Supernatural

USA 2005 – Creato da Eric Kripke – Horror – 308 episodi da 44′

Scritto da Andrea Grollino (fonte immagine: imdb.com)

John Winchester sembra scomparso nel nulla: da mesi non dà più notizie di sé. Il figlio primogenito, Dean, non avendo più sue notizie, s’insospettisce e decide di raggiungere suo fratello minore Sam all’università di Stanford per convincerlo a mettersi con lui sulle tracce del padre. Sam, avendo in passato deciso di non avere più niente a che fare con la “vita” scelta dal padre e dal fratello maggiore, rifiuta. La stessa notte, Sam rientra nel suo appartamento e trova la sua fidanzata, Jessica, uccisa nello stesso modo con il quale venne assassinata sua madre. Oramai non vi erano più dubbi, lo stesso demone “dagli occhi gialli” che uccise la madre e incendiò casa, era il responsabile, così, Sam rompe gli indugi e torna a cacciare i demoni col fratello, mettendosi nel contempo alla ricerca del padre. Ha inizio il viaggio dei fratelli Sam e Dean Winchester.

Guardare Supernatural, significa mettersi in viaggio con i fratelli Win- chester! Personalmente, ho come la sensazione di sedere sul sedile poste- riore della Chevy Impala nera del ’67, con la migliore musica del mondo nello stereo a fare da colonna sonora. Non è sbagliato pensare che questo telefilm, ideato dal signor Eric Kripke, abbia significato, per la maggior parte degli amanti del genere, una  vera e propria boccata d’aria fresca, quando fece la sua comparsa nel 2005 (13 febbraio 2007 in italia. In ritardo come al solito). La prima stagione si è presentata letteralmente come una raffica di “proiettili” televisivi: ogni puntata era meglio dell’altra e trattandosi di una stagione composta da 22 episodi (con il rischio, quindi, di stiracchiarsi troppo), era come ingozzarsi di gelato e porcherie varie, senza sensi di colpa. Mi sono detto (e vi prego di accettare il seguente slancio di truce entusiasmo) “finalmente una serie sul soprannaturale fatta con i contro cazzi!”

Mi convinsi immediatamente a guardarla quando, nella prima puntata, le mie orecchie si drizzarono al solo udir le note di Back in Black degli AC/DC. Ma, tralasciando le chicche musicali, che, vi assicuro, non manca- no, la serie è letteralmente una storia On The Road e in giro per gli Stati Uniti i fratelli Winchester, nella fattispecie Jared Padalecki (La ma- schera di cera, Nickname: Enigmista, E.R. Medici in prima linea – 7×10, Una mamma per amica) e Jensen Ackles (Ten Inch Hero, San Valentino di sangue 3D, Smallville, Dark Angel), rispettiva- mente Sam e Dean Winchester, sono alla ricerca del padre scomparso, il quale ha lasciato loro un diario dove ci sono riportate tutte le note e le esperienze da “cacciatore” accumulate negli anni passati. Le prime due stagioni sono improntate su questo soggetto, ossia la ricerca del genitore con i vari intoppi lungo il cammino, poi le sceneggiature cambiano per via di una naturale evoluzione narrativa. A mio avviso, da telespettatore, ha una precisa sensazione guardando le prime due stagione, ovvero che siano state concepite sia come conclusione, nel caso gli ascolti non fossero stati sufficienti per un ulteriore rinnovo, sia per un seguito e quindi un nuovo inizio nel caso contrario. Beh, la cosa ha funzionato perché le sto- rie che si propongono dalla terza stagione in poi vanno in crescendo, la- sciando un sapore agrodolce in bocca e assaporando un’aria investigativa alla X-Files e una genesi Action alla Die Hard, come se i due fratelli fossero figli non riconosciuti del grande John McClane (più Dean che Sam).

Alla luce di ciò, la coppia Padalecki – Ackles funziona piuttosto bene, anche se con alti e bassi; di tanto in tanto ci viene proposto qualche stuc- chevole cliché ma tutto sommato si chiude un occhio, tenendo presente che nel complesso il progetto funziona. La regia di Robert Singer, il quale non si è risparmiato dal dare il suo nome ad un personaggio della serie, da un apporto costruttivo ma non sempre. Il quadro generale fila abbastanza bene fino alla quinta stagione, dove a parer mio il telefilm avrebbe fatto bene a chiudere per evitare suc- cessive esagerazioni e possibili trovate banali e dispersive (cose che si sono verificate in seguito ma fortunatamente non hanno pregiudicato il rischio del declino). Andando avanti, troviamo puntate ispirate a varie storie e leggende qua e la in giro per le tradizioni orali, e anche qualche pubblicazione letteraria. Ricordiamo la riunione amministrativa, in vista di un’imminente apocalisse, delle divinità pagane in un motel, indubbiamente ispirata all’ American Gods di Neil Gaiman. Puntata che, nonostante gli avvezzi alle letture di genere come il sottoscritto, hanno riconosciuto e apprezzato (anche perché, prima che la suddetta puntata andasse in onda, leggendo il libro immaginavo come si sarebbero comportati Sam e Dean in determinate situazioni).

Arrivati alla sesta stagione, si comincia a presentarsi una preoccupante battuta d’arresto che fa singhiozzare il panorama generale della serie. Si ha l’impressione che gli sceneggiatori siano affetti dal blocco dello scrittore e che tentino di arrampicarsi su di una china sdrucciolevole dalla quale è molto facile scivolare e farsi seriamente male. Allo stato attuale siamo giunti all’ottava stagione negli USA, stagione che vedremo in Italia chissà quando, dato che la nostra Raidue ne ha acquistato i diritti, e di fatto detie- ne privilegi egemonici sulla messa in onda nel nostro paese … purtroppo.

Come avrete di certo capito, Supernatural ha sia lati positivi che lati negativi. Fatto sta che, la figura dei due fratelli in viaggio per gli stati uniti a caccia di creature soprannaturali, ha conquistato tutti, inducendo milioni di fan a chiedersi cosa succederà nella puntata successiva. Il loro successo è rafforzato anche da una serie animata in Japan Animation, composta da 22 episodi (che ancora non ho visto ma provvederò quanto prima a visio- nare), quindi stiamo a vedere cosa può ancora accadere.

In conclusione? Supernatural è da vedere perché ha spessore narrativo, è divertente, inquietante e affascinante. I personaggi sfoggiano una caratte- rizzazione leggera e poco sofisticata che, nonostante tutto si fonde con tutto il resto in un amalgama sinergico e funzionale. In poche parole, guar- datela perché è una figata esattamente come la sue colonna sonore. Perché funziona Supernatural? Funziona perché le storie sono interessanti, i personaggi sono caratterizzati sufficientemente bene e tendono a suscitare emozioni di antipatia e simpatia nello spettatore, il quale. Il ritmo non è frenetico ma tende ad alternarsi a trame più meno veloci a quelle con sfondo investigativo, ammiccando al nostro nazional Dylan Dog. Sia chiaro! Non è un confronto, sto dicendo che di tanto in tanto lo ricorda VAGA- MENTE, niente di serio. E poi, signori miei, la cosa che colpisce di più, anche se non ci si rende conto subito per chi non ha conoscenze musicali particolarmente approfondite, sono le colonne sonore. Il rock classico la fa da padrone come finalmente non si vedeva da tanto tempo e rende l’atmo- sfera coinvolgente come poche serie tv sono in grado di fare. Perciò non in- dugiate e salite a bordo della Chevy Impala nera del ’67, vi assicuro che sarà un viaggio difficile da dimenticare.

Voto: 8

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