Heroes

USA 2006-2010 – Creato da Tim Kring – Fantascienza – 78 episodi da 45′

Scritto da Andrea Grollino (fonte immagine: imdb.com)

Alcune persone “normali” scoprono di possedere abilità eccezionali, quali saper volare, leggere il pensiero o addirittura potersi tele trasportare e viaggiare nel tempo. Nonostante questi si trovino in posti lontani gli uni dagli altri e non si conoscano tra loro, ben presto scopriranno di essere accomunati da un unico destino: salvare il mondo.

Heroes, dovrebbe essere una serie sui supereroi e invece non altro che un telefilm sui superpoteri. La differenza qual è? Beh, la differenza sta nel fatto che non ci sono persone in calzamaglia ma gente che da un giorno al- l’altro scopre di poter volare o addirittura tele trasportarsi ovunque avanti e indietro nel tempo. Robette del genere insomma. Ammetto che all’uscita di questa serie, ero curioso per non dire addirittura entusiasta. Proprio come un bambino, ero impaziente di vedere determinate trasposizioni, e benché il soggetto non avesse nulla di originale, anzi era dichiaratamente ispirato, (in particolar modo agli X-Men) m’incuriosiva sapere e accertarmi di cosa i produttori sarebbero stati in grado di proporre a uno come me che di fumetti e supereroi ne mastica dall’età di dieci anni e anche prima. La struttura della seria fila abbastanza bene, soprattutto nella prima stagione, scatenando nello spettatore la curiosità famelica tipica di chi vuole sapere tutto e ADESSO! La trama che fa da tappeto nella prima stagione la si può riassumere in una sola frase: salva la cheerleader salva il mondo!

L’inizio presenta delle lievi sfumature oniriche con questo Peter Petrelli, interpretato da un discreto, ma in alcuni casi noioso, Milo Ventimiglia (Gamer, Rocky Balboa, Una mamma per amica) che sogna periodicamente di volare. Poi troviamo lo spassosissimo Hiro Nakamura, interpretato da un adorabile Masi Oka (Scrubs – Medici ai primi ferri, Hawaii Five-0, Agente Smart – Casino totale), che con una grande forza di volontà scopre di avere forse il potere che tutti vorremmo, ossia spostarsi a piacere avanti e indietro nel tempo in qualsiasi posto con il solo ausilio della volontà (diciamoci la verità: ci abbiamo provato tutti a chiudere gli occhi come faceva Hiro). Poi, come al solito, il personaggio con la psicologia più interessante è il cattivo: in questo caso abbiamo Sylar, alias Gabriel Gray, interpretato da Zachary Quinto (Star Trek di J.J. Abrams, Margin Call, American Horror Story) figlio di un orologia- io che scopre di avere la capacità di capire come funzionano le cose … e le persone. Per tutta risposta a questa strabiliante scoperta esistenziale, pensa bene di intraprendere la brillante carriera del serial killer (qualche professionista dell’ambito, un tizio a caso che vive a Miami, potrebbe com- mentare dicendo: “con i super poteri, siamo bravi tutti”). Questa scelta è dettata dalla “fame di poteri”, ossia la capacità di assorbire i poteri di chi uccide e renderli propri.

Tralasciando i particolari della trama, cosa che oltre ad essere noiosa da commentare è anche ingiusta nei confronti dello spettatore che magari vuole scoprire tutto da solo, di puntata in puntata. Quindi, troviamo una serie dalle grandi capacità (triste gioco di parole, lo so, ma è la verità), che non sono propriamente abbracciate a pieno dalla produzione, penalizzando quindi la regia e gli sceneggiatori che di tanto in tanto si trovano a fare da funamboli, uscendosene fuori con trovate narrative decisamente ridicole. Nonostante tutto, ci troviamo dinanzi ad un buon prodotto. Ci sono ottimi effetti visivi, un’eccellente fotografia e per i malati del genere, come il sot- toscritto, tanti particolari ai quali fare attenzione, come la comparsata di Stan Lee, nella veste di autista di autobus che dispensa perle di saggezza, oppure George Takei, il Sulu di Star Trek, nella parte del padre di Hiro. Potrei continuare, perché di particolari e riferimenti ce ne sono tanti, sia di serie tv passate, che di fumetti (soprattutto questi ultimi).

In conclusione, Heroes è di fatto un telefilm particolare, che stupisce al suo inizio e lascia impassibile alla sua fine. La serie è stata sospesa, dicono, a causa degli effetti speciali troppo dispendiosi, ma la verità, secondo la mia inutile opinione, sta nel fatto che gli ascolti stavano dando segni di cedi-
mento e quindi la produzione ha sicuramente deciso di dare sfogo al boia per evitare probabili fallimenti sul piano finanziario. Effettivamente, nel- l’ultima stagione, abbiamo una trama poco consistente e priva di una pro- pria identità, come invece siamo stati abituati a vedere sia nella prima, che nella seconda stagione. Giunti alla fine, si avverte chiaramente la necessità (sarebbe più corretto definirla “fretta”) di voler chiudere la baracca. La serie, quindi, si è conclusa alla quarta stagione e lasciatemi dire che è un vero peccato, perché i presupposti di un rise-up (chiamiamolo pure così, perché no) c’erano tutti, invece, anche in questo caso, siamo costretti a su- bire per l’ennesima volta, gli isterismi finanziari delle grosse case di produ- zione.

Voto: 6

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