The Hour

UK 2011-2012- Creato da Abi Morgan – drammatico – 12 episodi da 60′

Scritto da Fulvia Massimi (fonte immagine: imdb.com)

È l’autunno del 1956 e ai Lime Grove Studios della BBC tutti sono in fibril- lazione per il lancio del nuovo programma: The Hour. La rampante pro- duttrice Bel Rowley alleggerisce il peso delle responsabilità cedendo alle avances del conduttore Hector Madden, e mentre la crisi del Canale di Suez è in atto e in Ungheria si consuma la guerra civile, il presunto suicidio della debuttante Ruth Elms trascina il giornalista Freddie Lyon in  una torbida vicenda di spionaggio.

English do it better, c’è poco da fare: che i britannici abbiano un talento in- nato per le serie tv non si discute. I ripetuti tentativi delle reti statunitensi di replicare il successo dei format inglesi più innovativi – con risultati spesso fallimentari (Skins, Queer as Folk) – ne sono d’altronde la più lampante dimostrazione.

Nonostante la schiacciante superiorità dei parenti europei, non si può certo negare che anche i cugini d’America abbiano i loro assi nella manica – so- prattutto quando non sconfinano in terra straniera – primo fra tutti HBO, regina dei serial di lusso e responsabile di alcuni veri e propri capolavori del genere: I Soprano, Six Feet Under, Big Love, Boardwalk Empire, quest’ultimo capace di scalzare dal trono la serie più premiata degli ultimi anni, Mad Men di AMC.

Ed è proprio il facile paragone con la strepitosa creazione di Matthew Weiner (in lavorazione l’attesissima quinta stagione) a imporsi durante la visione di The Hour, elegante miniserie rilasciata per l’estate dalle scude- rie BBC. Firmato e prodotto da Abi Morgan, il serial in sei episodi da ses- santa minuti (nomen omen, insomma) si propone infatti di raccontare i Fifties del consumismo e della Guerra Fredda spostando l’attenzione dai pubblicitari di Madison Avenue ai giornalisti di Lime Grove, storica sede londinese dell’emittente britannica.

Con piglio autoreferenziale insolito e decisamente affascinante, BBC rac- conta e al tempo stesso si racconta, senza tralasciare luci e ombre di uno scenario politico ambiguo nel quale il confine tra pubblico e privato si fa sottile come la cartina di una sigaretta. Il quadro minaccioso di un mondo sull’orlo della Terza Guerra Mondiale fa allora da sfondo alle traiettorie sentimentali e individuali di tre protagonisti giovani e ambiziosi, specchio di un’epoca in rimonta in cui affilare gli artigli è l’unico modo per prendersi il meglio dalla vita.

Raffinata e sobria, dotata di una classe unica e mai gratuitamente esibita, The Hour recupera specularmente gli stilemi di Mad Men, presentando- si in veste inappuntabile a partire dagli splendidi titoli di testa: concisi, pu- liti e lineari, senza sfoggio di orpelli che ridurrebbero la volontà di ricostru- zione storica a pretesto per una vuota estetizzazione. Il perfetto equilibrio di forma e sostanza sostiene invece un’impalcatura solida, fondata su dia- loghi acuti, spesso venati di pungente humour britannico, e su una scrittu- ra impegnativa ma mai scontata, da cui prendono forma personaggi, anche secondari, magnificamente caratterizzati.

Forte di una capacità di sintesi non indifferente, The Hour condensa nello spazio ristretto di sei episodi non soltanto i topoi estetici della serie di Weiner, ma anche i grandi temi da essa indagati lungo quattro avvincenti stagioni: il clima post-bellico del consumismo e della rinascita economica

sempre minacciata dallo “spettro del comunismo” – l’instabilità politica, le lotte sociali, la difficile integrazione razziale, la battaglia fra i sessi – in amore come sul posto di lavoro (Bel Rowley è in fondo la versione 2.0 della copywrighter Peggy Olson) – e la conseguente riflessione su una figura femminile vessata e svantaggiata, e pertanto ancora più agguerrita. Senza toccare i livelli di maschilismo raggiunti dallo “show più sessista del picco- lo schermo” ma poco ci manca.

The devil is in the details, affermano gli inglesi ed è esattamente questa la direzione artistica che The Hour sembra seguire. Alcool e sigarette restano le costanti più significative di un’epoca in cui è il vizio a fare da padrone

e se non ce l’hai è il momento di impararlo – ma è l’iconografia del perio-
do il vero significante da recuperare. I costumi di Suzanne Cave e le sce- nografie di Eve Stewart si ispirano alle geometrie pop e agli interni da ri- vista d’arredo tipici degli anni ’50 – qui declinati in versione british (per intenderci: più fumo di Londra e meno colori pastello da perfetto sobborgo americano) – costruendo l’habitat naturale entro cui collocare i tre prota- gonisti, interpretati da un terzetto d’elezione.

L’ottimo Dominic West – già protagonista di The Wire, pluripremiata creatura HBO – si divide equamente la scena con due giovani talenti bri- tannici ormai più che emergenti: Romola Garai (star di un’altra minise- rie BBC: Emma) e l’ombroso Ben Whishaw, lanciato nel 2006 da Tyk- wer e dalla sua buona riduzione cinematografica de Il Profumo di Suskind. La coinvolgente performance corale aggiunge un ulteriore elemento di va- lore ad un serial già in perfetta salute e l’affiatamento fra i tre comprimari è tale da rendere palpabili le tensioni interne ad un triangolo d’amore che non si decide a risolversi fino alle puntate conclusive, tenendo lo spettatore in costante tensione.

Il segreto di The Hour va ricercato proprio qui: nella perfetta miscela di noir e drammatico che non si limita a indagare le dinamiche interpersona- li dei suoi protagonisti ma intesse una tela di mistero e suspense capace di spingere la narrazione sull’onda di un climax ascendente che non conosce attimi di debolezza né tanto meno di noia. Il fascino degli anni d’oro del ci- nema, del glamour e dello star system, rivive allora in questa piccola serie dalle grandi ambizioni, seducente come una diva di Hollywood ed enigma- tica come un giallo di Agatha Christie: un viaggio breve ma intenso nella Storia e nelle storie, avvolto in una nuvola di allure d’altri tempi e scandito dal ritmo sincopato e incalzante delle musiche di Daniel Giorgietti.

Voto: 8

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