C’era una volta – Once Upon A Time

USA 2011-2018 – creato da Adam Horowitz, Edward Kitsis – fantasy – 156 episodi da 60′

Scritto da Andrea Grollino (fonte immagine: imdb.com)

Storybrooke è una normale cittadina del Maine (USA), dove ogni cittadino vive la propria vita nel modo più normale possibile, se non fosse per  un semplice dettaglio: in realtà, quasi tutti, sono personaggi di fiabe e favole. Vivono come persone normali non hanno alcun ricordo di quella che è la loro vera identità. Nella cittadina l’orologio della torre si è fermato e non accenna a ripartire, lasciando tutti in una sorta di limbo quotidiano, del quale solo il piccolo Henry ha coscienza, un ragazzino di dieci anni e figlio adottivo del sindaco. È proprio lui che, nell’ intento di risvegliare gli abitanti di Storybrook, rintraccia e trova Emma Swan, la sua madre naturale, convincendola a riportarlo a casa per poi rimanervi. Henry è sicuro che lei sia l’unica persona che possa spezzare il sortilegio gettato ventotto anni prima dalla Regina Cattiva, la quale, stanca di soccombere sempre al trionfo del bene sul male, decide si ribaltare la situazione nel modo più drastico possibile, scaraventando così, tutti i personaggi delle favole in un mondo dove non esiste “lieto fine” … il nostro.

Partiamo dal presupposto che l’idea in se, come il soggetto, è a dir poco ec- cezionale: perché? Perché anche se non si è amanti di un determinato ge- nere, come ad esempio il fantasy, la curiosità prende il sopravvento quando si sente una trama simile.

Ci viene proposto un intreccio di storie, personaggi molto diversi tra loro e fiabe, che in alcuni punti traballa e funambola un po’, rischiando di anno- iare, ma il tutto è sostenuto da un unico comune denominatore: un collante che rende i punti deboli della serie, accettabili. La regina cattiva e Tremoti- no sono per l’appunto le colonne portanti di tutta la serie!

Non c’è altro modo per definirtli, perché proprio come la poc’anzi citata
componente architettonica, sono loro a tenere in piedi la struttura della serie e quindi lo spettatore avvinto per tutte le ventidue puntate della prima stagione. La regina, interpretata dall’intrigante Lana Parrilla (Lost, Medium, NYPD, 24), conferma la mia personalissima teoria, secondo la quale, alla luce delle recenti trasposizioni televisivo – cinemato- grafiche della favola di Biancaneve, “La regina cattiva” è decisamente più sexy di quella che dovrebbe essere la “più bella del reame”, e che, di conseguenza, lo specchio incantato e il principe azzurro dopo di lui, soffrono di una qualche sorta di patologia oculistica, piuttosto grave per giunta.

Tralasciando le opinioni personali, c’è da considerare una cosa: solitamen- te, la regina cattiva, o qual si voglia strega maligna delle favole, va incontro alla disfatta proprio perché il di lei raziocinio è offuscato dalla sua promi- nente malvagità, così tanto da essere destinata ad avere la peggio contro la caramellosa bontà dei personaggi principali. Ecco, nel caso di “C’era una volta” la regina si è stancata di farsi prendere a calci e decide quindi, di dare una lezione definitiva e notevolmente crudele a tutti quei personaggi delle favole che popolano il suo mondo e l’immaginario collettivo.

Giunta al proverbiale punto di rottura (punto che verrà ampiamente chiari- to durante la serie), la regina decide di scagliare un potentissimo sortilegio sul suo stesso mondo, tanto enorme da scaraventare tutti i personaggi come Biancaneve, Cappuccetto rosso ecc … in un mondo senza né magia né lieto fine: il nostro! (una metafora che oserei definirei, “raffinata”). La cosa veramente intrigante che caratterizza questa serie tv, consiste nel vedere i personaggi delle favole (i quali non hanno memoria alcuna del mondo dal quale provengono) ricontestualizzati in un mondo che di fiabesco ha ben poco. Che mestiere farebbe, ad esempio, uno come Il grillo parlante o un tipo come il cacciatore? Beh, troviamo il primo nei panni di un analista e il secondo con la stella di sceriffo della cittadina, “Storybrock” per l’appunto (che sottigliezza il nome, eh?). la parte irritante della serie invece è proprio il ruolo del piccolo Henry, interpretato dal dodicenne Jared S. Gilmore, personaggio, che a mio dire, è stato inserito appositamente per dare un senso di fanciullezza al prodotto. Per quanto mi riguarda, l’unica cosa che sono riusciti ad ottenere, più che la fanciullezza, è un personaggio profondamente irritante. Per essere chiari, è come aver messo troppo zucchero in un caffè già zuccherato.

Fatto sta che gli sceneggiatori lo collocano come perno della serie, giacché è l’unico ad avere consapevolezza della situazione vera e propria, inoltre è il figliastro del sindaco (la regina cattiva per l’appunto) e figlio biologico di Emma, il cui ruolo è stato affidato a Jennifer Morrison (Dr House, How I Met Your Mother, Mr & Mrs Smith). Da questo punto di vista, gli sceneggiatori hanno riportato un clamoroso fallimento, perché, se c’è un perno al quale dare il merito di tenere in piedi la serie, quello è senza dubbio alcuno, Robert Carlyle (Trainspotting, Full Monty, Eragon) nei panni di Tremotino. Superbo come sempre, Robert vi farà adorare la sua malvagità sottile e le sue sfaccettature ben equilibrate che vanno a deli- neare l’interpretazione de “Il Signor Gold”, l’alter ego di Tremotino nel “mondo senza lieto fine”. Una caratterizzazione così acuta e geniale da ri- farsi senza presunzione al Joker firmato Chistopher Nolan e ai folletti della tradizione celtica. Semplicemente encomiabile.

Senza dilungarsi oltre sui dettagli di trama, la serie parte con il freno a mano tirato e prima della settima puntata non c’è nulla per cui valga la pena trepidare. Più avanti invece spunta quella che è la caratteristica sulla quale porre particolare attenzione per ciò che seguirà. Le puntate iniziano a svilupparsi in una storia che vede come personaggio principale Emma, la figlia di Biancaneve (personaggio naturalmente fittizio ed estraneo ad ogni racconto conosciuto), cresciuta nel nostro mondo senza alcuna idea di cosa sia e da dove proviene, la quale ha l’ingrato compito di riportare tutto alla normalità e di annullare il sortilegio della regina cattiva, per l’appunto nei panni di sindaco della città. In definitiva, la Morrison dimostra una recita- zione e una mimica tale da porsi tra il portamento di un pilastro in traverti- no e il rigor mortis, facendo sorgere nello spettatore una semplice ma cru- ciale domanda: perché?

Ci sarebbe altro da dire ma non mi dilungherò oltre. Leverei allo spettatore il gusto di scoprire la serie per conto proprio e il piacere di inveire contro la stupidità dei cattivi ma soprattutto la fastidiosissima ingenuità tipica dei
buoni. Certo, i personaggi delle favole e le vicende di queste ultime, più che dare l’impressione del classico intreccio narrativo, sembrano letteralmente incastrate come quel proverbiale pezzo del puzzle che non va, ma siccome ha una forma simile all’incastro, lo si fa andare bene comunque con un col- petto là e un colpetto quà.

Alla fin fine niente di grave, la situazione di cui sopra non crea grandi fasti- di tanto da abbandonare la serie: diciamo che ci si passa sopra solo per ve- dere cosa succederà dopo a una cappuccetto rosso dal fare sinuoso e ribel- le, cameriera in una tavola calda, oppure allo specchio magico della regina, segretamente innamorato di quest’ultima e cronista di un giornale che guarda caso si chiama “The Mirror”.

In conclusione, Once upon a Time, non è una serie da proporre al di fuori di ogni dubbio, l’unico consiglio che vi lascio e di dare una semplice occhiata senza grosse pretese, potrebbe anche rivelarsi interessante a di- scapito di qualsiasi recensione.

Voto: 7

Una risposta a "C’era una volta – Once Upon A Time"

Add yours

  1. Concordo su molte cose, soprattutto su Regina e Tremotino; oltretutto, credo sia l’unica incarnazione della regina cattiva in cui lei ha ragione!
    Purtroppo la serie finisce per arenarsi davvero troppo in fretta: aveva potenzialità enormi, ma già verso la fine della seconda stagione inizia a perdersi via in colpi di scena davvero improbabili e scelte assolutamente insensate e forzate. Ho smesso di seguirla a metà della quarta perché mi irritava troppo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Creato su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: