A River Changes Course

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A River Changes Course – Cambogia 2013 – di Kalyanee Mam

Documentario/Drammatico – 83′

Scritto da Barbara Scalco (fonte immagine: imdb.com)

Kalynaee Mam osserva nel corso di due lunghi anni la vita di alcuni villaggi della Cambogia. Ne indaga la bellezza ma sopratutto ne denuncia i pericolosi cambiamenti.

Tutti sappiamo che il mondo occidentale, come noi lo conosciamo, non rispecchia al completo l’identità del nostro pianeta, malgrado questo non tutti conoscono o almeno hanno la curiosità di capire cosa avviene davvero nell’altra metà apparentemente così distante da noi. Forse è per disinteresse ma più probabilmente è perché l’uomo occidentale è troppo preso dalla sua vita frenetica per potersi permettere il lusso di fermarsi un momento a riflettere.

Eppure risulta davvero strano come, da questo documentario si riconoscano nei protagonisti pensieri e parole che in realtà ci appartengono e nei quali più di una volta in qualche modo ci rispecchiamo: le stesse preoccupazioni, lo stesso sguardo rivolto al futuro, le stesse speranze, incertezze e la stessa infernale dipendenza dal denaro. Cosa c’è allora di veramente diverso? Vita, usi e costumi sono inevitabilmente differenti ma quello che colpisce l’occhio e lo attira verso di sé è il verde, la sua onnipresenza e bel- lezza. Ovunque si guardi il paesaggio è natura allo stato puro, affascinante e selvaggia come è sempre stata e come dovrebbe continuare ad essere mantenuta. Come sembrano romantiche per noi queste figure che da mattina a sera lavorano per e con la terra coinvolte nel corso dell’intero ecosistema. Pesca, agricoltura e piccolo commercio sono le attività principali che da anni alimentano i villaggi lungo il fiume che attraversa la Cambogia: il Tonle Sap.

Kalyanee Mam, avvocata e regista cambogiana, gira questo documentario nel corso di due anni, durante i quali si sofferma su tre vite in particolare, le vite di tre ragazzi costretti ad andarsene lontano dalla propria famiglia in direzione della capitale Phnom Penh la quale, squallida e sporca in realtà non ha nulla di attraente se non per quelle comodità che i villaggi non si possono permettere.

Cosa spinge allora questi ragazzi a raggiungere la città se non la mancanza di lavoro e denaro? Al loro villaggio ormai si è costretti a lavorare duro senza la certezza di avere cibo per il giorno dopo e i pochi soldi che avanzano servono per pareggiare i conti con le banche che sì, sono arrivate fin lì.

Improvvisamente dunque si capisce cosa si cela dietro quello sguardo afflitto e triste dei protagonisti e delle loro famiglie, quello che spaventa davvero queste persone è il cambiamento, perché quello che una volta era un villaggio ora rimane solo un “paese per vecchi” dal quale i giovani sono costretti a scappare per poter lavorare nelle fabbriche della città, le quali a stento daranno i soldi necessari per garantire un minimo di istruzione ai fratelli più piccoli. Oltre ai giovani a scomparire sono anche i pesci e le foreste, oggetto di disboscamenti sempre più frenetici da parte di uomini che forse non pensano che quegli alberi erano l’unica fonte di sussistenza di intere famiglie.

Kalyanee ci prova, prova a spiegare al mondo le preoccupazioni della sua gente per mezzo di questo documentario schietto e sincero. Quello che ci mostra è la vita quotidiana, i problemi di ogni giorno, i bimbi piccoli da accudire, i panni da lavare e il lavoro da sbrigare. La regista sembra chiedere al mondo di prenderselo quel minuto per fermarsi a pensare, e se davvero ci sentiamo troppo distanti da quel paese per riuscire a preoccuparcene allora forse è il caso che pensiamo a quelle foreste e a quella terra che ogni giorno calpestiamo e chiediamocelo una volta per tutte:” Il verde? Dov’è?”.

Voto: 8

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