Braveheart – Cuore impavido

Stati Uniti -1995 – di Mel Gibson –Epico/Drammatico/Azione/Storico – 178′

Recensione  di Maurizio Pessione (fonte immagine:MyMovies)

William Wallace bambino assiste all’eccidio perpetrato dal re d’Inghilterra Edoardo I Plantageneto nei riguardi dei nobili scozzesi, da lui riuniti per decidere la successione al trono rimasto vacante, e poco dopo anche alla morte del padre il quale aveva cercato di vendicarli. Divenuto adulto non è cresciuto nell’odio ma ha sviluppato un carattere mansueto e desideroso di vivere in pace mettendo su famiglia. La sua prescelta è Murron la quale però un giorno subisce il tentativo di stupro da parte di un soldato inglese. Accorso in suo aiuto, William riesce ad evitare il peggio ed a farla fuggire mentre lui tiene a bada i soldati ma non può impedire che sia comunque catturata ed infine sgozzata per ritorsione dal comandante delle guardie. La vendetta di Wallace è a quel punto spietata e dopo aver giustiziato nello stesso modo l’assassino della sua amata, diventa il paladino del riscatto e dell’indipendenza della Scozia al comando di un esercito di uomini accorsi da ogni parte della nazione che sconfigge più volte gli inglesi, anche con abili stratagemmi e che arriva a spingersi, sconfinando, sino alla città di York. Il Plantageneto allora decide di intervenire personalmente e grazie all’inganno, dopo aver corrotto alcuni nobili scozzesi, riesce a catturare Braveheart ed in seguito ad un sommario processo a farlo seviziare ed infine decapitare sulla pubblica piazza di Londra, anche se il suo coraggio e determinazione nella sofferenza hanno finito per com-muovere la folla presente.

Tutto ciò nonostante l’intervento disperato della Principessa del Galles che si è innamorata di Wallace nel frattempo e dopo averlo aiutato avvisandolo di alcuni agguati tesi dagli inglesi per catturarlo, aveva avuto con lui una notte d’amore, a seguito della quale è rimasta incinta. Il nuovo re di Scozia Robert Bruce è stato infine nominato grazie all’appoggio degli inglesi, come riconoscimento alla sua partecipazione al tradimento di Wallace assieme agli altri nobili scozzesi. Amaramente pentito, dopo aver riconosciuto il coraggio ed il patriottismo di Wallace, nel giorno in cui dovrebbe rendere omaggio all’esercito inglese schierato, Bruce arringa invece i suoi uomini e li incita alla battaglia per la conquista della libertà, nel nome di William Wallace che ha donato la sua vita alla causa. Ogni popolo ha il suo eroe, il suo martire che si è immolato per riscattare la libertà della sua gente e per conquistare l’indipendenza dal giogo del tiranno.Braveheart – Cuore impavido racconta la storia romanzata di William Wallace, il quale nella Scozia del XIII secolo ha scritto pagine indelebili di eroismo contro la prepotenza e l’arroganza degli inglesi che imperversavano in quelle terre e sottomettevano al loro volere i nobili e le popolazioni locali, per lo più ridotte in miseria.

Parte da lontano Mel Gibson, protagonista e regista del film, ad iniziare da quando, bambino, William assiste all’orribile scena dell’impiccagione collettiva di un gruppo di nobili e delle loro famiglie, inclusi i giovani figli, che dovevano decidere la successione al trono di Scozia, attirati in un agguato dall’infido re d’Inghilterra Edoardo I Plantageneto. Anche il padre del ragazzo muore di lì a breve, dopo aver cercato invano di vendicare quello scempio. La scena si sposta quindi in avanti di alcuni anni, allorchè Wallace è già un uomo maturo, apparentemente pacifico ed innamorato di Murron, che ha riconosciuto dopo molti anni da quando, bambina, al funerale di suo padre gli aveva teneramente donato un fiore per consolarlo che lui ha poi conservato romanticamente avvolto in un telo. Nonostante un’infanzia caratterizzata dalla violenza e segnata da atroci lutti William è cresciuto come un uomo pacifico che preferisce stare alla larga dai guai, cioè dagli inglesi, i quali dopo quell’eccidio sono diventati egemoni in Scozia. La sua aspirazione è quella di vivere in pace e di mettere su famiglia con l’amata Murron. Il suo destino cambia improvvisamente un giorno quando deve correrle in aiuto per salvarla dalle grinfie di un perverso soldato inglese il quale, avendone notato l’avvenenza, ha deciso senza mezzi termini di prenderla con la forza. Wallace allora ha reagito con veemenza per farla fuggire, affrontando e ridicolizzando da solo alcuni soldati inglesi al seguito che
cercavano di catturarlo.

In realtà lui e Murron si erano già segretamente sposati nel frattempo, aggirando
allo stesso tempo sia l’opposizione del padre di lei, il quale riteneva il suo amato troppo remissivo nei confronti degli oppressori, che la bieca legge della ‘jus primae noctis’ imposta dagli inglesi. La fuga di Murron però non si è completata ed è stata ugualmente catturata e quindi sgozzata senza pietà davanti a tutti dal comandante delle guardie inglesi, come ritorsione per aver osato ribellarsi ai suoi soldati. La reazione di William a questa infamia è di inaudita ferocia e determinazione. Al comando di un piccolo drappello di uomini desiderosi come lui di vendetta, sbaraglia in poche battute la guarnigione inglese e riserva per ultimo la stessa sorte procurata a Murron (che in seguito gli apparirà in visione nei momenti decisivi della sua vita), all’autore del suo assassinio. Questo tragico evento cambia William Wallace nel profondo: da uomo tollerante e pacato si trasforma in un combattente dal coraggio esemplare, risoluto ed indomito con i suoi avversari, diventando ben presto il paladino della resurrezione di un popolo offeso e vessato, nel nome della libertà e dell’autodeterminazione.Le sue gesta rimbalzano velocemente in ogni angolo della Scozia e la sua figura diviene così leggendaria
che all’inizio di un’epica battaglia alcuni combattenti stentano a riconoscerlo in quanto
convinti che Wallace debba essere alto almeno due metri. Niente a che vedere insomma con quell’uomo davanti a loro, di normale statura, il quale certo non si può definire fisicamente statuario.

Pur essendo di normale corporatura, William è però dotato di straordinario coraggio ed intelligenza che mette a frutto, anche dal punto di vista strategico, in alcune battaglie contro gli inglesi che apparentemente sembrano segnate a loro favore, per numero di soldati ed armamenti e che invece, grazie ad alcuni abili stratagemmi, Wallace riesce a ribaltare, come ad esempio a Stirling nel 1297. Il suo esercito diventa così potente e numeroso in breve tempo che, dopo aver sgominato alcune guarnigioni inglesi lungo il percorso, ne invade persino il loro territorio, espugnando la città di York dalla quale partono di solito le invasioni verso i territori scozzesi. Il Re Plantageneto interviene allora in prima persona guidando un poderoso esercito contro Wallace e nella battaglia di Falkirk sarebbe battuto a sua volta dall’abile strategia del suo avversario ribelle se non ricevesse l’aiuto decisivo dei nobili scozzesi che aveva corrotto nel frattempo, i quali nel momento decisivo della battaglia ritirano le loro truppe a cavallo lasciando Wallace ed i suoi in balia degli arcieri inglesi, noti per la loro precisione ed importanza decisiva nelle battaglie del tempo (leggere al riguardo alcuni romanzi di Bernard Cornwell, ad esempio la trilogia del Santo Graal, per avere una mirabile testimonianza in tal senso). William allora insegue il re, il quale ha lasciato anzitempo il campo di battaglia oramai certo della vittoria, ma quando scopre che fra i suoi aiutanti in campo c’è persino Robert Bruce, candidato re di Scozia che gli aveva assicurato il suo sostegno ed invece è stato corrotto anch’esso, riceve un colpo psicologico troppo duro e, ferito al petto da una freccia, rinuncia a combattere.

Bruce potrebbe facilmente ucciderlo a quel punto ma invece, pentito ed ammirato dal coraggio ed il patriottismo di Wallace, riesce a farlo salvare appena in tempo prima che venga raggiunto dai soldati inglesi. Cuore Impavido si vendica allora dei nobili traditori uccidendone ferocemente alcuni di essi, uno ad uno, come fosse un angelo sterminatore. La sua fama e la storia romantica con Murron, della quale ha fatto nascondere persino la tomba per evitare che possa essere profanata per rappresaglia dagli inglesi, giunge sino ad Isabelle, la principessa del Galles (Sophie Marceau) e francese di origine, che ha sposato il principe del Galles, erede del Plantageneto, per ragioni di convenienza politica fra Inghilterra e Francia, pur essendo egli chiaramente omosessuale. Essa è colpita dalle imprese di Wallace, dalla sua umanità e dall’insospettabile cultura in un uomo ritenuto barbaro, ricevuta da uno zio dopo la morte del padre, grazie alla quale può sostenere conversazioni sia in latino che in francese. Dopo averlo incontrato, inviata come emissario da Edoardo I per trattare la pace (mentre quest’ultimo invece sta preparando di nascosto un sottile inganno), decide di fornirgli una serie decisiva
di informazioni per evitare alcuni agguati tesi dagli inglesi. Robert Bruce ed uno dei nobili
che avevano tradito in precedenza ma che adesso si mostra pentito convincono infine Wallace a recarsi ad un incontro ad Edimburgo per fissare le prossime strategie, ma Bruce stesso scopre con orrore di essere stato usato per compiere l’ennesimo tradimento ai danni di William che i nobili sfuggiti alla sua vendetta hanno ordito nell’occasione per liberarsene definitivamente e stavolta infatti riescono a farlo catturare dagli inglesi.

Trasportato in catene a Londra e processato sommariamente, Wallace viene invitato a pentirsi pubblicamente delle sue gesta, ma egli, nonostante le suppliche della stessa principessa che gli fa visita in carcere e con la quale aveva avuto anche un fugace appuntamento amoroso quando era ancora libero, non recede. La principessa allora tenta un’estrema richiesta di grazia al Plantageneto, da tempo malato ed ormai morente nel suo letto, ma di fronte al suo rifiuto gli sussurra in un orecchio che in grembo porta un figlio di Wallace e che il principe di Galles, incapace di procreare, non vivrà a lungo. Dopo una serie di sevizie patite davanti ad un pubblico osannante, anche se ben presto esso sarà ridotto al silenzio, impressionato e commosso dal coraggio di un uomo che in punto di morte è ancora capace di urlare con tutta la forza che ha in corpo la parola ‘libertà’, Wallace subisce la decapitazione. La sua testa viene esposta sul ponte principale di Londra, mentre le gambe e le braccia vengono squartate dal suo corpo ed inviate ai quattro lati del regno come monito. La storia terrena di William Wallace si conclude ma il suo esempio è servito a Robert Bruce, divenuto re di Scozia nel frattempo, pur nella vergogna del tradimento e con il beneplacito del Plantageneto, poco prima di morire a sua volta. Nell’incontro fra i due eserciti d’Inghilterra e Scozia che dovrebbe ratificare il riconoscimento della sua corona e l’asservimento a quella inglese, Bruce si rivolge alle sue truppe schierate con un grido di ribellione e di orgoglio che le esalta e le ridesta dalla rassegnazione e dalla mortificazione: ‘Vi siete battuti per Wallace, ora battetevi per me!’.

Una frase dettata da una voce fuori campo chiude significativamente il film affermando: ‘Nell’anno del Signore 1314, patrioti scozzesi, affamati e soverchiati nel numero, sfidarono il campo di Bannockburn. Si batterono come poeti guerrieri, si batterono come Scozzesi e si guadagnarono la libertà!’. 5 premi Oscar (miglior film, regia, fotografia, trucco, e montaggio sonoro) ed altrettanti sfiorati per poco rappresentano un evidente riconoscimento, assieme a molti altri ottenuti prima e dopo, che questa opera di Mel Gibson è riuscita nell’intento di rappresentare una figura di campione della libertà e della giustizia che può essere accostata a molte altre analoghe di popoli vicini e lontani. Se Gandhi in India è stato l’esempio di un pacifista che ha sconfitto gli inglesi senza muovere un dito contro di loro; se Mandela in Sud Africa ha sacrificato gran parte della sua vita in carcere per vincere l’abominio della segregazione razziale, William Wallace in Scozia ha reagito invece con le armi all’ingiustizia ed alla sopraffazione, ma anche se è l’unico fra gli esempi indicati ad aver perso la vita sul campo, la sua impresa non ha raggiunto la stessa eco e lo stesso significato. Forse perché, pur essendo a quel tempo l’uso delle armi l’unico modo per sgravarsi dall’oppressione e far esplodere la rivolta, in un certo senso però la banalizza o semplicemente rappresenta la storia di un popolo che non è esemplare come altre per identificare un’epoca ed uno sconvolgimento politico, morale ed epocale.

Sia chiaro, dopo aver letto un po’ di documentazione in merito, è indubitabile che la storia di Wallace è stata, in alcuni episodi, romanzata da Mel Gibson, attirandosi per questo non poche critiche. Le vicende sentimentali che riguardano Murron e Isabelle sono del tutto inventate, ci sono poi divergenze di date riguardo alcuni eventi e personaggi, così come anche in battaglia le cose non sono an-date esattamente come il film mostra. Mel Gibson si è giustificato adducendo la scusa di aver volutamente spettacolarizzato alcuni eventi per dar loro una maggiore enfasi.Poiché il cinema, più che alla sequenza esatta degli avvenimenti (per questo ci sono i libri di storia) deve guardare alla loro rappresentazione e trasmettere allo spettatore delle sensazioni, dei sentimenti ed un coinvolgimento emotivo, senza stravolgere i fatti, ritrarli retoricamente o peggio ancora falsificarli, Braveheart riesce comunque ad apparire onesto ed attendibile, sfuggendo le trappole della ruffianeria, nelle quali è facile cadere in questo genere di opere ed a rimanere anzi attendibile e coerente. Lo stesso eroe scozzese non viene rappresentato come un superuomo ma anzi come una persona comune fisicamente e caratterialmente la quale, attraverso la prepotenza subita ed uno straziante dolore, ha scoperto dentro di sé forze persino inaspettate sino ad allora per reagire. Egli non è un martire, accecato dall’odio e chiaramente votato al sacrificio, come chi non avendo più nulla da perdere ha smarrito ogni rispetto persino per la sua stessa vita.

In una delle scene finali, prima di recarsi all’incontro di Edimburgo nel corso del quale verrà tradito ed in pratica consegnato agli ingle-si, ai due suoi fedeli amici e compagni d’armi che cercano di dissuaderlo risponde dicendo che il suo obiettivo è quello di vivere in pace, circondato dal calore dei suoi famigliari, come qualunque uomo libero.
Mel Gibson evita quindi accuratamente di mitizzare questo personaggio per farlo apparire invece come una proiezione di qualunque uomo normale il quale in questo caso ha avuto straordinaria ventura e sventura allo stesso tempo di diventare, suo malgrado, l’eroe di un popolo ed è forse per questa scelta che a Braveheart – Cuore impavido per assurdo manca quel senso di attrazione che nasce dai personaggi straordinari che restano a lungo poi nella memoria, pur essendo magari accentuati nelle doti carattereriali e nel carisma. È un film perciò ineccepibile dal punto di vista della narrazione, misurato nonostante gli eventi che narra, che contiene comunque anche momenti di grande commozione e spettacolo: per le battaglie sul campo, pur enfatizzate da alcuni effetti speciali, non è stato fatto uso di tecniche digitali ma di numerose comparse, più di 3000, si dice. Nonostante la lunghezza (quasi tre ore) è un’opera che fila via agevolmente, cruda, soprattutto nelle immagini delle battaglie, ma che non indulge in sequenze di compiaciuta violenza pur scorrendo in esse parecchio sangue ed inevitabilmente gli scontri armati mostrano alcune scene di grande efferatezza.

Non tutto però è guerra e violenza, c’è anche il lirismo dei boschi incantevoli, le grandi pianure e la maestose vedute della Scozia su un vasto territorio aspro e spesso inospitale nel quale la pioggia è compagna abituale (toccante la scena nella quale Wallace va a trovare Murron a casa sua e la invita ad uscire a cavallo assieme a lui nonostante la pioggia intensa ed il parere contrario dei suoi genitori, come se l’acqua che scende dal cielo non fosse di alcun ostacolo).
Le cronache narrano che alla sua uscita Braveheart ha suscitato le critiche che citavo in precedenza riguardo il rispetto della cronologia e la verità dei fatti, ma ha anche provocato una rinascita dell’orgoglio scozzese che ha portato, tre anni dopo, nel 1998 alla ricostituzione del parlamento nazionale. Forse per noi narra avvenimenti storici troppo lontani nel tempo e nei luoghi per coinvolgerci profondamente, ma può essere anche l’occasione per approfondire avvenimenti e personaggi che comunque hanno interessato di riflesso l’Europa e quindi indirettamente anche l’Italia.Dolcissima Catherine McCormack nei panni di Murron; bellissima ed anche brava Sophie Marceau nei panni della principessa Isabelle; inquietante Ian Bannen nei panni del lebbroso, padre del futuro re di Scozia (Angus MacFayden) che sembra la personificazione del demonio; veri e rudi scozzesi nei modi e nel fisico Brendan Gleeson e James Cosmo, figlio e padre. Splendida la fotografia di John Toll, giustamente premiata, che si esalta soprattutto nelle brume dei boschi e nel cogliere i colori pastello dei grandi panorami. Mel Gibson ha fornito una prova maiuscola sia come regista che come interprete per un’opera che forse non resterà nella memoria ma che da qualunque parte la si consideri merita rispetto ed ammirazione.

Voto: 8

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