Spartacus – Blood and Sand

USA 2010-2013 – creato da Steven S. DeKnight – epico/avventura – 34 episodi da 55′

Scritto da Fulvia Massimi (fonte immagine: imdb.com)

73 a.C. Disertore dell’esercito romano, il trace Spartacus viene catturato e ridotto in schiavitù, costretto a riscattare la propria vita nell’arena. La sua disperata vittoria attirerà l’attenzione dell’ambizioso lanista Batiatus che ne farà uno dei gladiatori di punta del suo ludus. Privato dell’amatissima moglie Sura e accecato dalla vendetta, Spartacus guiderà la più grande rivolta di schiavi nella storia dell’Impero Romano.

Arriva in Italia dopo un anno dalla messa in onda americana (il 17 febbraio il debutto su SkyUno) l’audace serie tv prodotta da Starz, canale televisivo a pagamento che vanta nella sua scuderia I Pilastri della Terra, mini-serie in otto puntate tratta dal romanzo omonimo di Ken Follett e candidata a tre Golden Globe.

Creata da Steven S. DeKnight e incentrata sulle gesta del leggendario gladiatore che, alla guida di un esercito di schiavi, mise Roma in ginocchio, Spartacus: Blood and Sand riporta in auge il genere peplum declinato in versione contemporanea, grazie ad uno stile visivo che si ispira (spudo- ratamente) ai graphic novel di Frank Miller e a contenuti (anche linguisti- ci) decisamente espliciti.

Se l’avessero intitolata Spartacus: Blood and Sex non avrebbe fatto molta differenza: violenza al ralenti e scene di sesso (etero ed omosessuale) che lasciano ben poco all’immaginazione sono le chiavi del successo di una serie il cui encomiabile proposito di ricreare un contesto storico verosimile si sfalda in sequenze alla 300 (il pilot si rifà dichiaratamente alla pellicola di Snyder), sempre a un passo dal trash più “cafone” e, a maggior ragione, irrinunciabili per gli amanti dei “fumetti” pulp di Miller.

Intrighi di palazzo, rivalità amorose, efferati omicidi ed epiche sequenze di combattimento nell’arena (ma non solo: la violenza più animalesca vive nelle “fosse”) rendono Spartacus: Blood and Sand un serial appetibile e adrenalinico al punto giusto. L’ottima caratterizzazione dei personaggi fa il resto. In una serie dominata da un evidente eccesso di testosterone stupi- sce la cura riservata dagli sceneggiatori ai ruoli femminili, complessi, sfac- cettati e mai monotoni: la dissoluta matrona Lucretia (interpretata magni- ficamente dall’ex-principessa guerriera Xena/Lucy Lawless), moglie di Batiatus e sua fedelissima compagna d’ambizione, la lussuriosa Ilithya (Viva Bianca) e la schiava Naevia (Lesley-Ann Brandt) che contende alla padrona l’amore del gladiatore Crixus (Manu Bennet), vera star dell’are- na nei panni del “campione di Capua”.

L’universo intensamente virile del ludus, con i suoi antagonismi intestini, non è descritto con minore puntualità: in esso matura la trasformazione di Spartacus da “bestia” a favorito delle masse, un’ascesa al successo sempre adombrata da propositi di vendetta contro le aberrazioni del volubile pa- drone. Guidati dalla frusta di Doctore (Peter Mensah, meglio noto come il messaggero che finì inghiottito da un pozzo al grido di “Questa è Sparta!”) i gladiatori di Batiatus conoscono solo la sabbia bagnata di sudore e sangue del ludus e dell’arena capuana, consacrati alla gloria personale al punto da aver dimenticato il sapore della libertà che Spartacus aiuterà loro a riconquistare.

Nell’intenzione di ripercorrere le tappe fondamentali della formazione del suo protagonista, la prima stagione di Spartacus: Blood and Sand (tredici episodi da cinquanta minuti e un finale che vale l’intera serie) si dota di una completezza che potrebbe renderla conclusiva. La perdita di buona parte dei personaggi principali (non vi affezionate troppo, non resteranno vivi in molti) e del cast (tra cui Leslie Ann-Brandt e lo splendido Andy Whitfield, sostituito per problemi di salute dall’australiano Liam McInty- re) rischia infatti di rendere la seconda stagione – in programma per il 2012 – non all’altezza della precedente.

Voto: 8

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