Varda by Agnès

Francia 2019 – di Agnès Varda – Documentario – 115′

Scritto da Enrico Cehovin (fonte immagine: imdb.com)

Seduta sulla sua sedia da regista, sul palco di un teatro, Agnès Varda si racconta. Da Le pointe courteSenza tetto né legge, da Cleo dalle 5 alle 7Le plages d’Agnès, da Il verde prato dell’amoreVisages Villages, ripercorre la sua filmografia ma non solo; c’è spazio anche per la sua carriera da fotografa, da artista d’installazioni, da plasticien.

Agnès Varda svela scelte cromatiche, movimenti di macchina, scelte estetiche e scelte di casting, ora analizzandoli – come la riproposizione dei carrelli di Senza tetto nè leggeproprio mentre ne spiega la funzionalità nella pellicola originale, o la ripetizione di montaggio proprio mentre spiega la messa in pratica della stessa – ora solo accennandole. Racconta il suo rapporto con l’analogico e con il digitale, con la pellicola come strumento di ripresa e divenuto ormai, reinventato, materiale fisico per comporre installazioni. C’è spazio per il pubblico ma anche per il privato, dove anche i momenti più intimi non prendono mai il sopravvento, come il suo legame con Jacques Demy di cui tiene affettuosamente in braccio una fotografia, sintetizzando il suo affetto in una delle parentesi più struggenti del documentario.

Ma già i lunghi titoli di testa, che elencano tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione del documentario, come dei veri e propri titoli di coda, si palesano fin da subito come una dichiarazione d’intenti. Al centro del mosaico c’è lei e allo stesso tempo c’è qualcos’altro. Al centro c’è uno spirito, un concetto, un’idea: l’atteggiamento con cui dovrebbe porsi chiunque desideri esprimersi artisticamente. Agnès Varda si mette in ora in primo piano ora no, concentrando l’attenzione ora su du lei, ora sui suoi collaboratori, non per elogiarsi, non per sminuirsi, ma per mettere in luce il sentimento generale di creazione, di sano desiderio di esprimersi e catturare la realtà. A sorprendere, infatti, è proprio la disarmante semplicità con cui si racconta a novant’anni la cineasta belga. D’altronde sono almeno dieci anni che Agnès Varda ci parla di sé con umiltà, parlandoci di arte ancor prima che della sua arte. Non una masterclass, non la lezione di un professore che sale in cattedra, bensì un consiglio, uno stimolo alla curiosità, un’invito a scegliere un punto di vista da cui guardare il mondo, un’angolo, una porzione di campo da cui poter osservare e raccontare qualcosa di genuino.

Voto: 8

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