Innocenti bugie

Knight and Day– Stati Uniti-  2010 – di James Mangold – Commedia/Azione – 109′- Scritto da Maurizio Pessione (fonte immagine: Coming Soon)

 

Roy Miller è un agente della CIA che sembra improvvisamente impazzito. Braccato dalla sua stessa centrale di spionaggio, ha conosciuto all’aeroporto di Boston in circostanze fortuite (ma sarà proprio così?) June Havens che ritrova poi imbarcata nel suo stesso volo. In realtà egli sta fuggendo per proteggere la straordinaria invenzione di un geniale studente, nascosto a sua volta per evitare che entrambi finiscano nelle mani sbagliate. Il rischio è che quella stessa invenzione diventi un’arma pericolosissima in mano a organizzazioni malavitose. Ricercato come un criminale, è costretto ad eliminare i pochi altri passeggeri dell’aereo che sono in realtà dei sicari inviati per ucciderlo, incluso il personale di bordo, prima di effettuare uno spettacolare atterraggio di fortuna in un campo di mais. È l’inizio di una serie di incredibili inseguimenti, fughe e tentativi d’intercettamen-to, anche da parte di un’organizzazione di narcotrafficanti. June dapprima è terrorizzata dal ritro-varsi in mezzo ad una storia che non è in grado di comprendere, quindi è disorientata dagli atteggiamenti contraddittori di Roy. La stessa CIA cerca di metterla in guardia mostrandole inequivocabili filmati riguardo a quest’ultimo quando è riuscita a tornarsene a casa sana e salva, grazie proprio all’aiuto del pericoloso agente apparentemente deviato. Eppure lei s’innamora lo stesso di quell’uomo affascinante, brutale e tenero allo stesso tempo, finendo per diventare sua complice. La resa dei conti è cruenta ma anche romantica.

Che cos’è il cinema in definitiva? Qualcuno l’ha definito a suo tempo la Settima Arte, quindi di primo acchito viene subito in mente qualcosa di serio ed importante, che ha molto a che fare con la Cultura, quella con la ‘C’ maiuscola. Invece sappiamo che non è così facilmente catalogabile perché nei vari generi che esso contiene ci sono esempi anche molto distanti fra loro, in alcuni casi addirit-tura opposti ed inconciliabili. Che cos’ha a che fare difatti un film come Innocenti bugie con qualunque opera di Scorsese, Kubrick, Leone, Lynch, tanto per citare qualche autore a caso? Facile risposta: niente! Se non il fatto che comunque, sia in questo che in quelle, c’è un comune denominatore rappresentato da un cast, un regista, una sceneggiatura, tutto ciò che è necessario insomma dal punto di vista tecnico per realizzare un’opera cinematografica. Eppure di un dipinto, una scultura ad esempio, per quanto stravaganti, innovativi o futili essi possano essere, nessuno s’azzarderebbe mai a dire che non si tratta comunque di arte, bella o brutta che sia; al massimo si attribuiscono a loro aggettivi come “concettuale”, “graffiti” o “post moderno”, giusto per definire tutto ciò che esce dall’ordinario e dallo stile classico. Il cinema invece (così come la musica ed in parte anche la letteratura, in particolare quella romanzata), si può dividere in almeno due macro aree: quella strettamente di consumo ed intratten-mento, fine a se stessa quindi, che è, formalmente almeno, in contrapposizione con quella che punta alla creatività ed ai contenuti d’impronta civile, sociale e filosofica.

Si tratta quindi di una forma d’espressione che racchiude stridenti contraddizioni, pur conviventi fra loro anche se spesso, appunto, sono in antitesi. Detto ciò ne consegue, fra i molti possibili, perlomeno un ulteriore quesito, non inedito ma che è pur sempre lecito porsi, soprattutto disquisendo sul ruolo globale del cinema: è meglio un film serio ma sbagliato, oppure uno leggero, per così dire, però a suo modo riuscito? Massimo Catalano in “Quelli della notte” avrebbe replicato che è meglio un film impegnato e ben fatto rispetto ad uno frivolo e brutto, ma la risposta alla domanda precedente, che è forse meno scontata, in questo caso è Innocenti bugie, un film manifestamente privo di contenuti e destinato principalmente a quella parte di pubblico per il quale il grande schermo s’identifica con un solo sostantivo: svago!
Chi è stato almeno una volta a Gardaland sa che una volta entrati in quel grande parco giochi le varie attrattive presenti sono riproduzioni in scala ridotta di alcuni luoghi sparsi per il mondo e situazioni a forte rischio d’incolumità fisica nella realtà e conseguenti intense tensioni emotive, replicate però in modo che il visitatore possa immergersi almeno in parte in quell’atmosfera, ovviamente senza correre alcun pericolo ma ricevendone in cambio divertimento ed una serie di scariche adrenaliniche, seppure consapevolmente cercate e volute.

Perché allora, pur essendo il destinatario un pubblico comodamente seduto in poltrona, non tentare di ripetere in qualche modo un format analogo anche al cinema, che è per definizione una proiezione simulata della realtà? Basta che funzioni, direbbe Woody Allen… ed è proprio quello a cui hanno pensato e puntato gli autori di Innocenti bugie. Per riuscirci però sono necessari, già in via preliminare, alcuni elementi essenziali. Per prima cosa bisogna trovare almeno una coppia d’interpreti che abbia il cosiddetto “fisique du role”, così da apparire appropriata per un film d’azione dalle cadenze tambureggianti, con l’aggiunta nello specifico di spiccate dosi d’ironia. Meglio ancora poi se a vestire i panni degli eroi di mestiere o per caso sono modelli qualificati dell’iconografia maschile e femminile. Detto e fatto: Tom Cruise e Cameron Diaz possiedono entrambi le caratteristiche d’immagine necessarie e richieste. Poi serve un buon budget di spesa, perché ovviamente non si può ambientare un film che punta quasi esclusivamente sullo spettacolo puro ed a tenere quindi sulla corda lo spettatore senza grandi scenari e mezzi adeguati, economici e strutturali per riuscire ad interessarlo. Infine è indispensabile una buona regia, non tanto riguardo la sostanza dei temi eventuali, che sono in questo caso del tutto secondari, ma che sappia dare i giusti ritmi, confermando una delle regole fondamentali per questo genere di opere: non ci devono essere limiti narrativi e fisici riguardo ciò che si verifica sullo schermo.

James Mangold ha preso alla lettera questi requisiti e li ha applicati a Knight & Day, che è il titolo originale ed una voluta storpiatura (“‘knight” al posto di “night”) di un vecchio e noto film di Michael Curtiz, nonché un celeberrimo brano musicale di Cole Porter. La correlazione non è casuale: non si tratta infatti di una semplice curiosità formale, perché Innocenti bugie in realtà gioca tutte le sue carte sulla parodia, non solo relativa al titolo. Il primo riferimento che viene in mente infatti riguarda ovviamente la serie dell’agente James Bond, ma si può senz’altro aggiungere anche Indiana Jones e quel Mission Impossible nel quale oltretutto, non a caso, il protagonista era lo stesso Tom Cruise. Siamo di fronte ad un’opera valutabile essenzialmente da due punti di vista. Il primo considerandola un action movie brioso e fantasmagorico, nel quale la spettacolarizzazione delle scene è fondamentale per ottenere il consenso di un pubblico sempre più esigente soprattutto quando pretende, contemporaneamente, rigore e credibilità. In tal caso però Innocenti bugie è indifendibile. Il castello narrativo nello specifico è infatti così inverosimile e paradossale che diventa automaticamente irrilevante ed evanescente. L’esasperazione degli episodi che si succedono nel corso della trama è evidente e la storia è così palesemente artificiosa, che sarebbe assurdo pretendere di ammantarla di una qualsiasi patina di attendibilità.

Altrimenti bisogna partire da un approccio diverso, tornando all’esempio di prima a proposito di Gardaland e considerare tutto quello che succede nel corso della tortuosa vicenda che riguarda l’agente Roy Miller così palesemente distante dalla realtà da trasformarsi automaticamente in una metafora della stessa. La sensazione è che James Mangold abbia voluto adottare proprio questa impostazione, come testimoniano d’altronde anche i numerosi momenti ed i dialoghi apertamente ironici, brillanti e caratterizzati da alcune simpatiche battute, generalmente non banali e scontate. Se si è disposti ad accettare tale ottica risulta evidente ma comprensibile l’incompatibilità di quest’opera nei confronti di attributi come attendibile, logico, coerente e conseguente. Tutto può accadere proprio perchè siamo al cinema, strumento ideale di illusione e mistificazione in grado di trasmettere, come in questo caso, la sensazione di essere trasportati in una specie di ottovolante che strizza l’occhio ai videogiochi e rende, per assurdo, sostenibile l’impossibile, sensato l’illogico e ragionevole l’irrazionale. Non c’è alcun dubbio infatti che se ci mettessimo scientemente ad analizzare le situazioni proposte lungo il corso dell’opera sarebbe gioco facile smontarle una ad una.

Ma come avviene per certi film trash che sull’esasperazione di un genere o di un tema fondano la loro stessa ragion d’essere, anche in questo caso la platealità nel parodiare il genere spy story si sublima in una sorta di legittimazione. Allora diventano accettabili persino le sin troppo evidenti forzature narrative e scenografiche, anziché ritenerle frutto involontario, o peggio ancora, coscientemente voluto dagli autori. Da tale prospettiva non è più così scontato liquidare Innocenti bugie come la summa di molte sequenze risibili se valutate dal lato di un puro realismo, ma ci si può lasciare docilmente trasportare lungo un percorso di fantasia, apprezzandone il ritmo, i colpi di scena e persino un pizzico di sentimentalismo, mettendo in standby il cervello e concedendosi una pausa di relax nel seguire le peripezie dei due protagonisti alle prese con alcune sequenze (su tutte quella iniziale in aereo e quella in moto lungo le strette viuzze di Salisburgo) d’indubbia spettacolarità per quanto, a loro volta, palesemente inverosimili rispetto alla realtà. Bisogna ammettere che una buona dose di merito va all’affiatata e simpatica coppia di protagonisti.

Tom Cruise è perfettamente calato nella parte, un agente segreto agile e scattante, di bella presenza e con quell’espressione da simpatica canaglia che piace tanto alle donne in genere. Non avrà mai il carisma di Marlon Brando o la maschera di Anthony Hopkins, così come non si può sperare di trovare in Cameron Diaz la bravura di Kate Winslet o la sensualità eccentrica di Uma Thurman ma la prova d’entrambi è inappuntabile nell’occasione. Eppure Knight & Day, pur incassando bene (solo negli USA oltre 75 milioni di dollari) non ha ottenuto quel successo eclatante sul quale forse i suoi produttori puntavano e si aspettavano. Probabilmente dipende dal fatto che, pur divertente che sia, quest’opera non aggiunge nulla ad un genere già ampiamente sfruttato, per il quale non basta più soltanto attirare l’attenzione del pubblico con una serie di carambole ben congegnate. James Mangold si è limitato infatti a dimostrare di essere soltanto un buon professionista capace di realizzare un’opera gradevole ma comunque di routine.

Voto: 6

Una risposta a "Innocenti bugie"

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  1. che bell’articolo!
    a me il film piace, lo trovo abbastanza leggero e divertente: cruise non lo sopporto come in ogni suo film ma lei è acqua e sapone nell’animo ed è adorabile su certe reazioni.
    e poi il finale simmetrico all’inizio del film è proprio bello^^

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