Opera senza autore

locandina-19

Werk ohne Autor – Germania/Italia 2018 – di  Florian Henckel von Donnersmarck

Drammatico/Storico/Thriller – 188′

Scritto da Maria Vittoria Guaraldi (fonte immagine: mymovies.it)

Opera senza autore (Werk ohne Autor), presentato alla Mostra del cinema di Venezia in concorso, è un film diretto da Florian Henckel von Donnersmarck. La pellicola, ispirandosi alla vita del pittore Gerhard Richter, traccia un affresco sull’arte e sulla storia della Germania tra il 1937 e il 1961. 

Kurt Barnert cresce a Dresda sotto il regime nazista. Dopo aver vissuto gli orrori della guerra, decide di intraprendere studi accademici in ambito artistico dato che sin da bambino ha mostrato uno spiccato talento per il disegno. Dopo essersi affermato nell’ambito accademico durante il periodo del realismo socialista, si trasferisce a Dusseldorf dove comincia a dipingere soggetti tratti da fotografie amatoriali sfuocandoli e racchiudendo in una di esse un segreto che riguarda il suo passato. 

Il film si dipana cronologicamente seguendo la vita del protagonista e la storia della Germania fornendo anche didascalie sulle sezioni temporali. Le inquadrature sono per la maggior parte figure intere, primi piani e dettagli. Si concentrano per lo più in interni quali l’atelier e le case dei protagonisti.  I movimenti di macchina sono lenti a parte due panoramiche circolari. Il regista guarda tutto ad altezza dello sguardo umano, come se ci volesse condurre per le strade e per le sale di un museo. I momenti più importanti sono sottolineati dalla musica e da effetti di luce quasi caravaggeschi. 

Tom Schilling, attore tedesco di cinema e televisione, interpreta Kurt Barnert. Il suo è un personaggio di grande talento artistico, un ragazzo umile e molto riflessivo. L’attore mantiene una recitazione controllata ed essenziale per la  comprensione del film. 

Sebastian Koch, forse l’attore tedesco più noto al grande pubblico presente in questo film,  interpreta il professor Seenband,  un affermato medico e padre autoritario. È il personaggio più sfaccettato e interessante del film in quanto mostra comportamenti diversificati. Le sue fototessera ritratte da Kurt si possono paragonare per il gioco di luci e ombre all’inquadrature riservate a  Norman Bates quando incontra Marion. Quando recita riesce a passare da un umore all’altro semplicemente modulando lo sguardo. 

Paula Beer, nota per il film Frantz, interpreta la giovane moglie di Kurt. È succube del padre come la madre ma riesce a costruirsi la sua vita. 

Dopo Le vite degli altri, pellicola in cui si racconta la storia di uno scrittore di teatro nel periodo della Germania del Muro, Henckel von Donnersmarck ci conduce ancora una volta all’interno di altre vite, di altri spazi pennellando con pochi ma significativi tratti i suoi personaggi. Inoltre si rivela un maestro nei colpi di scena inseriti ad hoc nel corpus del film. La pellicola presenta una struttura solida anche se si insiste a volte un po’ troppo sulle scene d’amore. È un film che coniuga ancora in maniera molto efficace le peculiarità della Storia e dell’Arte della Germania e non solo ma lasciando irrisolto  per il protagonista quel mistero racchiuso in quella tela. 

Voto: 8

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