Quo Vado?

locandina-27

Quo Vado? – Italia 2016 – di Gennaro Nunziante

Commedia – 86′

Scritto da Federica Cunego (fonte immagine: mymovies.it)

Checco ha realizzato tutto quello che ha sempre sognato dalla vita. Vive con i suoi genitori così da non dover affrontare una costosa indipendenza, ha una ragazza ma non vuole impegnarsi ma soprattutto ha il lavoro che ha sempre sognato: un posto fisso nell’ufficio provinciale caccia e pesca. Il suo equilibrio viene destabilizzato quando il governo vara la riforma della pubblica amministrazione che decreta il taglio delle province. Da quel momento Checco sarà disposto ad accettare lavori molto pericolosi e in luoghi lontani pur di non accettare le dimissioni.

Prima di prendermi il permesso di dilungarmi sulla struttura e obiettivo del film, vorrei riportare la mia esperienza personale da spettatrice all’anteprima del film. Non per egocentrismo né tanto meno per mancanza di argomenti migliori per introdurre il film, ma per mettere in luce due aspetti, strettamente legati tra loro, che in una commedia sono elementi di interessante valutazione. Primo: era da anni che non ridevo così di gusto davanti ad una commedia italiana. Ho letteralmente pianto dal ridere. E’ vero che lo scoppio del riso è una questione di percezione soggettiva (e quindi circoscrivibile appunto alla mia sola esperienza), ma è anche vero che è un fatto culturale e sociale, legato a codici riconoscibili all’interno di una comunità. Questa considerazione mi fa arrivare al secondo punto: tutta la sala ha riso durante praticamente la totale proiezione, per poi sciogliersi in un sentito applauso finale. Il fatto non sarebbe così di rilievo se non si trattasse di un pubblico particolare, per nulla “popolare”, quello della critica. E’ chiara- mente più difficile far ridere un pubblico non soltanto specializzato e di settore, ma che è anche quello che per predisposizione mentale e di circostanza è incline ad una valutazione distaccata e critica. La massa presa in considerazione è ben distinta da quella del pubblico che paga il biglietto con l’unica aspettativa di svagarsi, di passare una bella serata. E anche se, guardandomi intorno, sono riuscita a cogliere qualche recensore che con ostentata risolutezza ha mantenuto braccia conserte e espressione marmorea durante tutta la proiezione, per la maggior parte dei presenti è stato facile lasciarsi andare di fronte alle esilaranti gag di Zalone. Insomma, per farla breve, un film che davvero ha fatto ridere tutti. E questa è la condicio sine qua non sussiste la commedia. Ma al di là di quello, i presupposti della storia pretendono qualcosa di più dal loro film. Si vorrebbe parlare delle ripercussioni che la politica assistenzialista, abbracciata tanto dai democristiani quanto dal PCI, frutto del contrasto e superamento dei concetti futuristico-fascisti di coraggio ed eccessiva intraprendenza, ha avuto a lungo andare su una certa categoria di lavoratori. Quei lavoratori che vedono nel posto statale una sorta di sacralità che mai e poi mai dovrà essere violata. Checco sarebbe figlio di questa mentalità assistenzialista, e di conseguenza porrà una caparbia e per lo più insensata resistenza passiva alle generose richieste di dimissioni. Checco è un personaggio diametralmente opposto al ragioniere Ugo Fantozzi. Se quest’ultimo era mortificato in ogni aspetto della sua vita, questo Checco è servito e riverito dalla famiglia e al lavoro, vincente anche nelle situazioni più estreme perché mosso da ottusa caparbietà e una buona dose di incoscienza, e per questi motivi è sinceramente esilarante. Il personaggio non pretende di avere un effettivo percorso di crescita (come vorrebbe il regista ma che subito smentisce Zalone) perché le poche volte in cui decide di cambiare la sua vita è mosso da sporadiche e ingiustificate epifanie, destinate presto ad estinguersi, o perché costretto dalle circostanze. Solo alla fine del film si vorrebbe una posticcia “redenzione” del personaggio (che personalmente ho percepito come forzata). Per il resto Quo Vado? non fa altro che raccogliere gli schemi in voga nella commedia italiana e li rielabora in maniera originale, provocatoria e spiazzante. La differenza tra Nord e sud è estremizzata dal momento in cui si porta un mediterraneo al Polo nord, e le caratteristiche dell’inciviltà degli italiani all’estero sono rese ancor più esilaranti se il portavoce nazionale è uno scorrettissimo e tamarro Zalone. Anche quelle battute che più potrebbero toccare i benpensanti, ovvero le gag riferite ai portatori di handicap e la rap- presentazione stereotipata di una tribù indigena, sono accettati perché mai davvero offensive o di cattivo gusto. Zalone preferisce piuttosto concedersi di calcare la mano solo quando la battuta è riferita al suo stesso personaggio, e questo suo modo di auto-rappresentarsi come uno stupido egoista lo rende davvero accattivante. L’intelligenza della comicità di Quo Vado? non risiede tanto nelle tematiche (che sono piuttosto interessanti perché percepite come vicine alla nostra esperienza) ma piuttosto nella modalità della costruzione della situazione comica e battuta, capace di variazioni dal ritmo incalzante e sorprendenti, capaci di “drogarci” a tal punto da creare il clima da incessante risata. Un film di puro intrattenimento che davvero è riuscito a colpire al bersaglio e che – ho come la sensazione – riuscirà a svuotarci le tasche per riempire le casse del botteghino.

Voto: 8

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