Acciaio

acciaioItalia 2012 – di Stefano Mordini – drammatico – 95′Scritto da Giulia Bramati (fonte immagine: imdb.com)

In un capanno abbandonato sul mare, Anna e Francesca trascorrono le lente giornate estive, allontanandosi dai problemi delle loro famiglie, causati dal lavoro nell’acciaieria Lucchini. Alessio, il fratello di Anna, vive nell’attesa del ritorno di Elena, l’unica donna della sua vita.

Il passaggio dall’infanzia all’adolescenza è un tema di per sé delicato, che diventa ancor più difficile da affrontare se inserito in un contesto territoriale come la periferia industriale di Piombino. Anna e Francesca sono due ragazzine, che cercano di evadere dai problemi delle proprie famiglie, rifugiandosi nella loro solida amicizia. Trascorrono così le lunghe giornate estive in un capanno abbandonato su una spiaggia, sognando di raggiungere un giorno la vicina Isola d’Elba e lasciarsi alle spalle l’enorme acciaieria Lucchini, presenza imponente nella piccola cittadina, che ha la duplice connotazione di rifugio e di prigione. L’acciaieria è protagonista indiscussa del film, presente in quasi tutte le splendide inquadrature del compianto Marco Onorato, già direttore della fotografia di Dieci Inverni di Valerio Mieli e di quasi tutti i lungometraggi di Matteo Garrone; il contrasto tra il bellissimo mare su cui si affaccia Piombino e le fumanti ciminiere che deturpano il paesaggio è fondamentale per comprendere la quotidianità dei protagonisti della pellicola, divisi tra la dimensione onirica dell’Isola d’Elba e la realtà del lavoro in fabbrica. Ed è il personaggio di Alessio, il fratello di Anna, ad incarnare questa realtà: il ragazzo, infatti, lavora come operaio nell’acciaieria, svolgendo un lavoro massacrante, che gli permette però di tornare a casa con uno stipendio pulito, necessario per il mantenimento della famiglia; il padre ha lasciato il suo lavoro in fabbrica, per seguire un sogno che lo tiene lontano dalla famiglia e lo arricchisce saltuariamente in modo poco legale.

Alessio – interpretato da Michele Riondino – è il personaggio positivo del film: consapevole dell’onestà del suo lavoro, svolge con serenità la sua attività in fabbrica, impegnandosi e aiutando volenterosamente i colleghi; vive nella costante attesa del ritorno del suo grande amore Elena, la quale torna improvvisamente a Piombino. La ragazza – interpretata da Vittoria  Puccini – ha visto infrangersi il sogno di lavorare in una realtà diversa da quella di Piombino, dove è vissuta, nel momento in cui, dopo innumerevoli richieste di assunzione senza risultato, è stata selezionata proprio dagli uffici dell’acciaieria. La storia di Elena suscita un’amara riflessione sul mondo del lavoro di oggi, sulla difficoltà di evadere da una realtà che non soddisfa, ma che sembra essere l’unico modo per andare avanti.

Le difficoltà dei personaggi e la voglia di lasciare tutto non sono dettate da uno spirito di avventura: sono una dolorosa conseguenza del fatto che l’unica possibilità di lavoro è la Lucchini, un futuro diverso non è possibile. Emblematica è l’ultima battuta del film, in cui Anna dice “Mi chiedo sempre perchè il futuro dev’essere altrove, da un’altra parte”.

La regia di Stefano Mordini, che torna a dirigere un lungometraggio di finzione dopo Provincia Meccanica (2005), è pacata: lo spettatore resta affascinato dalle inquadrature luminose, dai primi piani silenziosi e dagli sguardi eloquenti; la storia prende vita dalle immagini più che dalle parole: i dialoghi dei personaggi sono infatti molto brevi.

Il film è tratto dal romanzo di Silvia Avallone “Acciaio”.

Voto: 8

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