I pilastri della terra

 

The Pillars of the Earth– Canada/Germania/Ungheria- 2010 – di Sergio Mimica-Gezzan

Drammatico – 428′ (Miniserie televisiva, 8 puntate)

Scritto da Maurizio Pessione (fonte immagine: Cinemagay.it)

Nella lotta fra dinastie medioevali per accaparrarsi la corona d’Inghilterra, che vede perire il naturale erede al trono in un sospetto naufragio nella Manica, si inseriscono e s’intersecano fra di loro la storie di alcuni personaggi intorno alla città immaginaria di Kingsbridge, sede di un priorato che vorrebbe erigere a gloria di Dio e della crescita economica locale una sontuosa cattedrale. Rivalità, invidie, prepotenze, amori possibili ed impossibili che vedono coinvolti uomini di chiesa di opposta dirittura morale, nobili prepotenti, arrivisti, corrotti ed ambiziosi. A contrastarli ci sono persone come il priore Philip, Tom Il Costruttore, suo figlio Jack, sua madre Ellen e la giovane Aliena , figlia di un nobile ingiustamente impiccato con l’accusa di tradimento, che si ribellano ai soprusi e pur essendo in gran parte diseredati o poveri senza patria né eroi sono capaci con il loro talento, il loro carattere indomito e la loro perseveranza di riscattare e vincere sull’ingiustizia. Un’epopea che è metafora della vita di ogni tempo.

Il romanzo di Ken Follett non ha proprio bisogno di presentazioni. Oltre 1000 pagine per un epico racconto che è anche un affresco storico ambientato nell’Inghilterra del medioevo e che rappresenta un caposaldo della letteratura moderna. C’era da chiedersi come mai nessuno avesse pensato sinora di metterlo in scena, dando per scontato che ben si prestasse ai tempi ed alle prerogative del mezzo cinematografico. C’è da dire che la vastità della trama e la difficoltà oggettiva di condensare, in un film di sole due ore o anche tre, i molteplici eventi e personaggi contenuti nel racconto, poteva scoraggiare molti dal provarci. Ecco fatto che il film, da due ipotetiche ore, è diventato una miniserie di.. otto ore circa per la TV, sotto l’attenta supervisione del suo stesso autore e la produzione di Ridley Scott che, prima di dedicarsi al genere fanta-horror con Alien ed il dramma moderno con Thelma & Louise, s’era cimentato in un’opera in costume che è stata, a suo tempo, un esordio sorprendente per originalità e maturità, cioè I duellanti. Ha affidato quindi la regia, coraggiosamente, ad un esordiente come Sergio Mimica-Gezzan, che però è già stato, ed a lungo, apprezzato assistente di Steven Spielberg e, girando la gran parte del materiale in Ungheria con maestranze locali, come si può leggere nei titoli di coda i molti nomi “Attila…ecc. ecc…” si è cimentato nell’improba impresa di mettere sullo schermo l’epopea immaginaria di Ken Follett.

Ci sono riusciti? Sì e no, perché le quattro puntate della miniserie evidenziano ancora una volta la difficoltà di trasporre un mito letterario sullo schermo. Però l’onore delle armi, come suol dirsi e ben si adatta al genere, gli va certamente concesso, seppure il racconto parte in sordina, quasi titubante di fronte alla mole di lavoro che attende autori ed interpreti prima della conclusione. Si riconosce immediatamente un’icona del grande schermo come Donald Sutherland, qui però in una parte secondaria. Si scopre la grande maschera e la poderosa e matura prova recitativa di Ian McShane nei panni del perfido vescovo Waleran, ma si stenta a distinguere negli altri personaggi principali del racconto le stesse figure che sono così ben rappresentate nel romanzo, che appaiono inizialmente come sminuite e banalizzate. Per fortuna è solo un’impressione, perchè nel prosieguo ogni personaggio prende decisamente più corpo: dalla splendida e presunta strega Ellen, sensual mente e con il giusto “fisique du role” raffigurata da Natalia Woerner, ad Hayley Atwell (Aliena) la figura femminile centrale del romanzo. Una giovane costretta a diventare donna molto presto e che, dopo aver subito l’offesa peggiore, ha saputo lottare per riscattare se stessa ed il padre (Sutherland), ingiustamente impiccato con l’infamante accusa di tradimento, per riconquistare lo scippato titolo nobiliare alla sua famiglia, rappresentando al meglio la determinazione femminile senza perdere dolcezza, fascino ed appeal.

Sia il romanzo che il film mettono in risalto, nonostante l’epoca contraddistinta da guerrieri indomiti che si esibiscono sul “palcoscenico” delle crociate per conquistarsi la stima dei regnanti e disposti ad incrociare la spada per scopi nobili e non, alcune figure femminili che, nel bene e nel male, fanno comunque “girare il mondo” solo in parte declinato al maschile.
Se il personaggio del priore Philip interpretato da Matthew MacFayden appare appropriato, così come quello del fratellastro geloso Alfred (Liam Garrison), sembra appena sufficiente invece quello di Jack (Eddie Redmayne), meno carismatico e più infantile nell’aspetto di quello descritto nel romanzo e che infine è riuscito a conquistare il cuore della bella ma anche esigente Aliena. Mentre il più sacrificato di tutti è il personaggio di Tom il Costruttore (Rufus Sewell), decisamente troppo convenzionale e anonimo per il ruolo che dovrebbe invece rappresentare. Difficile dire se il romanzo è rispettato appieno. Alcuni particolari sembrano un po’ forzati, come il rapporto incestuale, insistito, fra i due cattivi per antomasia Sarah Parish (Regan) e David Oakes (William), ma la presenza dello stesso autore Ken Follett sul set dovrebbe comunque rappresentare una garanzia sul fatto che i contenuti del romanzo siano stati rispettati.

Decisamente esagerata invece è l’ostentazione del sangue nelle scene di guerra, schizzi accentuati nella dinamica e nella rappresentazione, che nulla aggiungono alla crudezza delle immagini. Sono invece un pò “ruffiane” alcune scene di sesso che vedono coinvolti soprattutto Ellen/Tom e Aliena/Jack. Una concessione al voyerismo che francamente contrasta poi con la “delicatezza” mostrata invece nella scena del brutale stupro di Aliena da parte del bestiale e prepotente William. Va detto che nel corso delle quattro puntate la miniserie prende progressivamente sostanza e ciò può essere dovuto sia al fatto che in un tempo così lungo gli autori hanno avuto la possibilità di sviluppare compiutamente le molteplici tematiche dell’opera, ma anche che sono riusciti a focalizzare adeguatamente la complessità di una saga di inusuale ampiezza narrativa, rendendo onore al romanzo ed al suo scrittore. Molto suggestive le ultime sequenze che mostrano la sovrapposizione delle immagini della cattedrale nella finzione, quando risulta ultimata, con una analoga reale, così come appare ai giorni nostri.

Lasciando per ultime le vicende narrate nell’opera, giusto per inquadrarne il contesto, ma non potendo raccontare mille pagine ed otto ore circa di questa miniserie, si può molto sintetizzare (parola… grossa anche in un commento come questo) dicendo che sono ambientate in Inghilterra in un’epoca dominata da re, principi, nobili ambiziosi e prepotenti, salvo poche eccezioni ed una chiesa che appare in tutte le sue contraddizioni fra bramosia del potere terreno di alcuni, guarda caso spesso chi punta alle alte sfere della gerarchia ecclesiastica e la fede sincera di altri, guarda caso i più umili fra i frati. Preso in mezzo il popolo affamato e vessato, nel quale si riconoscono e si stagliano comunque persone come Tom il Costruttore, che fatica a sbarcare il lunario della sua famiglia, pur avendo capacità ammirevoli d’architetto autodidatta, che può arrivare persino a progettare una cattedrale grandiosa in una regione dove è stridente il contrasto fra la miseria di molti e la volontà comunque di innalzare imponenti e costosissimi monumenti a gloria di Dio. Seppure poi gli stessi diventano misura d’importanza per il luogo e stimolo per sviluppi di tipo economico-commerciali che generano benessere e posti di lavoro.

La cittadina di Kingsbridge, pur essendocene più d’una con questo nome in Inghilterra, è qui immaginaria, così come la sua cattedrale la cui costruzione copre per intero la trama dell’opera e sarà completata da Jack, anche se nelle ultime sequenze viene sfumata con la veduta dell’odierna cattedrale di Salisbury. Una nota di curiosità può forse essere quella che nell’Inghilterra del tempo le cattedrali venivano costruite di fianco ai priorati, a differenza che in Italia, ad esempio, dove la cattedrale (da “cattedra” che è il trono del vescovo) di solito è una chiesa più importante e più riccamente ornata alle dirette dipendenze del vescovo. In quelle terre quindi e nel racconto de I pilastri della terra non era chiaro chi ne fosse amministratore e responsabile fra il vescovo ed il priore. Da qui i contrasti conseguenti. Le lotte che avvengono nel corso del racconto riguardano perciò i re, nello specifico fra Stefano e Matilde, per ragioni di supremazia fra dinastie rivali, a seguito di un naufragio dove è morto annegato, in circostanze perlomeno sospette, il pretendente al trono; fra il vescovo Waleran ed il priore di Kingsbridge Philip, il primo ambizioso ed opportunista, quanto il secondo onesto e determinato nel mantenere la sua dirittura morale; fra nobili in competizione per mantenere il titolo o per strap-parlo ad un rivale, cercando di accattivarsi le simpatie del re prevalente.

In mezzo avvenimenti che raccontano le battaglie in Terra Santa per acquisire meriti e titoli ed una serie di personaggi indimenticabili che sono al centro della storia (Tom, Aliena, Jack, Ellen, Waleran, Philip, William e sua madre Regan, ecc. ecc.), i quali si alternano nella lunghissima drammatica storia, dandole lustro e consistenza narrativa. Un’opera letteraria che è oramai un cult ed una rappresentazione per il piccolo schermo (si fa per dire con i TV al plasma e Led attuali) che cerca di non far sembrare eccessiva la distanza con la prima in termini di qualità, riuscendoci sempre più, pur con esiti alterni, mano a mano che si avvicina alla conclusione, dopo un inizio, come si sottolineava, un po’ sottotono.

Voto:7

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