotto copertura sarà un viaggio apocalittico, in una terra senza Dio, fra guerriglie notturne, corpi mutilati penzolanti e corruzione pervasiva. Un viaggio guardandosi continuamente alle spalle, dove ogni amico può essere il tuo peggior nemico. Un viaggio verso il cuore del demone che ha reso il Messico un malato terminale, per estirpare ciò che minaccia un’America che non vuole più essere disturbata.

Sicario ci catapulta con disincanto dentro la malavita e la corruzione del Messico di oggi, nel male che lo sta attanagliando, un problema attuale e rilevante. Lo fa attraverso il viaggio delle forze speciali che combattono il narcotraffico. Un film crudo, spietato che non ci risparmia morti ammazzati e corpi straziati.

Una storia di confine, di una catastrofe in mano ai narcos e di immigrazione oltre che di infiltrazione. La regia che ci mostra queste terre, i paesaggi, con ripetute vedute aeree. I virtuosismi tecnici non mancano e non sono mai fini a se stessi. La sequenza dell’irruzione nel tunnel segreto dei narcotrafficanti che mette in soggettiva dello spettatore una realtà filtrata dal visore notturno e dagli infrarossi è tecnica ed esercizio al servizio della tensione e della narrazione cinematografica. Un film che si esalta anche con una fotografia superba e da riscontro di un cast tecnico in grande spolvero.

Il confine delle terre rappresentate del film, è anche il limite rarefatto tra bene e male, dove ambedue le componenti si contaminano. I corpi speciali che combattono la malavita operano fuori dal protocollo con modi poco ordinari con una condotta piuttosto discutibile. La domanda è se veramente l’unico modo per far valere la legge sia infrangerla, un controsenso che solleva diversi interrogativi nella mente dello spettatore. Questo modus operandi è veramente la cura adatta per fermare questo male? Il contesto è quello di un Messico e non solo, dove le forze dell’ordine ed i corpi militari sono corrotti. Sicario quindi è anche un film sugli intrighi di potere e sul degrado morale. Degrado che attanaglia ogni personaggio del film. Anche i personaggi positivi hanno un lato oscuro, tratto tipico e ricorrente nella filmografia di Villeneuve. In Sicario il male irrimediabilmente ha contagiato gli animi, con il crollo dei valori e la chiarezza occultata, la verità e la giustizia vengono sommerse.

Kate (Emily Blunt molto brava) rappresenta l’idealismo americano, le regole ed il controllo, quando queste vengono meno perde completamente l’orientamento e il senso del suo esistere e della sua morale. La protagonista del film è un’eroina moderna e per certi versi debole vittima, un’eroina più umana, non siamo di fronte alla solita donna-soldato, siamo di fronte ad una donna reale, umana e con le sue fragilità. Vorrebbe mettere giustizia, ma non può, la giustizia non esiste. Il disincanto del film è anche qui.

Esiste il nero, il male, un grigio magari, ma il bianco incontaminato e puro no, nulla è incontaminato, nulla è nel bene, si può provare a gettare la luce della giustizia qua è là per illuminare il buio della malavita, ma non ci riesce neanche lei, la realtà non può essere ideale.

Se c’è un eroe nel film è, scusate l’antitesi, l’antieroe per eccellenza Alejandro interpretato da Benicio del Toro. Una parte questa che sembra cucita addosso all’attore portoricano, d’altronde a questo tipo di personaggi tenebrosi e oscuri, con tratti malinconici, ci aveva già dato più di un convincente assaggio nella sua filmografia.

Lo schema dell’eroe che sconfigge il cattivo viene rotto, in un film dove una soluzione non c’è, se non un riscatto, una vendetta personale che non è proprio corrispondente alla giustizia. Non trionfano i buoni sui cattivi. Non è la chiusura di un caso che porta il bene a trionfare e regnare, il male che ha incancrenito la società rimane comunque.

Il rapporto fra bene e male è anche il rapporto del Messico con l’America, la collisione di quest’ultima con la realtà difficile di un altro paese, ed anche in questo contatto fra un metaforico bianco e nero, il film scandisce ed esalta l’incapacità di distinguere una reale differenza netta fra le due realtà. In realtà entrambe si contagiano e contaminano su livelli differenti, seppur una appaia più incastonata nell’abisso rispetto all’altra.

A suggellare un film fatto di immagini e di una cinematografia importante, vi è una sequenza “epica” che disegna le silhouette delle truppe speciali contro il tramonto. Il buio e la luce, il contrasto e la metafora del bene e del male che si fondono nella transizione fra giorno e notte, la caratterizzano come una delle scene più belle del film, un passaggio che è sintesi in una sola sequenza della poetica dell’opera. Le silhouette scure e imperscrutabili delle task force compongono il quadro definitivamente e ci interrogano per l’ennesima volta sulla verità, sulla giustizia, sull’agire morale e su cosa si nasconde dietro quelle sagome nell’incedere della notte sul giorno.

Voto: 8

 

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