Il cattivo tenente – Ultima chiamata New Orleans

Bad Lieutenant http://movie-trailer.com

 

Bad Lieutenant: Port of Call New Orleans– Stati Uniti-  2009 – di Werner Herzog- Thriller/Drammatico/Poliziesco – 121′- Scritto da Maurizio Pessione (fonte immagine: ScreenWEEK)

Terence McDonagh scala la gerarchia della polizia di New Orleans grazie alla sua abilità e determinazione nel risolvere i casi più difficili. Non è però uno stinco di santo: si droga, ad esempio, procu-randosi la cocaina sia all’interno della polizia che molestando malcapitati con la minaccia di inguaiarli anche per via di un solo spinello. Per compagna ha una prostituta con la quale condivide le sniffate ed un sincero affetto, ricambiato, neppure scalfitto dal mestiere della donna, che asseconda. Il padre è un alcolizzato, New Orleans è appena stata devastata dall’uragano Katrina e le sue vie sono dominate dalle bande malavitose ed i boss che gestiscono i vari business. Terence è un personaggio contradditorio: si prende a cuore la strage di una famiglia senegalese da parte di uno spietato boss locale, infiltrandosi persino nella sua organizzazione per incastrarlo, ma non si fa scrupoli di tormentare alcune coppiette per procurarsi con una scusa qualsiasi la cocaina. Neppure la redenzione del padre e della compagna dalla droga e dall’alcool, una ennesima promozione a capitano ed un futuro che potrebbe essere sereno sono sufficienti per distoglierlo dai suoi vizietti e storture.

Con lo stesso titolo, ma senza la successiva didascalia che sembra messa apposta per stabilire la differenza, Abel Ferrara aveva realizzato negli anni novanta un film che a sua volta parlava, pur in una storia ed ambientazione completamente diverse, di un tenente della polizia deviato e dall’etica perlomeno discutibile, angosciato al suo interno, prima ancora che dal mondo nel quale svolge il suo lavoro. Uno di quei casi nei quali non si sa più distinguere la parte giusta da quella sbagliata e dove tutto, persino dentro le istituzioni che dovrebbero essere d’esempio ed a garanzia della legalità, sembra marcio e senza speranza.
Werner Herzog, come Wim Wenders, Emir Kusturica, John Woo, ecc. ecc. è uno di quei cinea-sti di talento non di origine americana che, dopo essersi fatti un nome nei loro paesi di origine, hanno voluto provare il salto oltre oceano dentro la cinematografia più facoltosa ed attraente del pianeta. I risultati però in genere sono inferiori ai precedenti, nonostante i maggiori budget disponibili ed il poter ricorrere ad interpreti dal richiamo mediatico immediato, a conferma che l’ispirazione non nasce dal denaro ma spesso si esprime meglio senza, con la ‘fame’ dentro.
Il cattivo tenente – Ultima chiamata New Orleans non fa eccezione. Chi conosce Werner Herzog per le sue opere precedenti: da Aguirre furore di Dio e Nosferatu principe delle tenebre farà fatica a riconoscere la personalità dello stesso autore, se non in alcuni particolari momenti (le visioni di Nicolas Cage delle iguane e l’anima che balla ancora vicino al corpo morto) che sono perlomeno inusuali in un’opera di questo genere e se il regista fosse di cultura americana.

Il tenente Terence McDonagh (Cage) è un uomo dilaniato da enormi contraddizioni. Pur essendo un poliziotto integerrimo nello svolgimento del suo compito, che ha già avuto persino un paio di promozioni per meriti sul campo, stimato dal suo capo e con la schiena danneggiata irrimediabilmente in conseguenza di un intervento per soccorrere un prigioniero che stava annegando in carcere a seguito delle inondazioni provocate dall’uragano Katrina a New Orleans, è una persona che opera per istinto, più che per dei principi e quindi può passare dal bene al male con facilità ed indifferenza. È anche un drogato, che ama una prostituta, Frankie (la bellissima Eva Mendes) ed ha un padre alcolizzato. Si procura la droga in vari modi, approfittando ad esempio dei sequestri che la polizia stessa esegue durante le operazioni sul territorio. Per completare il quadro è uno scommettitore incallito che spesso va in debito, suscitando le ire dei malavitosi che controllano questo genere di business e di crediti. Non ha nessun problema ad andare con altre donne, anche in circostanze bieche ed accettare
allo stesso tempo senza battere ciglio che la sua compagna svolga il suo antico mestiere con
clienti di alto bordo, non sempre puliti e corretti. Fra Terence e Frankie c’è comunque un’intesa che va oltre questi ‘particolari’. Sembra che entrambi svolgano una professione come un’altra: inevitabile, dignitosa, con tutte le storture ed ingiustizie conseguenti.

L’assassinio di un’intera famiglia senegalese, per punire uno spacciatore che ha invaso il campo di un boss della zona, avvia una serie di indagini che portano il cattivo tenente a colludere con il boss sospettato della strage ed a minacciare, esagerando nelle sue funzioni, una vecchia ricoverata in una casa di riposo, pestando però i piedi sbagliati, così da tirarsi addosso una ispezione interna che lo relega ad un ruolo di comprimario. Ma siccome non ha nulla da perdere e non è uomo da restare ai margini sarà comunque protagonista della soluzione del caso ottenendo la riabilitazione, un’altra promozione ed apparentemente a sistemare la sua vita, quella della sua compagna e del padre, entrambi redenti dalla droga e dall’alcool nel frattempo. Tutto a posto ed un finale finalmente positivo ed a lieto fine? Macchè…
Fra le abitudini particolari del tenente, diventato capitano, McDonagh c’è da tempo quella di aspettare le coppiette fuori dai locali notturni per incastrarle con qualche spinello o bustina di droga. Lo scopo in realtà è solo quello di requisirgliela, minacciandoli di metterli nei guai, per poi usarla lui stesso per consumo personale. Le ultime immagini del film lo vedono pronto a ripetere un’altra di queste meschinità. Il riscatto della sua compagna e quello del padre non sembra perciò averlo contagiato: lui insomma resta il cattivo tenente, ora addirittura capitano. Il cattivo tenente – Ultima chiamata New Orleans è un film gelido, tristo oltreché triste, che
mette a nudo un ambiente nella quale la legalità sembra bandita, dominata da cosche di malavitosi che si sono divisi territori ed affari, solo apparentemente o in parte osteggiati dalle autorità adibite al mantenimento dell’ordine.

Non c’è traccia infatti delle persone comuni, della vita normale, sembra di essere dentro un videogame sparatutto nel quale non c’è più la misura del bene ma solo una scala esponenziale relativa al male. Lo stesso McDonagh, che ha attenzioni persino eccessive di tenerezza e protezione nei confronti della sua prostituta e compagna, del padre e persino della matrigna e che in un mare di cinismo e di spietatezza è l’unico a conservare un briciolo di umanità per soccorrere i più deboli e farsi carico dei loro problemi, sembra mosso più dall’istinto che da reali positive qualità, trasformandosi poi con la stessa facilità in un aguzzino che approfitta di alcune malcapitate vittime, costringendo persino un ragazzo ad assistere mentre abusa della prostituta che l’accompagna. Il cattivo tenente è impossibile disgiungerlo dalla poderosa interpretazione di Nicolas Cage, mai così bravo come in questo ruolo nel quale riesce davvero, con la mimica ed il portamento, a dare vita ad un personaggio così controverso, mal ridotto fisicamente e psicologicamente. Pare che abbia accettato anche un compenso molto più basso dei suoi standard abituali pur di interpretate questo personaggio. Si vede da come l’ha affrontato e fatto suo. Narrano le cronache che Abel Ferrara non abbia per nulla gradito questa sorta di remake, mentre Werner Herzog non lo consideri tale, escluso l’esplicito riferimento del titolo. C’è da credergli, perché se nel film di Ferrara il cattivo tenente è un personaggio la cui perversione è di natura interiore, qui invece il quadro è completamente diverso e sembra nascere soprattutto da un ambiente esterno degradato, del quale il cattivo tenente interpretato da Cage è il prodotto, un uomo impulsivo, nel bene e nel male, incapace di distinguere l’uno dall’altro.

Voto:6

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