Perception

USA 2012-2015 – Creato da Kenneth Biller, Michael Sussman – Crimine/drammatico – 39 episodi da 42′

Scritto da Andrea Grollino (fonte immagine: imdb.com)

Il dottore Daniel Pierce è un eccentrico neuroscienziato e docente univer- sitario. Riconosciuto come luminare nel suo ambito con al seguito innu- merevoli pubblicazioni tra libri e saggi di genere. Improvvisamente viene contattato da Kate Moretti, sua ex studentessa e agente speciale dell’FBI per delle consulenze su alcuni dei loro casi più complessi. Ad aiutarlo nelle indagini saranno, il suo assistente Max Lewicki e la sua migliore amica Natalie Vincent.

Quando iniziai a vedere questa serie, non ne fui particolarmente colpito, anche perché vidi molti elementi simili al film “A beautiful MInd” (nella fattispecie mi riferisco alle allucinazioni) e a svariate serie tv Psico-investi- gative come Monk, The Mentalist e Lie to me. Fatto sta che mi costrinsi ad oltrepassare la mia consueta soglia di valutazione, che pongo non oltre le prime 3 puntate. Perception è un serial leggero e curioso, strutturato abbastanza bene, senza fronzoli intellettualoidi e con elementi di comune interesse, come ad esempio le lezioni di neurobiologia e psicologia oppure le nozioni che di tanto in tanto spuntano fuori qua e la.

Il dottor Pierce, che a quanto pare doveva chiamarsi Geoffrey invece di Da- niel, è interpretato da Eric McCormack (Highlander – The Series, Un Detective in corsia, Will & Grace) ci fa vedere che sa fare ben altro, dimostrando di essere un buon caratterista, pronto a sdoganare il suo volto e le sue capacità al di fuori del ruolo che l’ha reso celebre in tutto il mondo.
Poi, in giro per la serie troviamo vecchie conoscenze come LeVar Burton (Star Trek Next Generation, Alì) che dal comandante Geordi La Forge, di svariate serie Star Trek, lo vediamo cimentarsi nel ruolo di rettore dell’università. Per altri volti e conoscenze, vi lascio il piacere della scoperta. In tutto questo vi è comunque una nota che stona, ed in questo caso ha sia un nome che un cognome. Mi sto riferendo a Rachael Leigh Cook (La Vendetta di Carter, Psych, Ghost Whisperer). Sentendo questo nome la domanda nasce più che spontanea: CHI?! Ecco, appunto. Costei interpreta il ruolo di Kate Moretti, agente dell’ FBI ed ex studentessa di Pierce, segretamente invaghita del docente. È lei che puntualmente lo coin- volge nelle indagini, chiedendogli aiuto per via delle sue competenze scien- tifiche. Ci troviamo davanti ad un’interpretazione scarna, ed una presenza scenica che danza sul confine sottile che si trova tra l’inutilità e l’irritante. Penso che a rendere questo personaggio così arido, sia l’inespressività dell’attrice stessa, la quale, a guardarla, vediamo due occhioni sgranati, che ad ogni primo piano sembrano fissare il vuoto siderale, come se in quel punto non ci fosse segnale. Spero di essere in errore e che faccia parte dell’interpretazione stessa … spero.

Tornando invece alla struttura della serie tv, troviamo quello che in effetti è l’elemento occulto che tiene lo spettatore avvinto: le allucinazioni del Dot- tor Pierce. Si, perché non sono semplici allucinazioni, bensì si tratta del suo inconscio che si manifesta mediante la “schizofrenia paranoide” della  quale il personaggio è affetto. Questo elemento si rivela utile al personag- gio e alla serie stessa, perché è un espediente narrativo geniale. L’allucina- zione suggerisce al Dottor Pierce ciò al quale non sta facendo caso in quel momento, ragionando proprio insieme a lui e manifestandosi opportuna- mente con diverse personalità a seconda del caso al quale sta indagando. È divertente inoltre, vedere il dottor Pierce parlare da solo, guardandolo dal punto di vista del suo assistente Lewicki, interpretato da un discreto Arjay Smith. Presenza, o meglio, allucinazione fissa, è la visione di Natalie Vincent impersonata da una più che affascinante Kelly Rowan (CSI: Scena del crimine – 2×08, The OC, CSI Miami – 7×17), sua confidente che appare ogni qualvolta il dottor Pierce ha bisogno di ragionare o sfogarsi.

Insomma, il tutto è mescolato abbastanza bene e non appesantisce lo spet- tatore lasciando che la visione scorra senza ansie o nevrosi di vario genere che oggi giorno a quanto pare vanno di moda. Il montaggio non è isterico anzi, è leggero e ben costruito. È vero anche che siamo ancora alla prima stagione e nonostante non sia stata particolarmente avvincente, si spera che, la seconda, preannunci un crescendo. Bisogna inoltre considerare che un tema del genere, se stiracchiato troppo, tende a diventare noioso e ba- nale, quindi ci si auspica non vada oltre le 4 stagioni. Per concludere, vi lasco un sonoro SI! Ne consiglio la visione, perché l’interpretazione di Mc- Cormack è spassosa e anche supportata dal magistrale doppiaggio di Francesco Prando che lo doppiò anche in Will & Grace. In definitiva, si tratta di una serie tv alla quale prestare attenzione ;-).

Voto: 7

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