The Raid

the raidIndonesia/Francia/USA 2011 – di Gareth Evans – thriller/poliziesco – 101′Scritto da Giulia Bramati (fonte immagine: imdb.com)

Una squadra speciale di polizia ottiene l’incarico di introdursi in un edificio, covo dei più pericolosi uomini indonesiani, per fermare l’organizzazione criminale. La missione si rivela difficile, ma soprattutto molto sanguinosa.

Uk premiere per un film ricco di violenza. L’intreccio segue i canoni dei film d’azione, dove i protagonisti combattono gli antagonisti, subendo numerose perdite, ma riuscendo a sconfiggere l’organizzazione criminale. Alla trama, si accostano una serie di storie secondarie piuttosto scontate, come l’incontro tra due fratelli, uno poliziotto e l’altro criminale; il tradimento di un membro della squadra speciale, che uccide i suoi compagni; il salvataggio di un uomo in punto di morte grazie ad un pietoso abitante del covo criminale. The raid è un film di genere, girato con un particolare stile registico, che lo rende più originale dei classici film d’azione; la qualità delle inquadrature è infatti piuttosto alta, grazie all’adozione di un metodo sperimentale, che aiuta a creare tensione: il frequente e particolare uso della camera a mano e di sequenze riprese dall’alto permette il coinvolgimento dello spettatore.

Molto interessante anche l’accostamento luci-colonna sonora: Mike Shinoda, fondatore dei Linkin Park, ha inciso un soundtrack che si adatta perfettamente al tipo di film e che, insieme alle luce al neon soffuse, crea un’atmosfera di tensione. Il regista Gareth Evans, al suo terzo lungometraggio, gestisce bene la pellicola nella prima parte, dove l’intreccio, sebbene molto violento e a tratti poco realistico, ha un buon impatto sul pubblico. Dopo i primi 50 minuti, però, la storia diventa sempre più surreale (per esempio, l’agente di polizia che spicca sugli altri combatte a mani nude contro quattro criminale armati, sconfiggendoli tutti quanti). L’ampia presenza di arti marziali e di incredibili combattimenti a due nella seconda parte della pellicola fa perdere la credibilità dell’intreccio e dunque anche la drammaticità.

Apprezzabile la scelta di ambientare l’intero lungometraggio all’interno di un unico enorme edificio, di cui ogni piano rappresenta una base dell’organizzazione criminale. L’atmosfera che il regista ha voluto creare è quella di un videogioco a livelli, in cui ogni conquista da parte della squadra speciale di polizia porta ad un livello superiore, concretamente rappresentato da un piano dell’edificio, fino ad arrivare al piano dove risiede il capo, il più terribile dei criminali, il quale attraverso numerose telecamere sparse nei corridoi, ha il supremo controllo della situazione.

L’intento del regista era forse quello si divertire il pubblico, più che scioccarlo.

Voto: 6

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