Il nome del figlio

il nome del figlioItalia 2015 – di Francesca Archibugi – commedia – 94′Scritto da Giulia Bramati (fonte immagine: imdb.com)

Una tranquilla cena tra cinque nevrotici amici si trasforma in un susseguirsi di liti, rivelazioni e disillusioni. Paolo (Alessandro Gassmann) si presenta a casa della sorella Betta (Valeria Golino) e del marito Sandro (Luigi Lo Cascio), dove trova anche l’amico d’infanzia Claudio (Rocco Papaleo). In attesa dell’arrivo di sua moglie Simona (Micaela Ramazzotti), decide di rivelare agli amici il nome che ha scelto per il figlio che sta per nascere.

Alla vigilia dell’uscita in sala dell’ennesimo remake di una commedia francese in salsa italica, c’è da chiedersi in quali condizioni riversi lo stato del cinema italiano. Il successo di botteghino di alcuni film come Benvenuti al sud, prontamente risceneggiato con ambientazioni nostrane dopo il successo della commedia Giù al nord, ha spinto le case di produzione a finanziare pellicole che rimaneggiano film di successo di altri Paesi, tra cui spicca soprattutto la Francia. Il remake è infatti, per certi aspetti, una garanzia: il produttore conosce i punti di forza della sceneggiatura e promuove un prodotto che ha notevoli possibilità di successo, soprattutto nel caso in cui nel cast si annoverino attori apprezzati dal grande pubblico.

Benché nei titoli di testa de Il nome del figlio si sottolinei la dipendenza del film dalla pièce teatrale “Le Prénom” di Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte, è difficile ignorare il fatto che i due commediografi francesi avessero già realizzato nel 2012 la trasposizione cinematografica del testo curandone anche la regia, distribuita in Italia con il titolo di Cena tra amici. La regista Francesca Archibugi, anche sceneggiatrice della pellicola insieme a Francesco Piccolo, ha avuto un terreno più facile avendo già potuto constatare sullo schermo i rischi che quel copione poteva comportare. Il film racconta una tranquilla cena tra cinque nevrotici amici che si trasforma in un susseguirsi di liti, rivelazioni e disillusioni. Paolo si presenta a casa della sorella Betta e del marito Sandro, dove trova anche l’amico d’infanzia Claudio. In attesa dell’arrivo di sua moglie Simona, decide di rivelare agli amici il nome che ha scelto per il figlio che sta per nascere. E qui si inserisce quel primo frammento di provincialismo che dilagherà nell’intera sceneggiatura.

Come un copione teatrale spesso richiede, gli spazi dell’azione sono limitati e l’attore diviene essenziale: la regista dunque ha scelto attori che recitano non solo al cinema, ma anche a teatro, perché sapessero gestire quella particolare situazione. Per evitare la monotonia di inquadrature fisse in un solo interno, si è scelto di utilizzare frequenti movimenti di macchina che cercando i raggiungere i personaggi nella loro intimità, mostrano sguardi e lasciandone immaginare i pensieri. Ma il film non funziona, perché nonostante l’impegno e la bravura degli interpreti, manca il ritmo di una sceneggiatura spesso forzata che non riesce a gestire i frequenti colpi di scena del copione francese. Il nome del figlio vuole raccontare la crisi della società contemporanea italiana, mostrando da un lato il fallimento di un intellettuale soggiogato alla macchina del social network, dall’altro l’amarezza di un agiato uomo d’affari senza valori; il tentativo, però, non giunge a compimento, in quanto la sceneggiatura cade in un reticolo di stereotipi più o meno accentuati che indeboliscono l’aspirazione critica del film. Francesco Piccolo, scrittore e stretto collaboratore di Virzì (qui in veste di produttore), non riesce a regalare alla sceneggiatura quella sottigliezza caratteristica dei suoi libri, che strappa un sorriso ai suoi lettori; l’umorismo resta accennato e non vengono sviluppate situazioni di genuina ilarità, a cui si predilige l’uso di una poco marcata ironia.

Un remake non necessario, insomma, questo nuovo film della regista romana, che riesce a raggiungere una sua dignità solo grazie alla qualità dei suoi interpreti.

Voto: 6

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