TFF36: CONCLUSIONI

Scritto da Arianna Vietina e Elisa Biagiarelli (originariamente pubblicato su http://peppermindsblog.it/tff36-conclusioni/ )

Si è conclusa la 36^ edizione, la terza da noi seguita dopo la 32^ e la 33^. In generale la nostra esperienza è stata molto positiva, abbiamo visto diverse cose interessanti e nessuno dei film ci ha lasciato basite. Tutti avevano qualcosa da lasciarci. Abbiamo votato tutti i lavori recenti (non ci siamo espresse sui classici che hanno già avuto valutazioni ben più autorevoli) e di base anche i film a cui abbiamo assegnato voti bassi (2 su 5) comunque avevano dalla loro delle buone storie oppure delle sperimentazioni tecniche o qualcosa per cui ce ne ricorderemo. Un voto numerico non è sicuramente una valutazione sufficiente, motivo per cui vi invitiamo a recuperare i nostri tre articoli precedenti in cui abbiamo scritto una breve argomentazione sui film secondo noi più interessanti.

Passiamo alla valutazione dei premi assegnati. Siamo molto contente dell’attenzione ricevuta da The Guilty, film che abbiamo apprezzato molto in quanto realizzato da dei giovanissimi autori appena usciti dalla scuola di cinema che si sono cimentati con una sfida ben costruita e sempre sorprendente, nonostante gli one man show siano molto visti nel cinema degli ultimi anni. Si è aggiudicato Premio Miglior Attore, Miglior Sceneggiatura e Premio del Pubblico.

Su Nos Batallies abbiamo solo sentito pareri entusiastici, nonostante secondo noi sia un po’ lento e non particolarmente completo. Sicuramente fa gioco forza su un sentimento comune in Europa di paura data dalla crisi generalizzata. Probabilmente per questo si è aggiudicato l’ex aequo del premio del pubblico con The Guilty. Il premio del pubblico è molto importante in questi festival che danno rilievo alle opere di esordienti perchè misura anche la vendibilità di questi prodotti sul nostro mercato. Motivo per cui crediamo che questi due titoli saranno presto disponibili nel nostro paese.

Una parola per Wildlife, premio come Miglior Film, che per ora ha fatto molto discutere.
Il film è basato sul romanzo americano Incendi di Richard Ford, che ripropone una storia di crisi familiare. La storia è semplice e lineare, ma il punto di vista adottato è molto interessante: si guarda il tutto attraverso gli occhi del figlio adolescente che ancora non riesce a inquadrare la situazione che si sta svolgendo sotto i suoi occhi. Attraverso delle scelte di regia nitide, che giocano con il nostro sguardo, il film ci pone in una posizione intermedia tra il punto di vista docile del bambino e quello invece disperato dei genitori, chiedendo il nostro parere. Il film è l’opera prima di Paul Dano, attore celebre per le sue interpretazioni in Little Miss Sunshine, Il Petroliere, Youth, Prisoners e molti altri.

Il suo debutto era attesissimo e Wildlife sembra uno dei titoli che vedremo più volte comparire nella stagione dei premi che si sta per inaugurare. Si aprono quindi alcuni interrogativi che ci pare il caso di condividere. Premettiamo che non abbiamo visto tutti i titoli che hanno gareggiato quindi tutte le nostre riflessioni sono da considerarsi parziali.

Senza subbio Wildlife era il titolo più atteso e più noto del concorso e Paul Dano è una personalità conosciuta che vive da parecchio a contatto con le produzioni hollywoodiane, per questo fa strano che in un concorso di perfetti sconosciuti sia stato lui ad accaparrarsi il titolo di Miglior Film, che equivale anche a un premio in denaro di 18.000 euro. Come mai questa scelta?

Wildlife è indubbiamente un buon film, è stato valutato da una giuria di tutto rispetto come il migliore della competizione, ma è una produzione che aveva davvero bisogno di questo premio in denaro? Un premio che forse potrebbe fare la differenza per tante altre produzioni più piccole provenienti da Filippine, Ungheria, Brasile o altri paesi a bassa produttività cinematografica. Inoltre Wildlife è un film che, proprio per i suoi natali illustri, verrà sicuramente distribuito in Italia al di là di questo premio, che invece poteva fare la differenza per la distribuzione di un altro titolo più piccolo.

Poi, per quel che ne sappiamo, gli altri film del concorso possono non aver sostenuto il confronto solo a un livello qualitativo. Ma per ora i dubbi restano tali.

Segnaliamo anche il Premio Fipresci dato a Pity, un film piccolo e modesto, perfettamente incasellato nel nuovo cinema greco, che però ci ha preso un pezzetto di cuore. Purtroppo non crediamo avrà distribuzione ma su Arte Kino Festival è possibile visionarlo da casa fino al 31 dicembre.

Ultimo piccolo appunto: al festival è stato presentato anche l’ultimo film prodotto da una realtà padovana che conosciamo, Zalab, che si occupa principalmente di documentario partecipativo. Il film è Dove bisogna stare e parla dell’immigrazione dal punto di vista di quattro donne che hanno scelto di aiutare, ognuna a modo suo, chi arriva in Italia alla ricerca di una vita migliore. Il film è stato presentato il 1 dicembre in corrispondenza dell’approvazione del nuovo decreto sicurezza voluto da Salvini contro l’immigrazione. Si tratta di un lavoro piccolo, imperfetto e realizzato con le forze che il cinema indipendente trova in questo paese, ma da alcuni spunti su cui riflettere e che sembrano essere stati apprezzati dall’affollata sala che ha accolto questa anteprima.

In tutto questo noi abbiamo riflettuto sui film che ci ricorderemo di questa edizione ed ecco i nostri favoriti.

TOP ELI

  • Mandy di Panos Cosmatos
  • High Life di Claire Denis
  •  Blue Amber di Jie Zhou

TOP ARI

  • Land di Babak Jalali
  • The Man Who Stole Banksy di Marco Proserpio
  • I Do Not Care If We Go Down in History as Barbarians di Radu Jude

Qui di seguito alleghiamo infine tutti i voti assegnati a tutti i film visti durante il TFF36. Il nostro reportage termina qui, in attesa dei prossimi festival.

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