Words and Pictures

USA/Canada/Australia – di Fred Schepisi – commedia/sentimentale – 111′

Scritto da Gloria Paparella (fonte immagine: imdb.com)

Jack Marcus, insegnante d’inglese, lamentando l’ossessione dei suoi stu- denti per i media, vuole incoraggiarli a sfruttare il potere della parola scritta. L’uomo, dal passato di successo nel mondo della letteratura, pre- ferisce trascorrere il suo tempo libero bevendo anzichè dedicarsi alla scrittura. Jack trova una degna avversaria in Dina Delsanto, pittrice astrattista e nuova insegnante nel campus, dall’analogo passato ormai poco glorioso. Tra i due nascerà un flirt a suon di piacevoli provocazioni. Jack però vede il suo lavoro a rischio a causa della sua condotta poco esemplare: per riguadagnare terreno e ravvivare l’interesse dei suoi alunni escogiterà una geniale guerra tra parola e immagine, fiducioso che la prima possa veicolare un significato più profondo rispetto alle seconda. Dina e i suoi studenti d’arte raccoglieranno la sfida e la battaglia avrà così inizio.

Parole o immagini? Qual è la forma comunicativa più forte ed espressiva? Una dicotomia che scandisce la sceneggiatura di Words and pictures, una commedia romantica ricca di humour diretta da Fred Schepisi con protagonisti Clive Owen e Juliette Binoche, per la prima volta insieme sullo schermo.

Lui, Jack Marcus, un professore di Letteratura a rischio licenziamento per- ché ormai più impegnato con la bottiglia che con la pubblicazione di opere, stimola i suoi studenti con giochi di parole e aprendo una sfida diretta alla sua collega di Arte, Dina Delsanto, per dimostrare quanto le parole valga- no più delle immagini. Una sfida che entusiasma gli alunni e che riguarda il fatto che le parole non sono soltanto parole, così come la pittura non è solo decorativa ed estetica.

Il confronto tra i due professori è divertente ed intenso e mostra le lotte quotidiane che questi due personaggi devono affrontare: Jack soffoca la perduta vena creativa con l’alcolismo, mentre Dina combatte contro l’artri- te reumatoide che le impedisce di dipingere come vorrebbe. Ma l’incontro con il collega risveglia in lei (soprannominata “Il ghiacciolo”) la femminili- tà e la voglia di lasciarsi andare.

La sceneggiatura è intelligente e ben strutturata, soprattutto a livello lin- guistico: un linguaggio ricercato per creare personaggi sofisticati e brillan- ti, che si stuzzicano e si corteggiano attraverso giochi di parole. Nasce, così, un feeling credibile tra i protagonisti, due persone isolate che finiscono per aprirsi e legarsi l’una all’altra. Ciò che lascia lo spettatore con l’amaro in bocca è la sfida finale tra i due: arrivato il giorno del tanto reclamizzato confronto, manca quell’energia e quella spregiudicatezza che aveva portato l’insegnante di letteratura a sfidare la collega. Insomma, un dibattito acceso avrebbe appassionato maggiormente il pubblico rispetto allo scontato lieto fine, con i due protagonisti che sembrano intenzionati ad intraprendere una strada insieme.

Una piccola ombra su una pellicola brillante e spiritosa, che lascia qualcosa su cui riflettere.

Voto: 7

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