Come un uragano

Nights in Rodanthe– Stati Uniti/ Australia- 2008 – di George C.Wolfe

Drammatico/Sentimentale – 97′

Scritto da Maurizio Pessione (fonte immagine: MyMovies)

 

Adrienne e Paul si ritrovano da soli casualmente in una curiosa e suggestiva pensione in riva al mare nella quale lei per isolarsi ha accettato di sostituire temporaneamente un’amica nella gestione, dopo essersi separata dal marito che la tradiva, bisognosa pure di staccare la spina dai numerosi impegni quotidiani nell’accudire i due figli adolescenti. Paul è invece un chirurgo plastico che si è rifugiato in quel luogo per ritrovare se stesso dopo un evento professionale doloroso ed aver deluso profondamente nell’occasione l’unico suo figlio, anch’esso medico. L’ambiente isolato e l’arrivo di un uragano spingono l’improvvisata coppia ad avvicinarsi ed a sviscerare le reciproche ansie. Favoriti da questo inaspettato e forzato clima di confidenza, Adrienne e Paul trovano le condizioni ideali per rileggere gli eventi ultimi della loro vita riflettendo sugli errori commessi, ritrovando nuovi stimoli ed obiettivi riguardo il futuro. In breve tempo capiscono infatti di essere attratti e fatti l’una per l’altro, non solo sentimentalmente ma anche caratterialmente. Paul, superata la furia dell’uragano senza troppi danni, parte per il Perù al fine di recuperare il rapporto con il figlio che lavora in un ospedale costruito in una zona molto povera e selvaggia, con la promessa di tornare presto da Adrienne. Una volta a destinazione le scrive molte lettere struggenti ed ottimiste che lei aspetta e legge con una passione dimenticata da tempo. Un giorno però alla sua porta si presenta il figlio di Paul e non porta con sé buone notizie…

Nicholas Sparks è uno scrittore molto apprezzato da chi predilige i romanzi sentimentali. Come un uragano è il settimo di una ventina circa in ordine cronologico che ha pubblicato sinora. Il più noto, perlomeno nella trasposizione cinematografica, è Le parole che non ti ho detto che difatti appare citato come promo anche nella locandina del film. Si tratta generalmente di racconti che fondano il loro appeal su forti sentimenti, i quali arrivano facilmente a colpire l’immaginario delle persone più sensibili e facili alla commozione. Storie di grandi amori, grandi problematiche famigliari e grandi dolori ma che contengono situazioni nelle quali molti si possono facilmente riconoscere o supporre di potercisi ritrovare, prima o poi. Il cinema, come fabbrica dei sogni, ci va a nozze con argomenti del genere, soprattutto poi se nel brodo narrativo si aggiungono interpreti di grido, icone dell’ideale maschile e femminile, come Richard Gere e Diane Lane. La storia è un classico: un lui ed una lei delusi dalla vita, per cause diverse, che si conoscono per caso e riscoprono antichi sapori passionali che pensavano di avere irrimediabilmente perso. Richard Gere è Paul Flanner un bravo chirurgo plastico al quale è capitato di vedersi morire fra le mani una paziente durante un intervento di routine, senza poter fare nulla per salvarla, in una di quelle malaugurate situazioni che capitano ogni diecimila, per cause inaspettate.

Niente che non sia già accaduto purtroppo in altri casi analoghi, se non fosse che subito dopo, anziché andare direttamente a comunicare la tragedia ai familiari della vittima, Paul ha delegato il compito ad una sua assistente con la scusa di doversi spostare per una urgenza in un’altra sala operatoria. Il figlio di Mark (James Franco), medico a sua volta, ha assistito al tragico intervento e non ha perdonato al padre il cinismo mostrato nell’occasione. Complice il naturale conflitto generazionale egli s’allontana dal padre, come aveva già fatto la madre in precedenza con l’accusa a Paul di non avere mai tempo e riguardo per la sua famiglia.
Diana Lane è Adrienne, fresca di separazione dal marito Jack (Christopher Meloni) e madre di
due figli, Viola e Charlie, per i quali si sente ancor di più responsabilizzata ed iperprotettiva. La
giovane è un’adolescente molto critica nei suoi confronti, vuoi per l’età, che per la situazione familiare. Stressata e stanca, approfittando del fatto che i figli sono in vacanza con il padre, ad Adrienne non sembra vero di poter staccare la spina, come suol dirsi, accettando la proposta dell’amica Amanda di sostituirla per qualche giorno nella gestione di un’insolita pensione fuori mano costruita proprio su una grande spiaggia. Jack, dopo averla tradita con una collega, sta cercando di fare marcia indietro, ma Adrienne non si fida più di lui che oltretutto cerca subdolamente di coinvolgere anche i figli per convincere la madre.

La strana pensione in realtà non ha clienti, se non uno solo in arrivo: immaginarsi chi possa essere… In realtà Paul ha accettato di andare in quel posto fuori dal mondo per isolarsi un po’, dopo l’incidente che ha incrinato la sua sicurezza professionale, ma anche per incontrare Robert (Scott Glenn), il marito della donna morta sotto i ferri, che gli ha intentato una causa di risarcimento ma vorrebbe comunque conoscerlo di persona prima di trovarsi di fronte nella fredda aula del tribunale. Paul e Adrienne si ritrovano così soli in quel posto dove oltretutto s’annuncia l’arrivo di un fortissimo uragano. Le reciproche diffidenze iniziali, derivanti anche dai differenti ruoli nella pensione, si stemperano ben presto nel bisogno di entrambi di sfogarsi con qualcuno per scoprire quindi che hanno molti punti in comune e provano pure un’attrazione reciproca che è sicuramente comprensibile considerando che i protagonisti sono nientemeno che Richard Gere e Diane Lane. Parlando e confidandosi le rispettive pene la coppia riesce meglio ad analizzare e focalizzare gli errori commessi sin lì, a chiarire molti dubbi e le risorte aspettative sul futuro. Adrienne si convince definitivamente sulla bontà della decisione di non tornare con il marito mentre Paul, dopo aver deluso ad un primo incontro il marito della donna morta in ospedale, avendo assunto un atteggiamento di arroccamento in difesa della sua figura professionale, senza tentare neppure di comprendere e condividere il dolore dell’uomo per la perdita della moglie con la quale ha vissuto serenamente un’intera vita, in un successiva visita a casa di Robert riesce finalmente a liberarsi dei rimorsi, a sbloccare la sua umanità indurita nel tempo ed a trovare il coraggio di scusarsi, partecipando al suo dolore.

L’uragano arriva infine con tutta la sua forza dirompente sulla struttura ed i luoghi circostanti, ma anche, simbolicamente, a spazzare via il doloroso passato dei due protagonisti perché possano rinascere, in un certo senso e ritrovare se stessi. Paul decide quindi di andare a trovare il figlio in un ospedale che ha messo in piedi nelle foreste del Perù, anche per allontanarsi dal padre che non sopportava più di avere vicino ed al quale nel frattempo ha impartito pure una lezione ricordandogli la natura sociale ed umanitaria della loro professione. Adrienne torna invece a casa ad aspettare con impazienza le numerose lettere, colme di romanticismo e programmi per il futuro, che Paul le scrive in attesa di poter tornare da lei per intraprendere assieme una nuova vita. Un giorno però a bussare alla porta di Adrienne appare un giovane ed è Mark, il figlio di Paul, il quale non porta buone notizie…
Il limite principale di questo genere di film è che sono lastricati di buone intenzioni (non c’è nulla di male a parlare d’amore, delle difficoltà di trovarlo, dei drammi familiari, di riparare agli errori del passato: tutto ciò fa parte dei casi della vita di ogni persona comune) spesso però vanificate da eventi che mirano esclusivamente a colpire lo spettatore laddove è più facile e sicuro, cioè nelle emozioni più superficiali. Inoltre le circostanze descritte sono spesso portate all’eccesso ed in tal modo anziché avvalorare i temi che rappresentano, finiscono purtroppo per svilirli e renderli inattendibili, se non addirittura risibili.

Vada per una pensione, per quanto bizzarra come tipo di costruzione, in un posto molto suggestivo in riva al mare; passi pure che possa rimanere aperta, fuori stagione, per accogliere un solo cliente e con un’unica persona improvvisata di servizio, ma un minimo di credibilità la si deve pur conservare se non si vuole sprofondare nel ridicolo. Ed allora come si fa a credere che di fronte alla prospettiva dell’arrivo di un uragano queste due persone, anziché scappare a gambe levate come consigliano pure le autorità del posto, restino a difendere il fortino ed la loro reciproca passione nascente, quando già solo a guardarla quella costruzione fa temere che possa crollare come un castello di carte, nonostante la presunta robustezza vantata dall’amica di Adrienne quando glielo ha affidato? E se Paul possiede un’auto di lusso per la quale dimostra comprensibilmente di avere molto riguardo, com’è possibile che si preoccupi più del calcio sulla portiera che gli ha affibbiato rabbiosamente il figlio della vittima quando il chirurgo si è presentato davanti alla casa del padre, piuttosto che dei rischi eventuali nel lasciarla sotto il portico della pensione all’arrivo dell’uragano? E che dire poi del fatto che passata la buriana l’auto esce dalla rimessa in perfetto ordine senza che appaia neppure più
l’ammaccatura provocata dal calcione?

Siamo d’accordo sul fatto che i motivi sentimentali ed esistenziali della coppia hanno un peso narrativo ben maggiore di alcuni particolari come quelli descritti e sui quali si può eccepire, ma come ritenere plausibile che una madre particolarmente affettuosa e premurosa con i suoi figli possa correre il rischio di trasformarli in orfani per affrontare un uragano allo scopo di curare gli interessi di un’amica, per quanto cara essa possa essere, o per non lasciare un uomo il quale, pur affascinandola sempre più, conosce solo da pochi giorni? Queste sono solo alcune delle perplessità più evidenti della sceneggiatura di John Romano e Ann Peacock che il regista George C. Wolfe (Il diavolo veste Prada) nella prima metà riesce a mascherare
catturando l’attenzione dello spettatore senza cadere nel patetico, grazie ad un discreto
quadro narrativo e l’efficace descrizione dell’evoluzione psicologica in atto nei due protagonisti.
Nel ritrovare nuove energie vitali essi scoprono di essere a loro volta sorprendentemente complementari, dopo essersi spogliati di ogni presunzione e timore, dimostrando a loro medesimi innanzitutto di essere ancora capaci di provare sensazioni e desideri che avevano affossato nell’egoismo (Paul) e nella frustrazione (Adrienne) Purtroppo invece la seconda parte si sdilinquisce in una trama di stampo adolescenziale nella quale il punto più basso è raggiunto dai testi delle lettere che Paul scrive ad Adrienne, i quali, per quanto passionali e poetici, assomigliano molto da vicino ad alcune sdolcinate massime stampate sulle confezioni dei baci Perugina, sino ad arrivare al finale lacrimevole, peraltro già ampiamente messo in preventivo.

Il canovaccio di questo genere di film infatti è in genere ampiamente prevedibile. Nella parte iniziale, in questo caso, vengono evidenziate le difficoltà psicologiche e familiari dei protagonisti, in quella centrale subentra la positività quando essi si scoprono innamorati e pianificano un futuro diverso, mentre il finale è inevitabilmente drammatico e strappalacrime. Proprio quello che il lettore/ spettatore tipo di questi drammoni si aspetta di trovare ed è perciò già predisposto in qualche modo a recepire. Va anche aggiunta, seppure come notazione marginale, che il film si discosta in alcune parti dal romanzo: in quest’ultimo, ad esempio, i figli di Adrienne sono molto più avanti nell’età ed è lei a raccontare la storia dell’avventura che ha vissuto parecchi anni prima in quel posto alla figlia adulta che è rimasta prematuramente vedova nel frattempo. Tanto per aggiungere una botta di ottimismo… Alla fine restano i bei panorami, la fotografia patinata ed il fascino azzimato e maturo dei due protagonisti
(per restare in retorica, riguardo le dicerie sulla diversa percezione dell’invecchiamento fra
uomo e donna, Richard Gere forse ci guadagna, ma certo la bellezza esplosiva di Diana Lane
messa in mostra qualche anno fà in Strade di fuoco e Cotton Club appare in questo caso, ahimè, un po’ compromessa). Fra i due, dal punto di vista della recitazione, meglio comunque Diane Lane, che è al terzo film con Richard Gere come partner, dopo il già citato Cotton Club e Un amore infedele e, per quel poco che appare, ottima la prova di Scott Glenn, capace di racchiudere nel silenzio di uno sguardo il dolore profondo accumulato dalla perdita improvvisa della moglie. Un po’ poco però per il cinefilo più esigente.

Voto:5

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