Conversazioni atomiche

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Conversazioni atomiche – Italia 2018 – di Felice Farina

Documentario – 84′

Scritto da Francesca Totaro (fonte immagine: cinemaitaliano.info)

Quali sono le domande che la scienza pone alla natura e perché è così importante conoscerle? Partendo da questo semplice quesito Felice Farina inaugura un viaggio visivo nel mondo della scienza, sua grande passione, con l’obiettivo di fornire delle risposte elementari capaci di suscitare curiosità nello spettatore medio. 

Conversazioni atomiche‘ è il terzo documentario firmato Farina. Il cineasta, avendo già sperimentato i generi classici del cinema italiano, ricordiamo i titoli ‘Sembra morto… ma è solo svenuto‘ (1986) e ‘Bidoni‘ (1995), decide di cambiare registro narrativo. Con ‘Conversazioni atomiche‘ si distanzia da quello che è il documentario tradizionale per sperimentare un nuovo modello di divulgazione scientifica che lui stesso definisce appassionato e personale.

Ad affiancare Felice Farina in questo percorso formativo c’è il suo aiutante e operatore di ripresa Nicholas. I protagonisti, dirigendosi in diversi centri di ricerca italiani, favoriscono una lineare scansione del ritmo della narrazione, che procede senza intoppi. Passando dalle ampie scene in esterno alle più intime e dettagliate riprese in interni, i due intervistano, in chiave molto spesso ironica, diversi scienziati, persone che nella vita hanno deciso di porsi delle domande. 

Le conversazioni procedono seguendo uno stile molto informale, agli interlocutori non vengono poste domande asettiche, ma si predilige sempre il dialogo esplicativo. Intuizione positiva di Farina che spazza via quella sensazione di freddezza e distacco percepita solitamente guardando un documentario. A contribuire all’idea di realismo si aggiunge anche la scelta registica, in cui predilige la camera a mano spesso imprecisa ma capace di riflettere la realtà senza troppi filtri.

Il lungometraggio viene diviso in diversi capitoli, partendo dal più materiale che è quello dedicato alle ‘particelle’ fino a quello più astratto sulla ‘coscienza’ e ‘qualcosa fuori’. Lo spettatore, inizialmente ben saldo ai propri ideali, ha così l’impressione di elevarsi al susseguirsi dei vari capitoli, sperimentando un vero e proprio viaggio visivo e cosmico. 

Il lavoro di Farina dimostra ancora una volta di come il cinema sia diventato il mezzo d’informazione di massa, sia per la sua versatilità che per il linguaggio immediato, capace di attrarre qualsiasi target di pubblico. 

Voto: 6

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