Due ore ancora

Due ore ancoraD.O.A. – USA 1949 – di Rudolph Maté – noir – 83′Scritto da Giulia Bramati (fonte immagine: imdb.com)

Il notaio Frank Bigelow si reca a San Francisco per una settimana di pausa dal lavoro e di allontanamento dalla fidanzata Paula. Quando decide di svagarsi in un club con un gruppo di uomini d’affari, qualcuno lo avvelena.

La United Artists, casa di produzione indipendente nata come forma di opposizione al sistema monopolistico hollywoodiano, produsse nel 1950 il film D.O.A. diretto da Rudolph Maté. Il Bergamo Film Meeting ha riproposto la pellicola nella sezione “L’ombra del dubbio”, che presenta i noir anni ’40 e ’50 caratterizzati dal tema dell’ambiguità. La sceneggiatura, scritta da Russel Rouse e Clarence Greene, si basa sulla corsa contro il tempo di Frank Bigelow, che, dopo essere stato avvelenato, vuole scoprire la verità prima che sia troppo tardi.

Inseguimenti, sparatorie e colpi di scena rendono la pellicola avvincente. Il punto forte del film è l’effetto che ha sullo spettatore: la confusione generata dai personaggi, che risultano a tratti presunti colpevoli, a tratti vittime innocenti, rende la trama efficace dal punto di vista narrativo. La parte iniziale del film è molto interessante: Frank si reca in una stazione di polizia per denunciare un omicidio, sostenendo di esserne la vittima. Il protagonista rivive attraverso un flashback le situazioni che lo hanno condotto fino a quel punto; tra le scene spicca quella in cui Frank scopre di essere stato avvelenato: il medico gli dice “you’ve been murdered” (sei stato ucciso), nonostante lui sia ancora vivo.

Non manca un’acida ironia: all’inizio del film Frank è stanco dell’attaccamento possessivo della sua fidanzata e collega Paula e durante la vacanza a San Francisco, Frank è attratto dalle donne che incontra in hotel; ma in seguito all’avvelenamento capisce che l’unica donna che ha amato è Paula, rovesciando completamente i comportamenti iniziali. I sentimenti dei personaggi variano velocemente nel corso della pellicola, ma anche questo elemento genera varietà nella trama.

Il bianco e nero dell’epoca rende efficace i contrasti di luce e ombra, che sono fondamentali per attribuire il senso di dubbio e di ambiguità. La bellissima fotografia di Ernest Laszio si rifà all’atmosfera espressionista dell’epoca precedente. Il protagonista, interpretato da Edmond O’Brien, è talvolta goffo nelle scene d’azione: questo aspetto, probabilmente non voluto, rende il film per certi aspetti divertente.

Una pellicola da non perdere, consigliata agli appassionati del genere noir.

Voto: 8

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