Pasta nera

pasta neraItalia 2011 – di Alessandro Piva – documentario – 62′Scritto da Giulia Bramati (fonte immagine: imdb.com)

Nel 1948 un gruppo di bambini provenienti dalle città più disastrate del Sud Italia intraprende un viaggio verso l’Emilia Romagna, dove diverse famiglie, la maggior parte delle quali vicine al Partito Comunista, avevano deciso di ospitarli per dare loro una vita meno difficile.

Pasta nera è un documentario prodotto da Cinecittà Luce, che ricostruisce il viaggio compiuto da diversi bambini delle città del sud rimaste maggiormente colpite dalla guerra verso famiglie del centro-nord, soprattutto emiliane, che avevano il compito di ospitarli per qualche tempo a partire dal 1948. L’iniziativa aveva preso vita grazie ad un gruppo di donne appartenenti al Partito Comunista, sensibili al problema della fame nel Mezzogiorno. Molte famiglie del Sud, però, preferirono non far partire i propri figli, perché si era diffusa la voce che i comunisti mangiavano i bambini.

I genitori che invece furono entusiasti del progetto affidarono i loro bambini a famiglie più benestanti, che non fecero mancare il loro affetto. Nel documentario vengono intervistati alcuni anziani che furono fruitori dell’iniziativa, sia bambini ospitati che genitori ospitanti: i loro rapporti sono stati preziosi, perché entrambe le parti hanno “dato e ricevuto”, come sottolinea una donna che aveva ospitato un bambino. La durata del viaggio sembra oggi surreale: per raggiungere Milano da Roma il treno impiegava 38 ore.

Ida Cavallini, una delle donne artefici dell’ideazione del progetto, appartenente al Partito Comunista, dice che “Marx non ne ha capito dell’uomo: abbiamo qualcosa per cui non possiamo essere cosi solidali verso gli altri, perché siamo individualisti”, ci aiutiamo solo nei momenti di bisogno e, una volta tornati ad una situazione accettabile, riprendiamo a trascorrere la nostra vita con egoismo. Il documentario, presentato a Venezia nella sezione Controcampo Italiano, risulta interessante soprattutto per la meticolosità della ricerca storica e la finezza del montaggio.

Voto: 7

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