Il Primo Uomo

locandina-34

Il primo uomo – Francia/Italia/Algeria 2012 – di Stefano Oddi

Drammatico – 101′

Scritto da Stefano Oddi (fonte immagine: mymovies.it)

Jean Cormery, alter-ego di Albert Camus, torna in Algeria dopo molti anni, ritrova sua madre, il suo ex-professore, vive qualche giorno tra il presente drammatico e sanguinoso della Guerra d’Indipendenza Algerina e la rievocazione del suo passato povero nella Algeri d’inizio Novecento, alla ricerca della tracce che possano far luce sulla personali di un padre mai conosciuto.

La storia con la S maiuscola non può che passare per le piccole storie di ogni singolo individuo.

Con queste​ poche paro​le,​ Gianni Amelio sinte​tiz​za​ tutta la mate​ria​ pulsante​ che costi​tui​sce​ il suo ulti​mo​ lungo​me​trag​gio,​ Il primo uomo, picco​lo grande​ film tratto​ dall’o​mo​ni​mo​ roman​zo​ incom​piu​to​ di Albert​ Camus, un inten​so​ volu​me​ auto​bio​gra​fi​co​ in cui una delle più impo​nen​ti​ perso​na​li​tà​ della lette​ra​tu​ra​ france​se​ ha conden​sa​to​ i ricor​di​ della sua infanzia​ nella torri​da​ Alge​ri​ d’ini​zio​ ‘900, tra la tene​rez​za​ di alcu​ni​ momen​ti​ fami​lia​ri​ e la ricer​ca​ delle tracce​ di un padre mai cono​sciu​to​. La grandez​za​ di Gianni Amelio di fronte​ a un auto​re​ di tale rile​van​za​ è stata quella​ di appro​priar​si​ inti​ma​men​te​ delle sue pagi​ne​ ruvi​de​ e malin​co​ni​che,​ di farle proprie,​ di attin​ge​re​ attra​ver​so​ esse a quel baga​glio​ di temi e sugge​stio​ni​ di cui il suo cine​ma​ da sempre​ si fa porta​to​re​. E nello stesso​ tempo, para​dos​salmen​te,​ quella​ di pene​tra​re​ a fondo il punto di vista di Camus, di riven​-​ dica​re​ fedel​tà​ all’au​to​re,​ alla sua vita e al suo modo di inten​der​la,​ di recu​pera​re​ l’ori​gi​na​li​tà​ del suo pensie​ro,​ macchia​to​ spesso​ e volen​tie​ri​ da inter​preta​zio​ni​ prete​stuo​se​.

In questo​ senso, Il primo uomo si confi​gu​ra​ come un film duplice e bifronte che raccon​tan​do​ Camus descri​ve​ Amelio; cata​lo​gan​do​si​ nel genere storico, si colo​ra​ di un (auto)biografismo intimo e lacerante e, vice​ver​sa, gettan​do​si​ a capo​fit​to​ nell’im​pre​sa​ di illu​stra​re​ la parabola esistenziale di un essere umano, non può che compie​re​ una riflessione universale sulla guerra, la violenza e l’odio, barba​ri​ strumen​ti​ che divi​do​no​ etnie e popo​li,​ trava​li​can​do​ così il conte​sto​ della Rivoluzione Algerina e aprendo​si​ a una rifles​sio​ne​ quanto​ mai contem​po​ra​nea​.

Tra le due atmo​sfe​re​ in cui il film si immer​ge​ in modo alter​na​to​ (stori​ca​ e biogra​fi​ca),​ quella​ familiare, popolana, introspettiva e intimista è senza dubbio​ la più riusci​ta,​ sia per l’inten​si​tà​ cruda e poten​te​ sugge​ri​ta​ dagli scorci​ sceno​gra​fi​ci​ oltre che dalla splendi​da​ e funzio​na​le​ foto​gra​fia​ di Yves Cape, capa​ce​ di sugge​ri​re​ la luce brillan​te​ e afosa dell’A​fri​ca​ setten​trio​na​le,​ che per la compo​nen​te​ ecce​zio​na​le​ di reali​smo​ e veri​di​ci​tà​ espressa​ dagli stupen​di​ inter​pre​ti​.

Non c’è da sorpren​der​si​ in realtà​ perché​ a ben guarda​re,​ da Camus ad Amelio il passo è breve: il pove​ro​ ragaz​zi​no​ alge​ri​no​ orfa​no​ di padre, cresciuto​ tra una mamma appren​si​va​ e una nonna dura, sprona​to​ dal proprio​ maestro​ a conti​nua​re​ gli studi infat​ti​ di poco si allon​ta​na​ dalla figu​ra​ dell’Amelio bambi​no,​ anch’e​gli​ immer​so​ nella rigi​da​ educa​zio​ne​ di madre e nonna, con un padre cono​sciu​to​ solo in età adulta​ e un maestro​ provvi​denzia​le​ che lo indi​riz​zò​ all’e​du​ca​zio​ne​ supe​rio​re​.

In questo​ senso, dietro​ l’Algeria di Camus è faci​le​ scorge​re​ la Calabria di Amelio. Ogni figu​ra​ si colo​ra​ dell’in​ten​si​tà​ emozio​na​le​ di entram​be​ le vite, spesso​ e volen​tie​ri​ le paro​le​ del roman​zo​ di Camus vengo​no​ trala​scia​te​ per lasciar​ spazio​ a quelle​ dei ricor​di​ del regi​sta​ e, specu​lar​men​te,​ attra​ver​so la struttu​ra​ roman​ze​sca​ dell’au​to​re​ france​se,​ Amelio eviden​zia​ alcu​ni​ dei temi più tipi​ci​ della sua poeti​ca​ cine​ma​to​gra​fi​ca:​ dal valo​re​ dell’i​stru​zione​ a quello​ della fami​glia,​ epifa​niz​za​to​ in tanti picco​li​ episo​di​ tene​ri​ e dolo​ro​si,​ ironi​ci​ e sangui​gni,​ tra cui vanno ricor​da​ti​ alme​no​ l’aned​do​to​ della prima siga​ret​ta​ di un giova​nis​si​mo​ prota​go​ni​sta​ in compa​gnia​ dello zio e quello​ del cine​ma,​ in cui una nonna analfa​be​ta​ rimpro​ve​ra​ al nipo​te​ di non saper legge​re​ abba​stan​za​ velo​ce​men​te​.

Il nostal​gi​co​ ritor​no​ al passa​to​ del prota​go​ni​sta​ si confi​gu​ra​ dunque​ come una ricerca del sé perduto, un viaggio​ di risco​per​ta,​ di riappro​pria​zio​ne​ di un’ani​ma​ unica e indi​vi​dua​le,​ un tenta​ti​vo​ corag​gio​so​ e dispe​ra​to​ di ritro​vare​ un’iden​ti​tà​ seppel​li​ta​ dal peso degli anni, quel primo uomo del tito​lo​ che oltre a identi​fi​ca​re​ la figu​ra​ del padre mai cono​sciu​to,​ si presta​ a segna​lare​ in modo ben più netto quell’es​sen​za​ primi​ge​nia,​ arche​ti​pi​ca,​ pura e dimenti​ca​ta​ che è propria​ del bambi​no​ (“Ogni bambino contiene già i germi dell’uomo che diventerà” dichiara il professor Bernard al protagonista ormai adulto).

Paral​le​la​men​te​ a questa​ inten​sa​ linea (auto)biogra​fi​ca,​ Il primo uomo si muove in dire​zio​ne​ dell’affresco storico, raccon​tan​do​ con qualche​ ecces​so​ dida​sca​li​co​ la Guerra​ d’Indi​pen​den​za​ Alge​ri​na,​ chiaren​do​ la scissio​ne​ tra indi​pen​den​ti​sti​ e fauto​ri​ di un’Alge​ria​ france​se​ e soprat​tut​to​ puntua​liz​zan​do a più ripre​se​ la posi​zio​ne​ di Albert Camus sulla faccen​da,​ attra​ver​so​ frasi e cita​zio​ni​ messe in bocca a perso​nag​gi​ diver​si​. Tutto il succo del pensiero​ poli​ti​co​ di uno dei filo​so​fi​ più eminen​ti​ del XX seco​lo​ viene raccol​to​ in due battu​te​ che esplici​ta​no​ pale​se​men​te​ le sue idee: “A volte si deve stare dalla parte dei barbari” e “Se fate male a mia madre che ha sofferto come voi, sarò vostro nemico”. Due espressio​ni​ che con corag​gio,​ senza giri di paro​le​ nè peli sulla lingua,​ riven​di​ca​no​ il concet​to​ per nulla rivo​lu​ziona​rio​ per cui “Solo la violenza può agire laddove regna la violenza”.

Inti​mi​smo​ e dramma​ socia​le,​ dunque​. Saggio​ stori​co​ e affre​sco​ biogra​fi​co​. Il tutto raccon​ta​to​ con la soli​ta​ elegan​za​ da Gianni Amelio che predi​li​ge​ la puli​zia​ della scena piutto​sto​ che il forma​li​smo​ inuti​le​ e arzi​go​go​la​to,​ sceglie solu​zio​ni​ sugge​sti​ve​ (l’aper​tu​ra​ in un paesag​gio​ cimi​te​ria​le​ sfoca​to​ riempi​to​ poco dopo dai niti​di​ volti dei perso​nag​gi​ in primo piano) e offre l’enne​si​ma​ prova del valo​re​ asso​lu​to​ e inattac​ca​bi​le​ del suo cinema impe gnato, confer​man​do​si​ come uno dei miglio​ri​ – se non il miglio​re​ – tra i regi​sti italia​ni​ contem​po​ra​nei​. E nello stesso​ tempo, sfortu​na​ta​men​te,​ uno dei meno consi​de​ra​ti​. Come confer​ma​no​ le settanta mise​re​ copie in distri​bu​zione​ che già grida​no​ vendet​ta​.

Voto: 8

 

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