El Abrazo de la Serpiente

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El Abrazo de la Serpiente  – Colombia/Venezuela/Argentina 2015 -di Ciro Guerra

Avventura/Drammatico – 125′

Scritto da Eva Cabras (fonte immagine: trigono-film.org)

Ispirato alle pionieristiche esplorazioni di Theodor Kock-Grunberg e Richard Evans Schultes nell’Amazzonia nord-occidentale, El Abrazo de la Serpiente racconta il rapporto tra indigeni e forestieri attraverso la memoria dello sciamano Karamakate.

Nelle profondità inesplorate dell’Amazzonia vive Karamakate, sciamano indigeno rimasto l’unico sopravvisuto del proprio popolo. Due volte nel corso della sua vita si è trovato ad aiutare degli occidentali in difficolta, persi nel folto della vegetazione, colpiti da malattie sconosciute e alla ricerca del medesimo tesoro: la yakruna, una pianta sacra allucinogena che infesta l’albero della gomma. Le due diverse, ma simili, occasioni di contatto tra mondi agli antipodi vengono raccontate da Ciro Guerra su separati piani temporali. Theo, personaggio ispirato ai viaggi di Theodor Kock-Grunberg agli inizi del ‘900, convince il giovane Karamakate a curarlo e accompagnarlo alla ricerca della preziosa pianta con la promessa di aver incontrato alcuni altri sopravvissuti della sua stessa tribù. Evans, modellato sulla figura del botanico Richard Evans Schultes, viene invece in contatto con lo sciamano quando oramai quest’ultimo è diventato anziano e segnato da anni di solitudine, con la memoria evanescente e la convinzione di aver perduto il contatto con le proprie radici. La seconda spedizione verso la yakruna riporta a galla i ricordi dell’indigeno, comprese entrambe le spiacevoli conclusioni dei viaggi. Sia Theo che Evans tentano, infatti, di approfittare della yakruna per coltivare i redditizzi alberi del caucciù, materia prima amazzone responsabile dei barbari genocidi che hanno decimato o eliminato completamente le popolazioni native della foresta.

Lo spettro del colonialismo aleggia per tutta la durata di El Abrazo de la Serpiente, ma si mimetizza nel tessuto narrativo lasciando il primo piano alle vicende personali dei protagonisti. Alla fine del film ciò che prevale non è l’ennesimo resoconto storico sulle barbarie dei colombiani, ma la capacità degli indigeni di sopravvivere e perdonare, così come fa Karamakate. Lo sciamano porta a termine la sua missione come un vero eroe, poiché perdona il doppio tradimento e segue la sua vocazione, quella che lo vuole insegnante e promotore delle tradizioni ancestrali dei suoi avi. Il lungo e tortuoso percorso che conduce l’indigeno alla sua realizzazione spirituale si sovrappone a quello degli esploratori, che interagiscono con le polazioni amazzoniche in maniera diretta e profondamente umana. L’occhio di Ciro Guerra non rappresenta gli indigeni come oggetti esposti in una teca, da osservare a distanza con pigra curiosità, ma affonda nella loro psicologia, nella loro mentalità e nel loro richissimo bagaglio culturale. Lo spettatore empatizza con i nativi, esperienza rara da sperimentare quando si parla di film sui misteri dell’Amazzonia. Quello di Guerra è, infatti, il primo film di finzione girato nella foresta da almeno trent’anni. La scelta del bianco e nero ben si sposa con la poetica del film, lontano anni luce dal mero documentario, solitamente concentrato sulla raffigurazione iper realistica della natura incontaminata, sul verde intenso della vegetazione e sulla qualità fotografica dell’esotico.

Dettagli simbolici e lenti movimenti di macchina accompagnano i ricercatori nella loro missione, conservandoli sempre circondati dalla vastità della natura, dalla selvaggia potenza dell’ambiente. L’esotismo ritratto da Guerra è però un esotismo dell’anima, che si rivela in più momenti attraverso gli scontri culturali e morali tra personaggi di diversa provenienza. Durante la peregrinazione di Karamakate sul Rio delle Amazzoni, veniamo in contatto con i diversi tentativi di evangelizzazione cristiana delle popolazioni indi- gene. In essi rifulge la consapevolezza degli errori fatti, la cieca arroganza occidentale che ha voluto cancellare dalla Terra le usanze e le tradizioni pagane, trasformando i villaggi amazzoni in cumuli di fanatismo, molto simili all’isteria del Colonnello Kurtz sul fiume Nung in Apocalypse Now. L’infinita pazienza dello sciamano e la sua bonaria voglia di tramandare la propria conoscenza concludono El Abrazo de la Serpiente nel segno della riconciliazione, nella speranza che il passato possa finalmente portare con- siglio.

Voto: 8

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