Monsters and Men

monsters_and_men

Monsters and Men – Stati Uniti 2018 – di Reinaldo Marcus Green

Drammatico – 96′

Scritto da Sarah Panatta (fonte immagine: movieplayer.it)

Tra Inarritu e nuovi realismi, l’esordio sulla “sua”pelle di Reinaldo Marcus Green

La rivoluzione dentro. Il potere e le sue debolezze. La necessitàdi riscatto e le sue frustrazioni. Fratelli e sorelle di quartiere, uniti nel sangue da secoli di inesausta disparità sociale. Di violenza pestata a calci. E sparata fuori da grilletti facili. Un giovanissimo papà, un promettente giocatore di baseball, un poliziotto coscienzioso, tre neri per una storia, fatta mostri e uomini.

Monsters and men, in concorso alla Festa del Cinema di Roma. Tratto da recenti fatti di cronaca. Un uomo punto di riferimento per il “ghetto”, solo e disarmato ma armato della sua “razza” diversa, viene circondato da sei poliziotti ed ucciso da uno di essi durante una confusa perquisizione. Uno dei suoi amici, Manny, assistendo sgomento, furioso, filma tutto con il proprio smartphone. Da quel momento la vita di Manny, ventenne ragazzo padre in cerca di lavoro e rispettabilità, e quella di molti suoi vicini di “casa” pretenderà una svolta inattesa.

Quanto valgono i tuoi diritti? Puoi, vuoi combattere per essi?

Se lo chiede senza timore di retoriche il regista e autore. Lavora infatti con pacata coerenza sugli stereotipi di “genere”, antropologico quanto cinematografico, l’esordio di Reinaldo Marcus Green, che segue i fili di una ragnatela umana che abita gli stessi luoghi, fisici ed emotivi, di molta cinematografia di Spike Lee. Per la sua trilogia di uomini troppo umani, divisi tra senso di responsabilità e di colpa, istinto di sopravvivenza e rivendicazione civile, Green disegna un intreccio debitore degli ultimi vent’anni di cinema occidentale “impegnato”, e delle acrobazie narrative di Inarritu, di cui, tra Babel e Amores Perrosripercorre lo slittamento, la moltiplicazione e sovrapposizione dei punti di vista.

Nelle mani di una regia solida e piana, quasi rettilinea, una narrazione così complessa diventa esile favola tragica, in bilico fragilissimo tra epica e documentario, delitto e (mancanza di) castigo, tra perquisizioni, giochi di carte tra amici, occhiatacce, ricatti, rifiuti, sfide, cene condite con insulti, chiacchiere agli angoli della strada. Tra villaggio globale pop e media borghesia pavida, Reinaldo Marcus Green trova il suo modo, ancora acerbo ma empatico, per tracciare la sottile linea rossa di sangue e lotte che segna ancora il cammino dei diritti civili. Che risuona familiare, anche se meno sentito, nella terra nostrana dove tanti casi “Cucchi” gridano giustizia.

Voto: 6

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Creato su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: