Doctor Who

UK/Canada 2005 – Creato da Sydney Newman – Fantastico/avventura – 189 episodi da 45′

Scritto da Andrea Grollino (fonte immagine: imdb.com)

Il protagonista è un viaggiatore del e nel tempo. Si fa chiamare Il Dottore ed è un signore del tempo, l’ultimo della sua specie. Egli è reduce di un sanguinosa guerra tra il suo popolo, i signori del tempo per l’appunto e crudeli Dalek, una razza biotecnologica il cui unico scopo è distruggere e conquistare. Dopo aver rubato un T.A.R.D.I.S., il Dottore fugge via rifu- giandosi ovunque e in nessun luogo poiché in grado si spostarsi sia nel tempo che nello spazio. Rimasto ormai da solo si appassiona in particolar modo alla storia umana e non disdegna mai una qualsiasi compagnia nei suo viaggi.

Quando si tratta di Doctor Who, porre limiti alla discussione è una vera e propria crudeltà. Ma andiamo per gradi. Con ben 34 stagione e 12 interpre- ti, Doctor Who entra di diritto nel guinnes dei primati come serie fanta- scientifica più longeva (e vorrei vedere). Solo per fornire qualche cenno storico atto a giustificare questo record, diciamo che il primo episodio ap- parve per la prima volta il 23 novembre 1963 sulla BBC e dopo una lunga interruzione causata da scelte di produzioni e vicissitudini varie, dopo qualche tempo, precisamente nel 2005, la serie ricominciò il suo corso. Ci troviamo davanti ad un genere di fantascienza che esula parecchio dai canoni imposti da titani come Star Trek e Star Wars (sebbene Il Dottore sia più vecchio di qualche anno). È un genere quasi semplicistico ma deci- samente raffinato e con degli spunti narrativi notevoli. La semplicità è uno strascico dovuto agli anni 60 quando si pretendeva di fare tanto con mezzi ovviamente limitati dalle tecnologie di quegli anni (perdonate la citazione di Stark Senior), tuttavia, ripresa al giorno d’oggi abbiamo sullo schermo un prodotto che man mano che il tempo passa, quindi rimanendo in tema, migliora.

Il dottore ha 903 anni ed è l’ultimo della sua specie, come dicevamo nella trama. Come Time Lord, è in pratica immortale e la sua conformazione biologica lo caratterizza come un essere geniale, tratto che lo fa apparire come un flashato sproloquiante ma per coloro che sanno guardare affondo, c’è una finestrella concettuale che lascia a intendere che una tale intelligen- za fusa ad un carico di ricordi, bagaglio di 903 anni di vita vissuta, può ren- dere, come dire, un po’ eccentrici. Inoltre, essendo un alieno, ha una biolo- gia differente che implica un apparato cardiocircolatorio doppio (due cuori, quindi) e la capacità di rigenerarsi ad ogni ciclo vitale, il che comporta anche un cambio di aspetto (trovata geniale per giustificare il cambio di attore). Detto ciò, Doctor Who è letteralmente una leggenda di intera fattura britannica, nell’ambito della fantascienza ed ha riscritto (non sovrascritto, sia chiaro) alcune regole di genere, che certi fan puristi della fantascienza occidentale, davano per canoniche, come per esempio la linearità del tempo. Come dicevo all’inizio, ci sarebbero parecchie altre cose da dire ma rischierei di ammorbare chi ha l’ardire di “leggermi”. Concludo dicendo che la nuova serie del Dottore, partita nel 2005 in italia, merita di essere vista oltre ogni dire, primo per la produzione e le sceneggiatura eccellente di Steven Moffat (Jekyll, Sherlock, Le avventure di Tintin – Il segreto dell’Unicorno) e secondo, ma non meno importante, per l’interpretazione di David Tennant (St Trinian’s 2 – The Legend of Fritton’s Gold, Dragon Trainer, Harry Potter e il calice di fuoco, Fright Night – Il vampiro della porta accanto), il quale ha riscosso un meritatissimo successo per aver impersonato il 10° dottore.

Non garantisco invece sulla serie classica, anche perché non si troverà mai integra. Pare che alcune puntate siano andate letteralmente perdute a causa di un incendio in uno dei magazzini della BBC e anche a causa di barbare sovrascritture di bobine, pratica alla quale i signori della BBC all’epoca erano sovente avvezzi. Seguite quindi il mio consiglio: viaggiare con il Dottore non è affatto tempo perso, anche perché sarebbe impossibile.

Voto: 10

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