Voyage of Time: Life’s Journey

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Voyage of Time: Life’s Journey – Francia/Germania/Stati Uniti  2016 – di Terrence Malick

Documentario/Drammatico – 90′

Scritto da Maria Vittoria Novati (fonte immagine:  imdb.com)

L’universo ci passa davanti agli occhi in un viaggio d’esplorazione nel nostro passato planetario e in una ricerca del luogo cui l’umani è destinata in futuro. Fervente dell’energia della natura stessa, il film fonde effetti speciali innovativi con grandiose riprese girate in giro per il globo e oltre il globo, alla scoperta di ciò che dura, di ciò che resiste nel tempo. L’azione ripercorre la cronologia scientifica dell’universo, dalla nascita delle stelle all’esplosione di una nuova vita sulla Terra, alla comparsa dell’umani con il conseguente stravolgimento del pianeta. Malick invita gli spettatori a sondare il passato, il presente e il futuro in un modo intimo. Il film mostra una serie di fenomeni naturali mai visti prima, fenomeni celesti e terrestri, macroscopici e microscopici, proposti con la consulenza di esperti scientifici d’avanguardia.

Anco​ra​ una volta Malick riba​di​sce​ la sua idea pantei​sti​ca​ e di stupo​re​ per il Creato,​ e lo fa in manie​ra​ ancor più radi​ca​le​ rispet​to​ alle sue prece​den​ti​ opere: aboli​sce​ comple​ta​men​te​ la trama. O meglio,​ l’uni​ca​ trama presen​te​ è quella​ riguar​dan​te​ l’ori​gi​ne​ della Vita.

Un po’ come The Tree of Life ma senza le parti con Brad Pitt e Sean Penn.

Ripen​san​do​ a tutta la sua filmo​gra​fia​ (dal suo esordio​ con La rabbia giovane nel 1973 fino a quest’ul​ti​mo​ viaggio​ del tempo) il suo concet​to​ di entità​ supe​rio​re​ non è mai venu​to​ meno, ma anzi si è affer​ma​to​ sempre​ di più, andan​do​ di pari passo con una presen​za​ sempre​ più di nicchia​ delle vicende​ umane (fino a scompa​ri​re​ quasi del tutto, come in questo​ caso).

Si tratta​ di un film estrema​men​te​ contem​pla​ti​vo,​ e se doves​si​ appor​re​ un bolli​no​ su questo​ film sareb​be​ quello​ rosso, indi​ca​to​ per i soli amanti​ di Malick​ in asso​lu​to​. Infat​ti​ per questa​ ristret​ta​ cate​go​ria​ di perso​ne​ il film non delu​de​ affat​to​ l’aspet​ta​ti​va:​ per novan​ta​ minu​ti​ è come se l’occhio​ dello spetta​to​re​ fosse cocco​la​to​ e acca​rez​za​to​ da imma​gi​ni​ di straordi​na​ria​ bellez​za​. Univer​so,​ stelle,​ vulca​ni,​ oceani,​ deser​ti​ e fore​ste​ sono ripre​si​ con una cura e un’atten​zio​ne​ tale per la foto​gra​fia​ che viene da chieder​si​ se Ma-​ lick stia ripren​den​do​ lo stesso​ piane​ta​ in cui vivia​mo​. A rassi​cu​rar​ci​ che, sì è lo stesso​ piane​ta,​ Malick​ alter​na​ a queste​ ripre​se​ di natu​ra​ mozza​fia​to,​ imma​gi​ni​ di varia umani​tà​ ripre​se​ con una picco​la​ tele​ca​me​ra​ amato​ria​le​. E purtrop​po​ sì, siamo sullo stesso​ piane​ta,​ perché​ molte di quelle​ imma​gi​ni​ rappre​sen​ta​no​ scene di violen​za,​ non solo fra uomi​ni​ ma anche fra uomi​ni​ e anima​li​.

Di fronte​ a questo​ contra​sto​ così forte tra bellez​za​ e bruta​li​tà​ (presen​te​ tuttavia​ anche in natu​ra​ ma in chiave​ estrema​men​te​ diffe​ren​te),​ l’invo​ca​zio​ne​ dell’au​to​re​ della Madre (una sorta di Pacha​ma​ma,​ un’idea​ di divi​ni​tà​ femmini​le​ proprio​ perché​ procrea​tri​ce)​ è costan​te,​ attra​ver​so​ la voce di vellu​to​ di Cate Blanchett che ci accom​pa​gna​ per tutto il film. Non ci si capa​ci​ta​ di come la Madre sia indif​fe​ren​te​ alle vicen​de​ che avven​go​no​ quaggiù;​ di come sia creatri​ce​ e allo stesso​ tempo distrut​tri​ce​ di tutto. In qualche​ modo una versio​ne​ naive del più ben noto (alme​no​ per noi italia​ni)​ leopar​dia​no​ “o natu​ra​ o natu​ra​ (…) perché​ di tanto/ ingan​ni​ i figli tuoi?”, e tutta​via​ molto più cari​ca​ di rispet​to​ e timo​re​ reve​ren​zia​le​.

Uno straordi​na​rio​ eserci​zio​ di stile e di virtuo​si​smo​ (oltre che una bella mossa del National​ Geogra​phic,​ che si porta a casa imma​gi​ni​ spetta​co​la​ri),​ ma viene da chieder​si:​ alla luce di “The Tree of Life“, apice di Malick​ e suo capo​la​vo​ro,​ era davve​ro​ neces​sa​rio?​

Sarà vero che “repe​ti​ta​ iuvant”,​ ma l’auto​re​ reite​ra​ imma​gi​ni​ che abbia​mo​ già visto (alcu​ne​ inqua​dra​tu​re,​ come le gole dal basso verso l’alto​ o dei dinosau​ri​ sembra​no​ davve​ro​ ripre​se​ da “The Tree of Life“). Un tempo passa​vano​ anni, maga​ti​ decen​ni​ tra un suo film e l’altro,​ ma con la certez​za​ di qualco​sa​ che offris​se​ una sfuma​tu​ra​ diver​sa​ o una diver​sa​ decli​na​zio​ne​ sul tema. Riba​di​sco​ appun​to:​ come “The Tree of Life“, senza Brad Pitt e Sean Penn. Per non parla​re​ inoltre​ della sequen​za​ delle origi​ni​ e del succes​si​vo​ svilup​po​ della civil​tà​ umana: Kubrick​ ha fatto la stessa​ cosa in meno tempo e con maggio​re​ effi​ca​cia​.

Malick,​ ci piaci sempre​ molto e i 90 minu​ti​ di questo​ film sono bellis​si​mi,​ ma prendi​ti​ un po’ più di tempo la prossi​ma​ volta, altri​men​ti​ rischia​ di essere​ sempre​ lo stesso​ sugo.

Voto: 7

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