Compromessi sposi

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Compromessi sposi – Italia 2019 – di Francesco Miccichè

Commedia – 90′

Scritto da Francesca Totaro (fonte immagine: comingsoon.it)

I giovanissimi Riccardo e Ilenia decidono di sposarsi a un mese dal loro primo incontro. La notizia coglie di sorpresa entrambe le famiglie che, con la speranza di riuscire a dissuadere i propri figli dal compiere una simile sciocchezza, decidono di allearsi per sabotare il rito nuziale. 

Francesco Miccichè firma la sua terza opera come regista, dopo l’apprezzato ‘Loro chi?‘ (2015) e il più recente ‘Ricchi di fantasia‘ (2018). Con ‘Compromessi sposiMiccichè ricorre ad una memoria cinematografica più articolata, l’intreccio infatti prende spunto dalla comicità napoletana espressa nel film ‘Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi‘ (1960). 

Protagonisti della pellicola non sono però i futuri coniugi bensì i consuoceri, come accadeva già nella narrazione di Mario Mattoli, questa volta interpretati da Vincenzo Salemme e Diego Abatantuono, che molto lontanamente ricordano i personaggi di Totò e Aldo Fabrizi. Il primo è un rigido sindaco del Sud Italia, il secondo un ricco imprenditore del Nord. L’opposta provenienza non può che ricadere ancora una volta nel classico cliché, talmente tanto in voga negli ultimi anni da aver caratterizzato un decennio del cinema italiano, la disparità tra Nord e Sud. Sì, le battute avrebbero potuto anche funzionare, se solo lo spettatore non fosse stato abituato alla visione di film come ‘Benvenuti al Sud‘, ‘Benvenuti al Nord‘, e tante – forse fin troppe – altre pellicole del genere, non sempre degne della parola commedia. 

L’unico traino in ‘Compromessi sposi‘ sono i due personaggi maschili, che tentano di primeggiare l’uno sull’altro oscurando completamente i rispettivi figli, buona parte della narrazione infatti mostra i loro volti in primo piano, attraverso il prevedibile utilizzo del campo/controcampo. Persino sulla locandina ufficiale l’accoppiata Salemme/Abatantuono non lascia spazio alla nuova generazione, che deve accontentarsi di una semplice inquadratura del film posizionata nella parte alta del manifesto (pure in notevole lontananza). 

Forse l’obiettivo del regista era creare una storia di padri: ma allora perché promettere una love story nel titolo se questa viene a malapena sfiorata? Inoltre nel film viene accennata una possibile sottotrama, sicuramente più attuale e stimolante di quella di facciata, che tenta invano di analizzare il cambiamento delle relazioni e comunicazioni nell’era dei social. Sviluppata e sfruttata in modo diverso avrebbe potuto offrire persino nuovi spunti anche a livello comico e di sceneggiatura, ma ancora una volta Miccichè ne fa solamente sentire l’odore perché niente e nessuno riesce a staccare il duo dallo schermo.

Una nota positiva, che bisogna oggettivamente riconoscere, è la scenografia curata da Maria Rita Cassarino, che è riuscita ad esaltare la città di Gaeta rendendola una piacevole e naturale cornice visiva.

Voto: 4

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