American Horror Story

USA 2011 – Creato da Brad Falchuck, Ryan Murphy – horror – 99 episodi da 60′

Scritto da Andrea Grollino (fonte immagine: imdb.com)

La famiglia Harmon, si è appena trasferita da Boston a Los Angeles per ricominciare da zero e riconsolidare così il loro legame familiare, recente- mente scosso da un tradimento di Ben con una giovane studentessa. Dopo essersi stabiliti in una bellissima casa, scoprono che i precedenti proprie- tari, una coppia omosessuale, è morta tra le mura domestiche apparente- mente a causa di un omicidio/suicidio. La loro vicina di casa Constance e sua figlia Adelaide, affetta da sindrome di Down, entrambi ex inquilini della casa, diventano frequenti e indesiderati ospiti. Moira O’Hara è invece la loro nuova domestica, anch’essa legata al passato della casa. Costei ha una curiosa attitudine; agli uomini si presenta giovane e seducente mentre le donne la vedono come una donna anziana e malinconica. Si tratta infatti di uno dei fantasmi che infestano la casa. Ben inizia a vedere i suoi pazienti all’interno della casa, utilizzando una delle tante stanze come ufficio. Uno in particolare, un adolescente psicotico di nome Tate Langdon, fa la conoscenza di Violet, di cui presto si innamora. Anche Tate è un fantasma dell’abitazione, oltre che figlio di Costance. La loro vita ini- zia a costellarsi di eventi inquietati e alle volte pericolosi lasciando l’epilo- go della storia più che mai oscuro a qualsiasi pronostico.

Il titolo della serie rispecchia chiaramente quello che provai quando vidi la prima stagione: orrore seguito da un feroce disgusto! Non temete perché di spaventoso non c’è nulla fuorché il vano tentativo di replicare capolavori cinematografici del passato.

Stiamo parlando di una serie che poteva fare davvero tanto, i presupposti c’erano tutti ma come al solito c’è stato qualcuno che ha voluto strafare.

L’idea c’è e si percepisce, il cast è ottimo e preparato come Dylan McDer- mott (Nel centro del mirino, Miracolo sulla 34° strada, La Giuria,

The Practice) il quale contrappone la sua professionalità ad una sceneg- giatura contratta e compressa come fosse una lattina di soda troppo agitata e pronta ad esplodere. Le sensazioni che la serie mi ha trasmesso sono ansia, e non mi riferisco a quel tipo di ansia che qualsiasi buon film horror dovrebbe trasmettere, bensì a quella sensazione di prurito emotivo che per almeno 5 minuti, ti induce ad odiare il mondo che ti circonda. Ci si sente assalire dal bisogno di inveire contro i personaggi poiché irritati nel vedere queste persone intente a non far altro che darsi addosso gli uni contro gli altri, per i motivi più stupidi che si possano immaginare. In mezzo a tutto ciò ci sono i fantasmi, che si spacciano per viventi, i quali a mio dire hanno la vita troppo facile considerando che la moglie di Ben, interpretata da una discreta Connie Britton (Ellen, Spin City, West Wing), la quale rende chiara l’idea del termine “isteria”.

Niente panico perché qualche nota positiva in questo casino c’è! Una di queste si chiama Jessica Lange (Tootsie, Rob Roy, Big Fish), la cui interpretazione non viene mai meno e ci regala un po’ di luce in quella che a mio dire è una serie “mangia ascolti”, in piedi solo perché il genere tratta- to è stampato in faccia al titolo. Poi c’è un esponente delle new generation, tale Zachary Quinto (Heroes, Star Trek di J.J. Abrams), che interpreta il fantasma uno dei precedenti inquilini insieme al suo compagno. Quinto è magistralmente bravo e talentuoso come già avevamo visto in  Star Trek (essere in grado di interpretare un personaggio come Spock ed avere l’ingrato compito di sostenere l’eredità di Leonard Nimoy, non è cosa da tutti).

Nonostante il talento dei signori poc’anzi citati, la struttura della serie è pressoché traballante e in molti punti, incompleta. Abbiamo una trama che fa da tappeto ma che molte volte è maltrattata per lasciare spazio a scene incomprensibili, create, secondo me, per imitare quella “gente seria” che con questo genere di storie ha creato delle vere e proprie leggende holly- woodiane. Si percepisce chiaramente l’intento di voler creare qualcosa si strabiliante e innovativo ma insieme alla voglia di innovazione, ci arriva anche la fretta e la voglia di fare qualcosa che piaccia subito e adesso, so- prattutto ai signori oscuri della produzione i quali, come sappiamo, da
qualche tempo a questa parte hanno preso gusto nel maneggiare la falce, mietendo serie tv in ogni dove.

In definitiva, si spera in una seconda stagione più concreta e meno avvezza al tasto dell’avanti veloce. Leviamo il mento al cielo e preghiamo gli dei af- finché gli sceneggiatori o chiunque sia a sorreggere quella maledetta penna, ci risparmi dal dover ricorrere ad ansiolitici e anti depressivi. In altre parole, se volete guardare questa serie fatelo pure, liberissimi di farlo ma io, come è mia consuetudine, vi lascio con un consiglio: salvatevi almeno voi che potete.

Voto: 4

Una risposta a "American Horror Story"

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  1. Mai vista uu

    “In mezzo a tutto ciò ci sono i fantasmi, che si spacciano per viventi, i quali a mio dire hanno la vita troppo facile considerando che la moglie di Ben, interpretata da una discreta Connie Britton (Ellen, Spin City, West Wing), la quale rende chiara l’idea del termine “isteria”.” Non manca un verbo subordinato? E poi ogni tanto le parole sono spezzate ma potrebbe essere uno stile voluto^^

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